• CÉSAR-AUGUSTE FRANCK

Storia dell'organista più ispirato dell'Ottocento

Quando moriva César-Auguste Franck a Parigi, l’otto novembre 1890 (130 anni fa), la scena organistica francese perdeva un musicista di primo piano e che avrà un'influenza fondamentale sullo sviluppo linguistico di questo strumento. Ma qui vogliamo riflettere su un pezzo organistico particolare, la Prière (op. 20) in do diesis minore, pubblicata nel 1868 in cui la passione spirituale che esprime l'autore non si può imbrigliare al metronomo.

Quando moriva César-Auguste Franck a Parigi, l’otto novembre 1890 (130 anni fa), la scena organistica francese perdeva un musicista di primo piano e che avrà un'influenza fondamentale sullo sviluppo linguistico di questo strumento.

Era nato a Liegi nel 1822. All’inizio fu attivo come virtuoso di pianoforte e in effetti una parte importante della sua produzione di compositore è anche quella della musica sinfonica e cameristica. Ma qui vogliamo concentrarci sul suo ruolo di organista, un ruolo che lo accompagnò durante la sua vita e a cui dedicò composizioni che rimangono tra le pagine più ispirate per questo strumento, specialmente fra quelle prodotte nel diciannovesimo secolo, un secolo di inquietudine non solo storica, politica, sociale, ma anche musicale.

Una inquietudine che incontrerà con la musica di Richard Wagner un fatto che la introdurrà nel XX secolo, il secolo dei tanti linguaggi e delle tante contaminazioni. I musicisti del XIX secolo cercavano di interpretare il cambiamento trovando una strada che non sacrificasse le loro necessità espressive.

Come detto, il nostro Franck ebbe nell’organo uno strumento di elezione, strumento su cui trasfuse la sua fantasia e modellò il suo linguaggio: “In queste musiche [del suo ultimo periodo] il Franck  concretò pienamente, in fervido lirismo, quel suo stile che tecnicamente si determina in particolare itinerario tonale, in scrittura contrappuntistica, in armonia intensamente cromatica, in architettura ciclica (cioè fondata, dall'uno all'altro dei "tempi", sugli stessi temi)” (Treccani). Il musicologo Massimo Mila, nella sua Breve storia della musica di lui afferma: “Spirito austero e riservato, Franck predilesse forme d’arte nobili e complesse, spesso attinenti piú o meno direttamente alla religione. Quasi sempre egli intende che la sua musica abbia anzitutto un significato di preghiera, e sia spoglia d’ogni pretesa edonistica. Elaborava a lungo le sue opere, di cui alcune, come il poema sinfonico Rédemption (1873) e l’oratorio Les Béatitudes (1879), ebbero diverse versioni. Il misticismo wagneriano, ch’egli accolse con la massima buona fede – senza rendersi conto, cioè, della potente carica di sensualità ch’esso conteneva – agí fortemente sull’aspetto esteriore e sulla tecnica della sua musica. Il cromatismo, l’uso della melodia infinita, certi caratteristici colori orchestrali, sono elementi wagneriani che si ritrovano in Franck, e che egli cerca di amalgamare, con sforzo, nei quadri delle forme classiche”.

È un’osservazione importante ed interessante quella del grande musicologo italiano, perché ci fa riflettere sull’uso del cromatismo in musica, ma soprattutto nella musica sacra, un cromatismo che se non maneggiato con cura può accentuare un certo carattere sensuale che non si sposa bene con le caratteristiche di ideale purezza che si dovrebbero raggiungere nella musica di Chiesa. 

Ma qui vogliamo riflettere su un pezzo organistico particolare, ad exemplum, del nostro Franck, la Prière (op. 20) in do diesis minore, pubblicata nel 1868 ma già eseguita con l’autore all’organo alcuni anni prima. Rollin Smith, autore di Playing the Organ Works of César Franck, definisce questo brano come uno dei più profondi del nostro autore, in quanto per i 15 minuti di durata si mantiene un alto livello di intensità compositiva e mistica. Il pezzo fu dedicato al maestro di organo di Franck, François Benoist, che fu anche grande improvvisatore all’organo. E un che d’improvvisatorio (che è ben altro dall’improvvisato) si percepisce in questa Prière, un brano in cui l’autore non si lascia dominare dal cromatismo che palpita per tutta la composizione e che l’autore sapiente imbriglia con la sua intensa passione spirituale. Ed è proprio con un’intensa passione spirituale che è un pezzo del genere deve essere suonato, come del resto tutta la musica per organo. Smith riporta il tempo con cui questo pezzo verrà suonato da altri grandi organisti del XIX e del XX secolo, questo tempo, al metronomo, varia considerevolmente.

La passione spirituale non si può imbrigliare al metronomo. Franck, che dedicò questo pezzo al suo maestro, verrà considerato un maestro a sua volta della grande scuola organistica francese: “Come maestro, Franck ebbe la piú grande importanza nella musica francese. Non ebbe, in fondo, propriamente da combattere per imporre la propria arte. Spontaneamente i giovani e le forze migliori del nuovo gusto musicale si raggrupparono idealmente intorno a lui, apprezzandone l’esempio di serietà artistica e di dirittura morale”.

Anche in Italia, compositori di musica sacra tennero presente la lezione di questo grande compositore, penso a Licinio Refice e su un piano diverso, a Bonaventura Somma: entrambi affascinati dalle possibilità che l’armonia cromatica offre per la composizione, anche se, come detto, essa è un mezzo tecnico che può facilmente sfuggire di mano se non accompagnato da un dominio assoluto che sia guidato da un superiore ardore spirituale. Il brano di Franck ci  sprofonda in ginocchio, in quell’atmosfera di tante chiese in cui l’organo serviva (e dovrebbe ancora servire) da voce musicale dell’anima che si perde nella preghiera per immergersi con tutte le sue forze nell’immensità divina.