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Temi etici, capire le sconfitte dei cattolici con San Tommaso

Aborto, divorzio, unioni civili, leggi contro l'omofobia... i cattolici ne escono sempre sconfitti. E con un motivo chiaro: utilizzano sempre il metodo sbagliato. Per capire la questione sarà utile riprendere in mano alcuni testi per capire san Tommaso d'Aquino.

San Tommaso d'Aquino

Aborto, divorzio, unioni civili, leggi contro l’omofobia… non c’è niente da fare: i cattolici sono abbonati alla sconfitta. Perché? Possibile che non riescano a portare a casa un risultato che sia uno?
No. Così come stanno le cose è impossibile. Per almeno due motivi.

Del primo abbiamo già scritto qualche tempo fa: il mondo cattolico non si rende nemmeno conto che, da almeno cinquecento anni, è in guerra (clicca qui). Si ostina a considerare il mondo come neutrale nei propri confronti, disponibile al confronto e al cambiamento. In fondo basta essere preparati e usare gli argomenti giusti, no? No. I crocifissi distrutti e le chiese incendiate sono qualche sbuffo del vulcano che aspetta solo l’occasione per eruttare in tutta la sua violenza. Il Messico e la Spagna non hanno insegnato niente.

Il secondo motivo è semplicissimo: quando i cattolici decidono che forse è il caso di ergere qualche barricata o affrontare il nemico, lo fanno utilizzando gli strumenti sbagliati. Non come (ma è solo una leggenda) i polacchi che caricavano i carri armati tedeschi armati di sciabole: peggio. Come chi affronta un aggressore armato di pistola con un ventilatore portatile. Ridicolo, oltre che inefficace.

Mi spiego meglio. Il pensiero, la filosofia, è uno strumento, un attrezzo, un utensile. Ogni attrezzo ha in sé una funzione; ne deriva che, utilizzando un certo attrezzo, finiremo con lo svolgere quella funzione insita nell’attrezzo stesso. Lo psicologo Abraham Maslow (1908-1970) lo spiegava con questo esempio: «Se l'unico strumento che hai in mano è un martello, ogni cosa inizierà a sembrarti un chiodo». Bene: i cattolici hanno deciso di usare lo stesso attrezzo del nemico, il martello. Visto che, con il martello, prima o poi finisci per piantare chiodi, i cattolici stanno piantando chiodi (sulla propria bara) risparmiando la fatica al nemico.

Di quale martello sto parlando? Del martello di Nietzsche (1844-1900), cioè del pensiero moderno: materialista, antimetafisico, riduzionista, eccetera eccetera.
Qualche esempio chiarirà meglio ciò che voglio dire.

Il ministro della Salute [!] liberalizza l’aborto fai-da-te. Qual è la risposta del mondo cattolico? Un appello alla 194 (clicca qui). Più che geniale direi… omeopatico.
Il disegno di legge Zan-Scalfarotto vuole punire tutti coloro che criticano omosessualismo e transgenderismo. E l’opposizione (al ddl) che fa? Chiede… libertà d’espressione (clicca qui). Da lasciare basiti e attoniti! Se un extraterrestre giungesse ora sulla terra potrebbe farsi l’idea che i cattolici siano dei liberali… in ritardo.

Qualche anno fa ho deciso di approfondire la questione dell’omogenitorialità e ho passato l’estate a compulsare ricerche sull’argomento. Ne è risultato un articolo pubblicato su Studi Cattolici, poi ripreso e diffuso in altra forma. Bene, nei mesi seguenti ho ricevuto – da parte di persone formate e ben intenzionate – diverse richieste di questo tenore: «Mandami la ricerca che dimostra che, per i bambini, è meglio crescere in una famiglia naturale piuttosto che in una omogenitoriale». Sono trasecolato. Significa che anche per i cattolici – ripeto: di quelli bravi e impegnati – una cosa è sbagliata perché ci sono effetti negativi (e chissà cosa significa «effetti negativi») misurabili! E se non ce ne sono? O non sono stati rilevati? Significa che è tutto ottimo e abbondante? Anche per i cattolici la morale dipende da criteri scientifici? Ho sinceramente pensato di aver fatto un errore, pubblicando la mia rassegna.

Utilizzando il pensiero moderno, cioè il martello, non si può ottenere altro risultato che piantare chiodi. Non si può pensare di utilizzare questo tipo di pensiero e di ottenere risultati diversi da quelli ai quali esso conduce. È stato progettato da secoli per portare a questi risultati. E pensare che san Paolo ci aveva avvertito: «Non conformatevi alla mentalità di questo mondo» (Rm 12, 2).

Che fare?, scrisse Lenin (1870-1924). Che fare, dunque, ripetiamo noi.
Abbandonare il pensiero moderno e tornare alla filosofia tradizionale, che significa Aristotele e Tommaso. Del resto, quando la Chiesa si è trovata in brutte acque, si è sempre rivolta al dottor angelico: l’ha fatto durante la bufera protestante, l’ha fatto dopo l’aggressione piemontese, l’ha fatto in piena crisi modernista.

Prevengo l’obiezione: a parte alcuni testi, il lavoro di Aristotele e Tommaso è accessibilissimo perché in perfetta sintonia con il logos e, quindi, con la nostra razionalità. La Somma teologica, nonostante la mole, è in realtà un «bigino» che san Tommaso ha scritto proprio per gli studenti: ha una struttura semplice e conseguente. È divisa in questiones (domande), fornisce le risposte della tradizione, affronta le obiezioni e infine, sulla base di un ragionamento logico, giunge alla risposta definitiva.

Nel caso in cui le mie rassicurazioni non bastassero, ci sono ottimi libri divulgativi su san Tommaso. Fra tutti si segnalano La liberazione del gigante (di Luois De Wohl) e San Tommaso d’Aquino (di Chesterton). Nel caso in cui qualcuno gradisse libri più recenti, ecco i primi due volumi di un corso di filosofia del nostro Stefano Fontana. Il primo si intitola La sapienza dei greci. La filosofia classica da Talete a Plotino; il secondo, La sapienza dei medievali. La filosofia cristiana da San Paolo a Guglielmo di Occam. Il livello è ottimo, ma sono scritti in modo semplice e comprensibile da chiunque.

Chi l’ha mai detto che la riscossa non possa partire dalle letture estive?