• LA CONDANNA

Sul nucleare è Grillo che sbaglia, non Battaglia

Beppe Grillo è stato condannato per diffamazione aggravata, per aver insultato Franco Battaglia, accusato di mentire sulle conseguenze dell'incidente nucleare di Chernobyl. Comunque la si pensi sulla libertà di opinione, sull'energia atomica è proprio Grillo che dice cose sbagliate, non il professor Battaglia.

Franco Battaglia

Di nucleare in Italia se ne parla troppo poco, almeno nei giusti termini. Ogni tentativo di portare avanti una divulgazione scientifica - in termini di convenienza, inquinamento e sicurezza – in Italia viene infatti subissato da una cortina fumogena di allarmismi, propaganda ambientalista e vere e proprie teorie del complotto.

Ne abbiamo avuto la prova nel corso dei due referendum tenuti a distanza di ventiquattro anni: quello del 1987, promosso dai radicali, che al contrario di quel che si pensa non chiudeva completamente alla possibilità di produrre energia atomica (impediva solo al ministero d’imporre ai Comuni la costruzione della centrale, in caso di contrarietà dei sindaci); e quello del 2011, malauguratamente accorpato ai due quesiti sull’acqua “bene comune” e a quello sul legittimo impedimento (diventando così un referendum contro Berlusconi), che ha invece posto fine a qualsiasi ipotesi di programma nucleare.

Campagne condotte con abili armi di distrazione di massa quali manifesti con la scritta “sì per fermare il nucleare” sormontato dal Sole con la faccia sorridente (proprio la nostra stella, che riscalda la Terra grazie a reazioni nucleari); per non parlare di altri cartelloni con spaventose immagini del disastro ucraino e la scritta “cancella Chernobyl dal tuo futuro”.

Ebbene proprio di nucleare si è, inaspettatamente, tornato a parlare in questi giorni per una vicenda di cronaca giudiziaria che coinvolge uno dei suoi più accaniti detrattori, il comico (sic!) nonché politico (doppio sic!) Beppe Grillo, condannato a un anno di reclusione e 50mila euro di risarcimento per diffamazione aggravata nei confronti di Franco Battaglia. Docente di Chimica ambientale del dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Battaglia era stato definito, nel corso di un comizio di Grillo del 2011 a San Benedetto del Tronto, “un consulente delle multinazionali”, libero di “andare in tv e dire, con nonchalance, che a Chernobyl non è morto nessuno”. Accuse perfino leggere rispetto alla chiusa: “Io ti prendo a claci nel c..o e ti sbatto fuori dalla tv, ti mando in galera!”.

Comunque la si pensi del reato d’opinione – non si discute la libertà d’opinione, ma l’insulto è grave e pericoloso (sarà un caso, ma due settimane dopo il comizio l’auto di Battaglia è stata presa a sassate) – una cosa è certa: le “coglionate” sul nucleare non le dice Battaglia, ma Grillo. Comunque la si pensi sulla questione vi sono infatti alcuni dati, incontrovertibili, che rendono l’energia nucleare vantaggiosa.

Anzitutto bisogna sfatare un mito: il nucleare non inquina. Se si esclude lo smaltimento dei rifiuti post-fissione nucleare (i famosi isotopi, che presentano comunque una radioattività molto inferiore all’uranio e che possono essere comunque resi inoffensivi se “schermati” con piombo o cemento armato), le centrali nucleari non emettono né anidride carbonica né azoto, zolfo, particolati e altri aromatici come le centrali termoelettriche a petrolio, ma solo vapore acqueo.

La seconda considerazione è di resa energetica: una tonnellata di uranio U308 estratto e processato ha una resa di circa 42 milioni di KWh contro 11.670 KWh di una tonnellata di petrolio: 3.600 volte tanto. Anche se il costo di estrazione è ovviamente di gran lunga superiore, il beneficio energetico che se ne trae è comunque notevole, considerando anche la già citata assenza di emissioni inquinanti.

Infine i benefici del nucleare si estendono a questioni che riguardano la stabilità economica e geopolitica di un Paese. Avere meno centrali elettriche a gas o petrolio, vuol dire essere meno dipendenti dall’importazione di tali risorse energetiche dai rispettivi principali produttori, ovvero Russia e Paesi arabi. Significa, in concreto, essere meno sottomessi ai capricci di un Vladimir Putin, di un al Saud d’Arabia o, ancor peggio, di un al Baghdadi. E significa pure essere meno esposti alle oscillazioni del prezzo del petrolio che, tanto è basso oggi, quanto potrebbe di nuovo toccare i picchi del luglio del 2008 quando ha superato i 147 dollari al barile.

E il danno per la salute? Su questo punto i risultati sono a dir poco contradditori. Se è vero che uno studio del 2008 dall'Ente governativo tedesco per il controllo radioattivo (Bundesamtes fur Strahlenschutz) ha concluso che i bambini che vivono entro 5 km dai reattori sono soggetti ad un incremento del 76% del rischio di contrarre una leucemia rispetto ai coetanei che vivono almeno a più di 50 km, è altrettanto vero che un analogo studio inglese del 2011, effettuato dal Committee on Medical Aspects of Radiation in the Environment sempre sui bambini, ha concluso che “non c'è alcuna prova che indichi un aumento del rischio di leucemie e altri tumori nelle vicinanze delle centrali nucleari”. Chi ha ragione? Difficile dirlo. Probabilmente il dato è legato al grado di sicurezza che le singole centrali nucleari riescono a garantire nell’evitare la pur minima dispersione di materiali radioattivi. Cosa che, con le tecnologie moderne, è ovviamente possibile fare.

Ed è bene spendere qualche parola anche sui possibili disastri che vengono sempre citati come principale motivo di opposizione alla costruzione di centrali nucleari. Di disastri di livello 7 della scala Ines (con estesi effetti sulla salute e sul territori) se ne ricordano solo due: Chernobyl e Fukushima, avvenuti rispettivamente per un grave errore umano (durante una simulazione di guasto al sistema di raffreddamento le barre d’uranio si sono surriscaldate a tal punto da fondere il reattore stesso) e un disastro naturale eccezionale e difficilmente prevedibile (il terremoto il successivo tsunami).

Finché non offende, Grillo può pensarla come vuole. Prima però dovrebbe leggersi qualche dato scientifico. Inclusi, magari, gli studi dell’odiato Battaglia.