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Sinodo e famiglia, il Papa manda a dire...

«La gerarchia nella Chiesa non cambia, cambia solo lo stile, il primato di Pietro non è in discussione». In una intervista a Jesus, monsignor Marcello Semeraro, stretto collaboratore di papa Francesco, frena su certe interpretazioni.

Papa Francesco

«Il Papa ha parlato spesso di sinodalità e la immagina come una forma di vita nella Chiesa», ma «non mette né può mettere in discussione la struttura della chiesa, che è gerarchica per volontà di Cristo». Parola di monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano e tra i più fidati consiglieri di Papa Francesco, tanto da essere stato nominato da Bergoglio segretario della speciale consulta incaricata di riformare la Curia romana.

Semeraro parla alla rivista Jesus e fa chiarezza su alcune delle questioni che più hanno fatto discutere in questi primi mesi di pontificato. A cominciare dalla gerarchia e del primato petrino. Fin dalla prima apparizione di Francesco dalla Loggia delle Benedizioni, lo scorso 13 marzo, molti osservatori avevano posto l'accento sulla definizione di "vescovo di Roma" che il neoeletto pontefice dava di sé. Senza dimenticare la citazione di Ignazio d'Antiochia riguardo la Chiesa di Roma che "presiede nella carità tutte le altre Chiese". Altri indizi circa una spinta verso la sinodalità si riscontravano poi nelle omelie in San Pietro, in quelle mattutine a Santa Marta e nei discorsi ufficiali. Un po' di chiarezza, però, veniva fatta il 29 giugno, durante l'omelia pronunciata in occasione della celebrazione dei Santi Pietro e Paolo. In tale occasione, Bergoglio parlò sì di sinodalità, ma rimarcò la necessità che questa fosse «in armonia con il primato petrino». Cioè il suo.

Ed è su questo punto che mons. Semeraro insiste: «Taluni fanno l'analogia con una struttura monarchica piramidale. Ed effettivamente la Chiesa è gerarchica. Il Papa, da buon gesuita, ripete spesso l'espressione di Sant'Ignazio 'la nostra santa madre Chiesa gerarchica'». Tutto questo, aggiunge il vescovo di Albano, non è oggetto di revisione. Semmai, spiega, «sono piuttosto le forme di comportamento, gli stili, a essere messi in discussione». E comunque, Francesco «non mette affatto in contrapposizione gerarchia e carisma. Il carisma sta dentro la chiesa. Il problema siamo noi, quando non ci lasciamo guidare e riscaldare dallo Spirito». Insomma, non è qui che si concretizzerà la tanto invocata rivoluzione.

Un aspetto connesso e allo stesso modo ampiamente discusso è quello della decentralizzazione. Nella Evangelii Gaudium, l'esortazione apostolica presentata lo scorso novembre a conclusione dell'Anno della fede, il Pontefice affida al discernimento degli episcopati locali tutte le problematiche che si prospettano nelle Chiese particolari. Una scelta che può creare qualche problema, nota Jesus, a cominciare dalla traduzione dei testi liturgici. Semeraro ammette che «il Papa usa effettivamente il termine decentralizzazione, ponendolo tra virgolette. Vuol dire che occorre osservarlo con attenzione. Il Papa lo impiega immediatamente per affermare che dal magistero papale non si deve sempre attendere una parola definitiva e completa su qualsivoglia problema e che, d'altra parte, il discernimento sulle problematiche di un determinato territorio spetta in primo luogo agli episcopati locali».

Decentrare, secondo le intenzioni di Bergoglio, spiega il segretario del "C-8" cardinalizio, «non significa perdere il centro; piuttosto alleggerirlo dal peso di tutto ciò che non gli compete direttamente». Tuttavia, ed è interessante notare l'ammissione di mons. Semeraro, «allarmismi su questa parola possono essere motivati, ma non giustificati». Sugli sviluppi futuri del rapporto tra sinodali e decentramento, il vescovo di Albano ricorda che a tal proposito «il Papa ha citato anzitutto il Consiglio degli otto cardinali e la riforma della segreteria del Sinodo dei vescovi. Inoltre, ha accennato, quanto alla metodologia, alla Commissione post-sinodale, con il carattere permanente di consulta. Ha aggiunto i concistori cardinalizi, i processi per le beatificazioni e canonizzazioni». 

In riferimento al Sinodo dei vescovi, «il Papa evidentemente fa tesoro dell'esperienza maturata nel Celam (la conferenza dell'episcopato latinoamericano, ndr), inserendo un dinamismo e stile nuovi. Si pensi anche al questionario diffuso a largo raggio per il prossimo Sinodo sulla famiglia». E proprio su questo, mons. Semeraro allontana l'idea che si potesse trattare di un sondaggio generico capace di avere grande influenza sull'assise sinodale, fino a condizionarne l'andamento e i risultati. Niente di tutto questo: «Da parte di alcuni c'è il timore che il questionario abbia il sapore di un sondaggio sicché poi si debbano convalidare delle maggioranze». Sbagliato: «Il carisma del Papa o dei vescovi non è quello di fare i notai di una maggioranza». Il fatto è che in questo momento «le Chiese si sentono incoraggiate a porre delle domande. E la Chiesa non ha soltanto risposte da dare, ha pure bisogno di domande poste nella maniera giusta».

Una delle prospettive di cui si è più parlato, nei mesi scorsi – anche alla luce della convocazione di un Sinodo straordinario sulla famiglia –, è quella della resa permanente dell'istituto oggi guidato da monsignor Lorenzo Baldisseri, prossimo cardinale nel concistoro di febbraio. «Il Sinodo – dice a Jesus il vescovo di Albano – è una struttura canonica che non appartiene alla tradizione della Chiesa cattolica latina. E' vero, però, che a Roma attorno al Papa è canonicamente tradizionale il collegio dei cardinali con il Concistoro. Se si va oltre i nomi e pure non si idealizza eccessivamente la struttura sinodale della Chiesa orientale, credo che nella Chiesa latina l'approfondimento circa la natura delle conferenze episcopali e lo sviluppo di prassi specifiche possano essere eventi che promuovono la sinodalità».