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"Sopravviva il migliore": se la vita è un gioco al massacro

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Una competitività malata che infonde l'idea dell'esistenza come una guerra di tutti contro tutti: non è solo un film o una serie tv, ma una concezione del mondo assimilata da giovani sempre più ansiosi.

Educazione 04_04_2024

Riprendiamo il filo del discorso relativo al malessere dei giovani, in particolare all’affermazione che spesso mi è stata rivolta: «Devo trovare qualcosa in cui sono il/la più bravo/a di tutti». Abbiamo visto come questa affermazione celi una concezione del mondo in cui l’esistenza è una guerra tutti contro tutti (Hobbes), una lotta per la sopravvivenza (Darwin) nella quale sopravvive il più adatto (fit). Non a caso, i ragazzi hanno sostituito lo sport (il diporto, il divertimento) con il fitness, ossia lo sforzo di essere «adatto»; il che vuol dire, semplicemente, esteticamente piacevole. Questo significa essere adatto nel mondo attuale. E chi non lo è? Non merita di popolarlo, semplice. Da qui l’angoscia perché il più adatto può essere soltanto uno, il migliore di tutti, il più bravo in qualcosa.

È vero, il mondo ormai funziona così; solo noi boomer vogliamo disperatamente illuderci che sia retto da principi cristiani che, ormai, non pare seguire più nemmeno la Chiesa. È un mondo estremamente competitivo, nel quale sembrano non esistere più fraternità, solidarietà, oblatività... Ma come è arrivata ai ragazzi questa visione del mondo e della vita?

Nel 2012 è uscito il film per ragazzi intitolato Hunger games. Un'America post-apocalittica è divisa in tredici distretti, l’ultimo dei quali è stato completamente distrutto nel corso di una ribellione nei confronti della capitale, Capitol City. Ogni anno la capitale organizza dei «giochi» ai quali partecipano un ragazzo e una ragazza – di età compresa tra i dodici e i diciotto anni – di ciascuno dei dodici distretti ancora popolati. Si tratta di un gioco al massacro per cui i ragazzi devono sfidarsi in una arena uccidendosi l’un l’altro, come moderni gladiatori; l’unico sopravvissuto è il vincitore e può tornare al proprio distretto. Sembra che questo gioco crudele sia una punizione per la ribellione dei distretti, ma il vero significato degli Hunger games viene spiegato in un prequel del 2020 intitolato La ballata dell’usignolo e del serpente. Al termine di questo film apprendiamo il vero scopo di questa crudeltà: non punire i distretti, ma educare gli abitanti della capitale alla filosofia del Nuovo Mondo. Qual è questa filosofia? «Adesso so che tutto il mondo è una arena», dice il protagonista. Questo film ha avuto, oltre al prequel, due sequel: La ragazza di fuoco (2013) e Il canto della rivolta, in due parti (2014-2015). Questi film che, per quanto crudi, sono stati pensati per un pubblico adolescenziale, hanno avuto incassi record e hanno sono stati un cult per oltre un decennio. Forse, anzi, sono stati gli ultimi film visti dai giovanissimi, considerato che ormai vedono solo serie televisive.
Questo film ha contribuito a creare nella testa dei ragazzi l’idea che il mondo sia un'arena, nella quale può sopravvivere soltanto il migliore, il più adatto? Non lo so, ma non mi sembrerebbe strano.

Lo stesso tema è stato ripreso da una serie televisiva coreana del 2021, intitolata Squid Game (il gioco del calamaro). Alcuni disperati accettano, per denaro, di partecipare a un «gioco» al massacro: essi si devono sottoporre a giochi infantili nei quali chi perde viene ucciso. L’unico sopravvissuto «vince» una somma equivalente a trentatré milioni di euro con la quale potersi permettere una vita agiata (non so se serena); il tutto per il divertimento sadico di alcuni ricchi sadici. Ovviamente, questa serie è una critica spietata della società contemporanea riservata agli adulti; lo stesso regista, in una intervista, ha detto: «I contenuti di Squid Game sono per un pubblico adulto, non sono per i bambini. Non tanto perché c’è della violenza, ma perché gli adulti possono capire e ragionare sul messaggio vero della serie: è giusto vivere in un mondo così? La violenza non è creata per rendere la serie più popolare o più accattivante, ma è fondamentale per raccontare il mondo intorno ai personaggi. Penso che ci siano molti problemi, nella società coreana come in tutto il mondo. Uno dei problemi più tragici è la distanza sempre più enorme, la differenza negli standard di vita tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. È questo il motivo profondo della popolarità di Squid Game in tutto il mondo».

Quindi è questo il mondo in cui viviamo? Un gioco al massacro dove può sopravvivere soltanto il migliore, mentre chi ha le possibilità economiche se ne sta al sicuro godendosi lo spettacolo? Se fosse così, l’ansia generalizzata dei ragazzi sarebbe più che giustificata. Del resto, non sono decenni che in televisione vediamo reality a eliminazione, nei quali c’è un solo vincitore?



L'esortazione

Giovani, accettate di poter fallire. E riscoprite la speranza

22_11_2023 Rosalina Ravasio*

Oggi molti problemi dei giovani nascono dalla fragilità delle famiglie e dall’assenza di paletti morali. I genitori devono insegnare ai figli che la vita reale è fatta di gioie e dolori, educandoli alla speranza e, perciò, a uno sguardo alla vita eterna.

La riflessione

Cari ragazzi fragili, ogni vita è degna di essere vissuta

Il sistema odierno, con i suoi “modelli”, inganna i ragazzi sull’essenza della vita, facendo credere che solo certe vite siano degne di essere vissute. Ma il mondo è per tutti.