• UN ALTRO CROCIFISSO DISTRUTTO

Vandali o ubriachi, scuse per non chiamarla Cristofobia

Un altro crocifisso distrutto. Stavolta sui monti bolognesi. Ma la preoccupazione è quella di farla apparire come una bravata di giovani teppisti. E così si continua a negare che è il cristianesimo ad essere violentemente preso di mira. Per ora nei suoi simboli, poi si vedrà.

Una bravata di teppisti imberbi. È più o meno questa la versione offerta dalla stampa di un grave fatto avvenuto nella notte tra venerdì e sabato scorso. Siamo nel bellissimo comune montano di Lizzano in Belvedere, ai piedi del Corno alle Scale, noto ai bolognesi che raggiungono l’omonimo comprensorio soprattutto nella stagione sciistica.

Un gruppetto di sei giovani, tra i 16 e i 19 anni, hanno pensato bene di prendere a mazzate un Crocifisso in legno, posto in un punto panoramico lungo la strada che collega Vidiciatico con Monte Pizzo. Prima gli hanno spaccato la testa, poi le braccia; quindi hanno divelto il corpo dalla croce e hanno iniziato a lanciare qua e là i pezzi. Il tutto tra bestemmie e improperi di ogni genere.

La prima preoccupazione dei cronisti è quella di far capire che si è trattato sì di un brutto gesto, ma motivato dallo stato di ebrezza e non dall’odio contro la fede. Uno dei “poveri” vandali ha persino mandato una lettera di scuse al parroco, don Giacomo Stagni, che il Timone pubblica oggi. Insomma bravi ragazzi, senza precedenti, ma un po’ brilli.

E così si continua a negare quello che è palese a qualsiasi persona non ideologizzata: in Italia (per non parlare della Francia) è il cristianesimo ad essere violentemente preso di mira. Per ora nei suoi simboli, poi si vedrà. A giugno, nella chiesa Sant’Andrea, nella Bergamo alta, qualcuno aveva rotto le cassette per le offerte, distrutto e urinato sulla sede del sacerdote; a Povegliano, in provincia di Treviso, stelle a cinque punte e il numero della bestia disegnati su finestre e porte della chiesa. Acquasantiere distrutte nella chiesa parrocchiale di Villa Reatina. A Soresina, durante l’adorazione notturna, dei ragazzi entrano nella chiesa e gridano bestemmie. Per non parlare delle profanazioni dei Presepi nelle scorse feste natalizie o del danneggiamento di croci e Madonnine poste sulle vette.

I pueri incensurati emiliani che si sono divertiti a prendere a mazzate il Crocifisso sono stati identificati; hanno postato il video blasfemo su Instagram, “ingenuamente”, secondo il cronista de Il Resto del Carlino. Il quale poi fa subito il pompiere: «Il gruppetto si è giustificato dicendo di avere voluto fare una bravata, sotto i fumi dell’alcol, senza intenti davvero offensivi o blasfemi. Dal video postato sui social sembra proprio che la gang sia composta più da delinquentelli ubriachi che non guidati da intenti lucidi contro la Chiesa o la religione cattolica». Giusto per metterli subito al riparo dall’art. 404 del Codice penale, che prevede per il vilipendio e il danneggiamento di cose oggetto di culto un’ammenda dai 1000 ai 5000 euro, ed eventualmente la reclusione fino a due anni. Ma chissà perché, se sei ubriaco, tutto cambia, e si ritiene quasi automaticamente che non vi siano la coscienza e la volontà di offendere una determinata religione.

L’indignazione serve giusto per lanciare la notizia e il “video choc”; così qualcuno in più si compra il giornale e guarda il sito. Per il resto, chissenefrega. Neanche il minimo sforzo per cercare di capire perché sempre più persone, soprattutto giovani, si “divertano” a profanare le chiese, a danneggiare immagini religiose, a bestemmiare pubblicamente e intenzionalmente. Nessuno che si chieda come mai nel giro di pochi decenni, le bravate di gioventù siano passate dal suonare i campanelli e scappare al distruggere immagini sacre o imbrattare chiese con simboli satanici.

Una moda come un’altra? No. Il mondo giovanile è il ricettacolo e l’amplificatore delle grandezze e delle miserie del mondo adulto. L’essere senza misura, l’esagerazione è la connotazione tipica dell’età di chi pensa di essere già grande, di chi acquisisce le prime autonomie, ma non ha né l’esperienza della vita né la prudenza. Oggi, nemmeno in nuce.

Il ripetersi sempre più frequente di questi fatti, di questi gesti blasfemi è la cartina tornasole della malattia spirituale del mondo degli adulti, che non ha più il senso di Dio; che avverte perfino irritazione non appena si cerca di “far uscire Dio dalle sacristie”, fosse anche solo per dire “se Dio vuole”. Loro, gli adulti, discettano di ateismo filosofico nelle università, si scandalizzano se qualcuno tira fuori il Cuore Immacolato in un comizio politico, pianificano a tutti i livelli il nuovo umanesimo, rigorosamente senza Dio. E loro, i ragazzi, passano ai fatti.

Alla fine di luglio, a Bologna, Carlo Ferretti, uno studente ventiquattrenne di ingegneria, in compagnia di alcuni amici, si è messo a proiettare un film pornografico, alle due di notte, su un maxi-schermo allestito in Piazza Maggiore per l’evento culturale "Sotto le stelle del cinema”. Fermato e multato per 3300 euro, Ferretti se ne è infischiato e ha rilanciato (vedi qui): «L’Italia vuole goliardia - scrive sul social network -: sono sollevato, commosso, fiero di quante persone si siano mobilitate per salvarmi la pelle davanti a minacce da buoncostume che reputo fuori da questa linea temporale da almeno 60 anni. Il porno in Piazza Maggiore è stata la notizia più chiacchierata e memata di ieri – aggiunge – abbiamo sottolineato quanto bigotte e ipocrite siano tutt’ora delle sovrastrutture che regnano nella nostra nazione che se da un lato vuole essere faro di progresso, dall’altro ha dei macigni culturali come zavorre». Già perché, in qualche ora, Ferretti ha raccolto il denaro sufficiente per pagare la multa e per dare il sovrappiù in beneficenza. Commovente.

Ecco, esattamente il manifesto del nuovo umanesimo: vietato vietare, cancellare il cristianesimo e poi fare beneficenza e volontariato. Tutto ormai si risolve così, in questa Italia che è sempre più l’ombra della sua vocazione tra le nazioni.