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COP26

Stati e imprese contestano la conferenza Onu sul clima

Grandi assenti alla COP26 e pressioni per rivedere il piano di contenimento del riscaldamento globale. Cresce il dissenso nei confronti dei piani Onu contro il cambiamento climatico

 

Svipop 21_10_2021

A poche settimane dall’inizio della COP26, la conferenza mondiale sul clima che si svolgerà a Glasgow dal 9 al 20 novembre, si allunga l’elenco dei capi di stato e di governo che non vi presenzieranno, primi per importanza il presidente cinese Xi Jinping e quello russo, Vladimir Putin. Del gruppo dei Brics (i cinque paesi emergenti: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), solo il l’India sarà rappresentata dalla massima carica di governo, il primo ministro Narendra Modi, mentre il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, e quello del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, hanno deciso di non partecipare. Il primo ministro giapponese Fumio Kishida, se prenderà parte al vertice, lo farà online. Sono assenze di rilievo che peseranno sull’esito della conferenza, sulla possibilità che si voti un comunicato finale davvero vincolante. La conferenza si propone di impegnare gli stati che vi hanno aderito a intraprendere passi significativi per rallentare il cambiamento climatico e mantenere l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi centigradi. Ma il 21 ottobre la Bbc ha reso noto che diversi soggetti – governi, imprese e altre parti interessate – fanno pressione sull’Onu affinché riveda la propria linea fondata sulla necessità di abbandonare rapidamente i combustibili fossili. È quanto chiedono oltre 32mila comunicati, dei quali è trapelato il contenuto, indirizzati alla squadra di scienziati dell’Onu incaricati di redigere un rapporto contenente le migliori indicazioni scientifiche su come contrastare il cambiamento climatico. Tra gli stati che premono in tal senso ci sono l’Arabia Saudita, il Giappone e l’Australia. Alcuni governi di paesi ricchi inoltre non sono d’accordo a dare altro denaro a quelli poveri affinché adottino tecnologie più verdi.