Southern Poverty Law Center, gli antirazzisti indagati per razzismo
Il Southern Poverty Law Center, da decenni impegnato nella lotta al razzismo ed ora accusata di aver finanziato gruppi violenti razzisti. Nemico giurato anche delle organizzazioni pro-life, il Splc stava tradendo sempre più il suo scopo iniziale.
E se il pompiere fosse lui il piromane? Succede anche nella politica americana. Parrebbe questa la situazione che riguarda una prestigiosa organizzazione storica antirazzista, il Southern Poverty Law Center (Splc), da decenni impegnato nella lotta al razzismo ed ora accusata di aver finanziato gruppi violenti razzisti.
Una giuria federale di Montgomery, in Alabama, ha emesso l’atto di accusa nei confronti dell’Splc. I procuratori hanno affermato che il centro ha pagato informatori di organizzazioni estremiste come il Ku Klux Klan, l'Aryan Nation e gruppi neonazisti almeno 3 milioni di dollari tra il 2014 e il 2023 attraverso un programma, ora chiuso, il cui scopo era infiltrarsi e monitorare le attività e le minacce di questi gruppi. Un’azione di per sé encomiabile quanto pericolosa, ma a quanto risulta anche molto sospetta.
L'organizzazione fu fondata nel 1971, in Alabama per combattere il razzismo bianco nel Sud degli Stati Uniti. Per quasi due decenni svolse un ruolo fondamentale contro il Ku Klux Klan, attraverso azioni legali civili ottenne sentenze che chiusero i campi di addestramento paramilitari. Poi qualcosa deve essere cambiato. Il Southern Poverty Law Center «stava alimentando l'estremismo che pretende di combattere, pagando persone per fomentare l'odio razziale», ha dichiarato il procuratore generale ad interim Todd Blanche. Per pagare gli informatori, l'Splc avrebbe aperto conti bancari con nomi fittizi per nascondere la provenienza dei pagamenti. Fra gli 11 capi d’accusa ci sono anche quelli per frode bancaria, frode telematica, cospirazione e riciclaggio di denaro.
L’amministratore delegato e presidente ad interim del centro, Bryan Fair, si difende vigorosamente: «Siamo indignati per le false accuse», ha dichiarato. Afferma che il gruppo sia nel mirino dell’amministrazione Trump solo per ragioni politiche, che non collabori più con informatori e che il programma abbia salvato vite umane. Il metodo di infiltrazione tramite informatori era necessario perché occuparsi di gruppi d'odio è «uno dei lavori più pericolosi che ci siano».
Il problema, appunto, è che l’uso degli informatori può aver contribuito a diffondere il razzismo e la violenza. Secondo l’accusa, uno degli informatori sarebbe stato membro di un gruppo di chat che ha contribuito a pianificare la manifestazione Unite the Right del 2017 a Charlottesville, in Virginia. Fu uno degli episodi più drammatici della tensione razziale dell’ultimo decennio: un suprematista bianco, in quella occasione, si era lanciato con la sua auto sui contromanifestanti uccidendo una donna, Heather Heyer, e ferendo 19 persone. La fonte/organizzatore, che ha ricevuto 270mila dollari tra il 2015 e il 2023, «ha pubblicato messaggi razzisti sotto la supervisione dell'SPLC».
Non si tratterebbe di un caso unico. Secondo l’accusa, infatti, altre due fonti sul campo dell'Splc, tra cui un ex presidente della National Alliance e un leader del Partito Nazionalsocialista Americano, sono state inserite nella sezione Extremist Files del sito web dell'Splc nello stesso periodo in cui ricevevano decine di migliaia di dollari dall'organizzazione
L'indagine è iniziata durante l'amministrazione Biden. I funzionari dell'amministrazione Trump hanno iniziato a riesaminare le accuse nel corso dell'ultimo anno. Tood Blanche ha dichiarato: «Non c'è nulla di politico in questa incriminazione». Nell'ottobre del 2025, il direttore dell'Fbi Kash Patel aveva annunciato la fine della lunga collaborazione della polizia federale con il Splc. Non solo perché era sotto indagine, ma anche perché era un’organizzazione sempre più faziosa e politicizzata.
L’Splc, negli ultimi due decenni, aveva allungato a dismisura la sua lista nera di organizzazioni estremiste, da mettere a disposizione per polizia e media, fino a includervi anche molte organizzazioni cristiane e conservatrici. Che avevano l’unica colpa di essere cristiane e conservatrici. Fra queste anche l'Alliance Defending Freedom (l’organizzazione che difende i diritti del veterano pro-life Adam Smith-Connor), il Family Research Council, Moms for Liberty, Center for Immigration Studies e Do No Harm.
«C-Fam, l'editore del Friday Fax, si è ritrovato nella lista dell'Splc nel 2013 - si legge sul sito del Center for Family and Human Rights - dopo aver informato il governo del Belize, che subiva pressioni per depenalizzare l’omosessualità, che non esisteva alcun obbligo giuridico internazionale in tal senso. Per aver espresso correttamente un fatto giuridico, C-Fam è stato etichettato come "gruppo d'odio"». La lista nera ha provocato conseguenze gravi, incluso il terrorismo. Nel 2012, un uomo armato aveva cercato di provocare una strage nella sede centrale del Family Research Council ed era stato fermato appena in tempo. La sua intenzione era precisamente quella di colpire le organizzazioni classificate come “gruppi d’odio” da Splc.
Un altro caso incredibile è quello di Ayaan Hirsi Ali, somala esule negli Usa su cui pende una fatwa dei jihadisti. L’hanno condannata a morte assieme al regista olandese Theo van Gogh (assassinato nel 2004) con cui aveva collaborato, ma Splc l’ha etichettata come “estremista”. «Nell'ottobre del 2016 – scrive Hirsi Ali sul quotidiano The Free Press - sono stata inserita in una lista nera dell'Splc. Il documento si intitolava "Manuale del giornalista: Guida pratica agli estremisti anti-musulmani". Il mio nome compariva accanto a quello di Maajid Nawaz, un radicale pentito che dirigeva un'organizzazione antiterrorismo, e a quello di una serie di altre figure impegnate nella lotta contro l'islamismo e l'antisemitismo, come David Horowitz e Daniel Pipes. La lista forniva ai giornalisti un elenco preconfezionato di 15 persone le cui opinioni dovevano essere considerate tossiche». Di fatto: «un'organizzazione fondata per combattere il fanatismo ha scelto di inserirmi in una lista insieme ad altri le cui vite erano già minacciate dagli stessi movimenti, solo per aver avuto l'audacia di combattere il fanatismo islamista».
Perché questo modus operandi rafforza l’accusa? Come spiega anche Ayaan Hirsi Ali, la Splc era diventata una formidabile macchina della raccolta fondi e faceva il pieno ad ogni evento drammatico che riguardasse il razzismo (come gli scontri di Charlottesville). Ampliare a dismisura la categoria delle persone e organizzazioni “estremiste” e capitalizzare sui casi di razzismo hanno reso Splc «l'organizzazione per i diritti civili più ricca d'America, la cui raccolta fondi era cresciuta a tal punto da eclissare il suo lavoro legale».

