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Sorpresa in Sud America. Ecuador e Perù: vincono i cattolici

In America Latina, due risultati elettorali possono cambiare lo scenario del continente. Domenica scorsa 11 aprile si è votato in Ecuador per il secondo turno delle elezioni presidenziali e in Perù per le elezioni generali, con l’elezione dei parlamentari e del primo turno delle presidenziali. Protagonisti i cattolici in difesa dei principi non negoziabili. 

Guillermo Lasso, neo presidente dell'Ecuador

In America Latina, due risultati elettorali possono cambiare lo scenario del continente. Domenica scorsa 11 aprile si è votato in Ecuador per il secondo turno delle elezioni presidenziali e in Perù per le elezioni generali, con l’elezione dei parlamentari e dei due candidati che si contenderanno la presidenza del Paese la prima settimana del prossimo maggio. Le Chiese ed i cattolici dei due paesi, protagonisti nel difendere principi non negoziabili e bene comune, sono protagonisti.

In Ecuador, contro ogni previsione, vince il candidato cattolico e conservatore Guillermo Lasso che ha avuto la meglio nei confronti del candidato di sinistra Andrè Aruz, sostenuto dall’ex Presidente Correa e da tutti i leaders di sinistra del continente. In Perù, passano al secondo turno il candidato della sinistra indigena Pedro Castillo (Perù Libre) con il 19% circa dei voti e Keiko Fujimori (Fuerza Popular), partito che ha posizioni molto chiare contro aborto e ideologia LGBTI, con più del 13% dei voti. Ottime speranze per Keiko Fujimori, uscita sconfitta 5 anni fa dall’elezioni presidenziali, ma che ora potrebbe contare sull’appoggio dei migliori candidati delle forze moderate: Hernando De Soto (economista e vicino al magistero sociale della Chiesa) alla guida di ‘Avanza Pais’ (11,6%) ed l’imprenditore cattolico Rafael López Aliaga alla guida di ‘Renovacion Popular’(11.6%).

L’elezione del cattolico Lasso alla presidenza dell’Ecuador non era certo scontata, lo scorso 7 febbraio al primo turno Andrè Aruz aveva ottenuto il 32,7% dei voti, mentre Giullermo Lasso solo il 19,74%. Nel Parlamento uscito dalle urne in qui giorni si dimostrava tutta la forza di una sinistra divisa ma potente, su 137 membri totali, la coalizione di Aruz ne otteneva 49,  i partiti di sinistra (Izquierda Dremocratica) ed indigeni (Pachkutik) che, nei giorni corsi hanno annunciato la formazione di una alleanza parlamentare 45 membri e le due forze che sostenevano Lasso (Partito Social cristiano e Creo) solo 30 membri. Ciononostante, Guillermo Lasso è riuscito a attrarre una buon parte della società e delle fasce moderate della popolazione e dal 24 maggio prossimo verrà proclamato Presidente dell’Ecuador sino al 2025, succedendo all’attuale Presidente Lenin Moreno. Lo stesso Presidente in carica Moreno, ha espresso tutto il suo apprezzamento per la vittoria di Lasso, in una dichiarazione liberatoria a favore della ‘trionfo della democrazia nel Paese’. Le paure di una vittoria del candidato Aruz, sostenuto dall’ex Presidente Correa (condannato di connivenza con il narcotraffico), dal leader del socialismo boliviano Evo Morales e dalla Federación Nacional LGBT, erano tali che anche la Chiesa Cattolica ha esultato per la elezione di Guillermo Lasso con un comunicato che ben dimostra le paure ma anche le aspettative, per il difficile prossimo quinquennio che attende il paese.

