a cura di Riccardo Cascioli
  • Sfida al regime di Erdogan

Studenti universitari in rivolta in Turchia

Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan parla di complotto occidentale contro l’economia del suo paese, ma la crisi economica è reale. L’inflazione alimentare annua, dovuta all’aumento dei prezzi delle materie prime e al deprezzamento della lira, sfiora il 30 per cento. Per contenerne gli effetti garantendo prezzi sostenibili dei generi di prima necessità, il governo ha ordinato alle cooperative agricole, che già gestiscono 500 negozi alimentari, di aprire circa mille nuovi mercati e centri alimentari. Un sintomo della crisi economica è anche la rivolta degli studenti universitari che dal 19 settembre, con l’inizio dell’anno accademico, protestano contro l’insostenibile aumento degli affitti degli appartamenti nelle grandi città: del 50 per cento  a Istanbul, la capitale economica, di oltre il 30 per cento ad Ankara, la capitale, e a Izmir, terzà città del paese. Sono circa otto milioni gli studenti universitari fuori sede e la loro situazione è aggravata dalla scarsità di dormitori e dalle tasse universitarie elevate. La polizia ha reagito alle manifestazioni pacifiche con pestaggi e arresti. Quasi 80 studenti sono già stati arrestati. Ma i giovani non hanno desistito. Di giorno continuano la loro protesta e di notte dormono nei parchi. Alla fine di settembre il presidente Ergodan li ha minacciati accusandoli di essere bugiardi e definendoli “sedicenti studenti”. Ha parlato, a proposito delle loro proteste, di una “nuova versione degli eventi di Gezi Park”. Il riferimento è alle dimostrazioni del 2013 alle quali aderirono fino a 3,5 milioni di persone, iniziate per protestare contro un progetto edilizio che prevedeva l’abbattimento di molti alberi del Gezi Park, uno dei pochi polmoni verdi di Istanbul. La violenta reazione delle forze dell’ordine, che intervennero con idranti, lacrimogeni e mezzi pesanti, mise fine alle manifestazioni dopo poche settimane. Tra i dimostranti si registrarono nove morti e quasi 5.000 feriti. Il movimento nato per difendere il parco è stato il primo importante segnale di rivolta contro il regime di Erdogan che allora era primo ministro.