• IDEOLOGIE PERICOLOSE

Sinistra cattolica, non converte ma si fa convertire

Ma quanti cattolici nel governo Pd-M5S! Sono i diretti discendenti della sinistra DC, a sua volta discesa dagli intellettuali cattolici liberali (e modernisti) dell'Ottocento. Entrati in Parlamento con l'idea di dialogare con il mondo moderno per convertirlo, sono loro ad essere stati convertiti al giacobinismo, con tutte le sue storture ideologiche stataliste, centraliste e laiciste. 

Ma quanti cattolici nel governo Pd-M5S! Ai tempi della prima repubblica autorevoli esponenti democristiani, intervistati, fecero presente che quanto era avvenuto nell’Europa settentrionale sotto governi socialdemocratici, cioè la piena laicizzazione della vita sociale, in Italia si era svolto sotto governi democristiani. Insomma, se ne vantavano. E la cosa aveva una sua coerenza. In effetti, già Sturzo parlava di «ispirazione» e di «idealità» cristiana. Ed è nota la definizione di De Gasperi sulla Dc come partito di centro che guarda a sinistra. Roberto De Mattei ci scrisse sopra un libro significativamente intitolato Il centro che ci portò a sinistra, in cui si osservava come per decenni la Dc aveva raccolto voti a destra per poi spenderli appunto a sinistra.

Il fatto è che gli ideologi di quel partito discendevano in linea retta dai cosiddetti cattolici liberali del secolo precedente, quello risorgimentale. Costoro, però, a quel tempo erano in verità quattro gatti intellettuali «a Dio spiacenti e a li nimici sui», per dirla con Dante; cioè, guardati con diffidenza sia dai liberali al governo che dalla Chiesa. L’insospettabile Giovanni Spadolini nel suo libro L’opposizione cattolica ammise onestamente che l’ingresso dei cattolici nella vita politica italiana dopo Porta Pia fu opera degli allora chiamati intransigenti, quelli del non expedit , «né eletti né elettori», che preferirono dedicarsi alla riconquista della società tramite le opere (casse mutue, rurali e di risparmio, assistenza, scuole professionali, ospedali, orfanotrofi eccetera) per poi offrire il loro voto, col Patto Gentiloni, da posizioni di forza. Questo cattolicesimo ben impiantato nel sociale fu la base di voto, caduto il fascismo, per la famosa «diga» anti-Baffone. Ma fu presto egemonizzato dalla casta degli intellettuali, eredi di quel cattolicesimo elitario e modernista che non rappresentava nessuno ma che era ben provvisto di cattedre e pubblicazioni.

Per questi cattolici «democratici» (non più «liberali»), come per i loro predecessori l’aggettivo era molto più importante del sostantivo. Ecco perché, al dunque, sotto la legge sull’aborto troviamo tutte le loro firme, preoccupati, com’erano, più di non far cadere il governo che di far valere il motivo per cui erano stati votati. I loro antenati ideali erano i vari Lamennais che vedevano tracce evangeliche negli «immortali principi» della Rivoluzione Francese e che credevano di poter evangelizzare il «mondo nuovo». Ma, come i pifferi di montagna, furono loro ad essere evangelizzati dal giacobinismo statalista e accentratore, ecco perché, nel prosieguo della storia, sempre si proposero come cappellani del Potere di turno, passando per «vittime» e «coraggiosi» quando la Chiesa li sconfessava.

Oggi eccone una nuova edizione nello schieramento di sinistra, e sempre con la lodevole intenzione di «stemperare la carica rivoluzionaria» e anticristiana, ieri dei giacobini e dei cavourriani, ora dei comunisti e dei loro alleati. Ma, in realtà, molto più parenti di quanto non sembri, visto che sono statalisti e accentratori anche loro, nemici della scuola libera e adoratori dello Stato. Il bipolarismo italiano, quello effettivo, vede in uno schieramento tutti coloro che nella greppia dello Stato mangiano, dal grand commis all’ultimo bidello; nell’altro, i restanti, quelli che producono e sono stufi di mantenere i primi. Ecco perché quei cattolici di cui sopra hanno scelto il centrosinistra. Si pensi al giro mentale che sta dietro alla deriva giudiziaria italiana: se uno ammazza gente, sconti di pena, permessi premio, nessuno-tocchi-caino e via perdonando; ma se uno tocca soldi dello Stato ingoiano la chiave. Buonisti sulla pelle dei cittadini qualunque, spietati per la «lesa maestà». In più, proni a tutte le fesserie del politicamente corretto; infatti, cos’è il politicamente corretto se non un atteggiamento francescano ma ateo? Non caso Robespierre, capo dei giacobini, era «l’incorruttibile» che voleva trasformare il mondo, con le cattive, in un monastero obbligatorio. E cos’è il mondo in cui è vietato fumare, ingrassare, tagliare un albero o dare un calcio a un cane?

Ma torniamo ai nostri cattolici che stanno nel centrosinistra. Molti di loro, senz’altro, sono in ottima fede. Tuttavia dovrebbero saperlo che i pifferi di montagna sono come quei famosi preti operai che andarono in fabbrica con la lodevole intenzione di evangelizzare il ceto operaio ma ne uscirono sindacalisti trozkysti. Sì, perché, come dice il Mago Merlino nel film Excalibur di John Boorman, «C’è sempre qualcuno più furbo di te». E i comunisti, anche quelli post, hanno sviluppato fino al virtuosismo l’arte di manovrare variegati schieramenti. Anche negli Usa sono cattolici cinque giudici sui nove della Corte Suprema, ben il 34,1% del Congresso e addirittura il 38% dei governatori. Ed è cattolico Biden, lo sfidante democratico di Trump. Qui sono cattolici praticanti gli ultimi capi di governo, da Monti in poi, più il presidente Mattarella. Scriveva san Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei: «Vi sono cattolici, praticanti e persino pii agli occhi degli altri, e forse sinceramente convinti, che servono ingenuamente i nemici della Chiesa. Si è infiltrato nella loro stessa casa, con diversi nomi male applicati – ecumenismo, pluralismo, democrazia - l’avversario peggiore: l’ignoranza».

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