I Vescovi ecuadoregni hanno chiesto di lasciarsi alle spalle le polemiche elettorali e pensare all’Ecuador, in particolare di “governare con saggezza, legiferare con giustizia e controllare con trasparenza…essere sempre vicini alla popolazione e…riconoscere e rispettare i diritti fondamentali, a cominciare dal diritto alla vita in tutte le sue espressioni”. Il neo eletto Presidente Lasso, nel suo discorso dopo la vittoria e davanti ai sostenitori, non ha mancato di ringraziare Dio i molti benefici ricevuti e di ricordare con chiarezza alcuni capisaldi del prossimo mandato : “la famiglia è il valore fondamentale della società…la vita va protetta sin dal concepimento”. Riguardo alla ideologia LGBTI e matrimoni gay, già nelle settimane scorse, Guillermo Lasso aveva chiaramente detto che avrebbe agito per evitare ogni discriminazione nei confronti di persone LGBTI, ma che esiste "un solo 'tipo' di matrimonio: che avviene tra un uomo e una donna…anche se si può discutere di come garantire i diritti patrimoniali di chi decide di convivere”. Parole importanti per guardare al futuro dell’Ecuador con prudente speranza. Basti ricordare i ricatti internazionali a cui è stato sottoposto il Paese nei mesi scorsi, tutti volti a liberalizzare aborto, ideologia LGBTI, maternità surrogata ed eutanasia, verso i quali solo la decisione dell’attuale Presidente Lenin Moreno di porre il veto contro il ‘Codigo de Salud’, aveva impedito l’entrata in vigore. Guillermo Lasso ha ben presente i problemi del Paese e le sfide cruciali (economiche, sociali ed etiche) dei prossimi anni, anni nei quali non potrà contare sulla maggioranza parlamentare, ma dovrà fronteggiare un’ampia schiera di forze politiche populiste e di sinistra, molte delle quali favorevoli alla liberalizzazione di aborto, matrimoni gay ed insegnamento LGBTI nelle scuole.

Domenica scorsa anche il Perù ha votato per le elezioni parlamentari ed il primo turno per l’elezione del Presidente della repubblica. Il paese andino viene da un quinquennio di scandali politici ed economici che lo hanno portato a sostituire ben 3 Presidenti della Repubblica in 5 anni. Il candidato Pedro Castillo ed il risultato del suo partito Perù Libre sono figli della reazione popolare al moltiplicarsi di scandali e alla ingovernabilità recente. Le  sue possibili alleanze elettorali, in vista del secondo turno elettorale, dovranno includere altre forze politiche della sinistra populista e sindacalista, non a caso Evo Morales (ex Presidente della Bolivia) ha definito il successo di Castillo una vittoria per il progetto bolivariano, sul modello ‘chavista’, nel continente latino americano. L’altro candidato al ballottaggio sarà la leader di ‘Furza popular’ Keiko Fujimori, figlia dell’ex Presidente del paese Alberto Fujimori (1990-2000), tutt’ora in carcere per moltissimi reati.  Dalla serata di domenica la Fujimori ha lanciato rami d’ulivo e chiesto con insistenza un'alleanza degli altri candidati moderati e conservatori. Sulla carta, le forze moderate e conservatrici insieme possono vincere la sfida e, se sosterranno la Fujimori, potranno condividere un programma di riforme economiche e sociali importanti. Fujimori, De Soto e Aliaga condividono i valori e principi non negoziabili (vita, famiglia naturale, libertà di educazione) e potrebbero impedire così la colonizzazione ideologica che le multinazionali di aborto e d LGBTI vogliono imporre al paese. Un pericolo reale, infatti nelle scorse settimane l’attuale Governo e Parlamento avevano tentato di legiferare a favore di aborto, ideologia gender e, dopo le proteste indignate dei Vescovi cattolici del Paese, impedito ai fedeli le celebrazioni del Triduo Pasquale.

Da qui, il chiaro e forte appello dei Vescovi del Perù che lo scorso 3 aprile avevano invitato tutti i cattolici (oltre il 90% del Paese) a non votare candidati e partiti che promuovessero aborto, eutanasia ed ideologia di genere (LGBTI). Il prossimo Parlamento sarà molto frammentato, sulla carta l’eventuale alleanza dei conservatori e moderati, potrà contare solo su un 35-40% dei 130 parlamentari. I cattolici sono stati in queste elezioni e possono ancor più essere determinanti nei prossimi appuntamenti elettorali e nei futuri governi in Ecuador e Perù, l’impegno in prima persona di laici cattolici (dell’Opus Dei sono Guillermo Lasso in Ecuador e Rafael Lopez Aliaga in Perù) fa ben sperare anche per il futuro.

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