• LA LETTERA

«Su Riace solo una battaglia ideologica»

Sul caso Riace ho dovuto assistere per l’ennesima volta ad una contrapposizione frontale fra opposti estremismi che sulla pelle di una persona arrestata, ma secondo la nostra Costituzione non colpevole fino a sentenza passata in giudicato, si sono cimentati in una battaglia ideologica sul complesso e difficile tema dell’immigrazione.

Domenico Lucano, il sindaco di Riace

Caro direttore,

sei milioni di italiani hanno seguito con partecipazione commossa le vicende della famiglia di Carmela, magistralmente interpretata da Luisa Ranieri nello sceneggiato “La vita promessa”, costretta a lasciare la natia Sicilia per rifugiarsi nelle lontane Americhe.

Come spiega bene lo sceneggiato, per raggiungere l’obiettivo è stato necessario organizzare falsi matrimoni per procura e corrompere anche, grazie a Mr. Amedeo Ferri, la polizia di frontiera a New York per far passare un figlio handicappato.

Questi episodi della fiction televisiva, con una sfilza di reati commessi a fin di bene, mi sono tornati in mente assistendo alla indecorosa rissa SS (Saviano – Salvini) sull’arresto del Sindaco di Riace con l’accusa, tra l’altro, di aver combinato falsi matrimoni per garantire la permanenza in Italia di extracomunitari.

Da incallito e non pentito democristiano ho dovuto assistere per l’ennesima volta ad una contrapposizione frontale fra opposti estremismi che sulla pelle di una persona arrestata, ma secondo la nostra Costituzione non colpevole fino a sentenza passata in giudicato, si sono cimentati in una battaglia ideologica sul complesso e difficile tema dell’immigrazione.

Nell’occasione poi la sinistra forcaiola e giustizialista alla Saviano ha assolto preventivamente il sindaco Domenico Lucano mentre la destra che dovrebbe essere garantista, si è lasciata andare ad affermazioni, come quella della Meloni, che si è detta lieta di potergli portare le arance in carcere.

Io invece tento di ragionare come sempre, senza far differenza fra amici o nemici, rilevando innanzitutto il solito uso sproporzionato della custodia cautelare, anche se in questo caso solo gli arresti domiciliari, provvedimento in grado comunque di distruggere il prestigio di una persona in base alla diffusa giustificazione che “se i Magistrati l’hanno arrestato qualcosa di grave avrà sicuramente commesso”.

Nel merito poi delle accuse è evidente che se in base a quello che il Procuratore di Locri ha lasciato intendere, ma non ancora formalmente addebitato al sindaco, emergeranno “sottrazione di ingenti somme di danaro”, è assolutamente doveroso che la giustizia faccia il suo corso in un processo dove ci sarà dialettica fra accusa e difesa e la garanzia di un giudice terzo.

Ma l’amicizia fraterna che mi ha legato agli scomparsi Vincenzo Muccioli e don Pierino Gelmini, campioni del volontariato, ambedue vittime di lunghi calvari giudiziari, mi hanno insegnato come chi si espone generosamente a favore degli ultimi, corra sempre il rischio di finire nei guai nel Paese con decine di migliaia di leggi e altrettante interpretazioni giurisdizionali delle stesse.

Siamo arrivati infatti al punto che è finito in prima pagina un parroco pro emigranti, di cui non condivido affatto l’esibizionismo, per aver portato i suoi ospiti extracomunitari in piscina ed essere stato denunciato (non si sa da chi) per averne violato la privacy diffondendo le loro foto mentre sguazzavano felici.

Insomma si può essere assolutamente a favore o assolutamente contrari al modello Riace, essere sempre difensori della legalità quando vengono commessi reati, ma avere anche la capacità di distinguere feroci attività criminali, in una terra funestata dalla ‘ndrangheta come la Calabria, da forzature della normativa in vigore che non possono comunque trasformare Domenico Lucano in un eroe, come vorrebbero Saviano e la sinistra, o in un mostro criminale come l’hanno fatto apparire Salvini e la Meloni.

On.le Carlo Giovanardi (Idea Popolo a Libertà)