• SMASCHERATO DON NICOLINI

Sinodo Amazzonia, la rivoluzione per sentito dire: è un falso la Messa del diacono

È una fake news la sparata virale di don Nicolini sul diacono che in Amazzonia già dice Messa con l'ok del Papa. La Nuova BQ incastra il prete progressista che deve ammettere: «Non ho prove, è solo un “si dice“». Intanto il messaggio distruttivo del celibato passa irresponsabilmente attraverso una rivoluzione per sentito dire, che tira in ballo senza smentite il Papa.
- GUERRA SPORCA AL CELIBATO di Luisella Scrosati
- MA PER PADRE SOSA IL SINODO CREA UNITA', di Marinellys Tremamunno
- IL DOSSIER AMAZZONIA 

E’ da alcune settimane uno dei video più cliccati su internet (guarda qui). Ritrae don Giovanni Nicolini, sacerdote bolognese con numerosi incarichi, tra cui l’assistenza spirituale delle Acli, sostenere, durante un incontro, che in Amazzonia ci sono già diaconi che dicono messa e il Papa ne sarebbe informato e avrebbe dato il suo ok, ma avrebbe chiesto di non rendere pubblica la cosa. Peccato che lui di questo non abbia alcuna prova e abbia parlato solo per sentito dire.

Alla vigilia del Sinodo sull’Amazzonia, che affronterà il tema del celibato sacerdotale sempre più sotto attacco, è il modo migliore per scaldare i motori: far parlare un sacerdote abbastanza “immanicato” con il potere (don Nicolini è un figlio spirituale di don Dossetti e nume della cosiddetta Scuola di Bologna) e soprattutto attribuire al Papa parole che in realtà non ci sono prove abbia mai detto.

Il corto circuito mediato è servito perché le parole choc di don Nicolini non sono state smentite da nessuno in Vaticano e nemmeno il suo vescovo, il neo cardinale Zuppi, lo ha richiamato all’ordine. Eppure la cosa ha fatto clamore e si è andata a insinuare alla voce normalizzazione di un fenomeno – quello dei preti sposati – che non interessa solo la disciplina, ma investe tutta la teologia. Per conoscere il pensiero “autorevole” e fuorviante di don Nicolini su un tema che puntualmente viene tirato fuori con la scusa della carenza di vocazioni, rimandiamo all’articolo di Luisella Scrosati.

Ma per capire che cosa si celi dietro le parole sul presunto scoop papale, e quale grande inganno mass mediatico covi sotto la cenere, è bene fare un passo indietro e andare a rileggersi le parole del monaco bolognese.  

Don Nicolini aveva detto così: “Nell’Amazzonia noi abbiamo saputo che una sera, da una sperduta missione parrocchiale dell’Amazzonia hanno fatto una telefonata, era un vecchio diacono, sessantenne, sposato, che diceva al suo vescovo: “Io devo dirti che domani la messa non c’è, perché non c’è neanche un prete”. E il vescovo gli ha detto. “Vai là e di’ la messa”. Diacono sposato, i figli già sistemati, vengono chiamati gli “anziani”, e i vescovi di là gli hanno dato l’autorizzazione a presiedere la liturgia. L’hanno detto al papa e il papa ha detto: “Per ora non possiamo scrivere niente, voi andate avanti!”.

Parole dirompenti che, se fossero vere, confermerebbero il grave abuso di una situazione portata avanti in spregio a tutte le leggi canoniche delle quali preti fan come don Nicolini sembrano infischiarsene bellamente e che verrebbe accettata dal Papa. Ma il punto in questo momento è chiedersi – come qualche autorevole giornalista ha fatto - se sia vero o falso ciò che dice sulle “messe” già ora celebrate in Amazzonia da diaconi sposati e se è vero o falso il via libera che papa Francesco avrebbe dato. E soprattutto quale sarebbe la fonte di don Nicolini.

Per scoprilo la Nuova BQ lo ha chiesto direttamente al monaco che con così granitica certezza era pronto a sostenere che i preti sposati in realtà operassero già. Ebbene: la risposta lascia di sasso.

“Si tratta di un si dice”, ci ha risposto don Nicolini dopo averci abbondantemente indottrinato sulla necessità odierna – e nel nome del Concilio! – di una revisione rivoluzionaria del celibato sacerdotale. Un “si dice” dirompente, però.

“Ma io non mi riferivo a un fatto in particolare (invece sì ndr.) – ha proseguito il monaco -, soltanto a voci che sento in giro e che mi confermano della necessità di rivedere questa disciplina”. Avete capito bene: don Nicolini ha spacciato ai suoi “adepti” disposti in circolo solo un desiderio, il suo, di vedere finalmente i preti sposati perché “così non si fanno le amanti” travestendolo da necessità  e presentando il tutto come un dato di fatto già acquisito e approvato dal Papa. Peccato però che al momento della verifica su quelle parole, il nostro si sia ritirato indietro e abbia ritrattato la cosa.

Ora. In linea teorica il Papa potrebbe averle anche pronunciate queste cose, così come altamente probabile che ciò che è raccontato accada già in Amazzonia, ma presentare il tutto come dato certo senza alcuna prova, fonte, riscontro, evidenza, non fa altro che alimentare la confusione su una materia che invece meriterebbe studio, rigore e attenzione. Invece si procede così, per slogan, buttando il sasso e ritirando la mano non appena qualcuno, in questo caso un giornale, chiede conto. Intanto però il messaggio passa nei circoli ecclesiali, nei salotti preteschi tanto che oggi non sono pochi gli ecclesiastici che prendono per buona questa rivelazione di don Nicolini. Che però è fortemente viziata. Una fake news, spacciata con l’autorevolezza del cattolicesimo democratico, così abile e a suo agio nell’impadronirsi del pensiero di Papa Bergoglio nel fargli dire qualunque cosa, ma senza mai prendersi la responsabilità delle proprie parole.

Eppure, sono questi stessi preti che sognano lanciando il sasso della rivoluzione sessuale nella Chiesa e presentando le loro parole come ammantate di un non so che di messianico. In realtà ritirano la mano mostrando come dietro i loro empi desideri non si celi alcuna preparazione teologica, ma solo una visione di Chiesa personalistica: la loro. In questo modo si dimostrano ancor più inaffidabili delle idee che così inavvertitamente propagano. Avvelenatori di pozzi senza neanche il buon gusto dell’autorevolezza. In pratica venditori di fumo, ma molto ascoltati ai piani alti.