• LA FIGURA

Simeone il Nuovo Teologo e l’inno allo Spirito Santo

Il 12 marzo di mille anni fa moriva san Simeone il Nuovo Teologo, un maestro di spiritualità dell’Oriente cristiano. Splendida la sua Invocazione allo Spirito Santo che viene ripresa nel movimento centrale di Ikon of Light, un lavoro del compositore britannico John Tavener.

Mille anni fa, il 12 marzo 1022, morì un grande monaco, un maestro di teologia e spiritualità che l’Oriente cristiano può vantare: san Simeone il Nuovo Teologo.

Il suo biografo, Niceta Stethatos, che fu anche suo fervente discepolo, riferisce che Giorgio - questo il suo nome di battesimo - nacque nel 949 a Galatai in Asia minore da una nobile famiglia. Si trasferì da giovane a Costantinopoli al servizio di Costantino VII detto Porfirogenito, imperatore d’Oriente (905-959), ma la carriera civile non lo attraeva. Si mise alla ricerca di una guida spirituale e la trovò nel monaco Simone il Pio, del monastero di Studios a Costantinopoli, dove il nostro Simeone entrerà nel 977. Trasferitosi nel piccolo monastero di San Mamas, dopo tre anni ne divenne il superiore (igumeno), dopo essere stato ordinato sacerdote. Alcuni anni più tardi, dopo lunghi contrasti, andò in esilio nel monastero di Santa Marina, da lui restaurato a Palukiton presso Scutari, dall’altra parte del Bosforo: qui fu raggiunto da alcuni monaci, scrisse molte delle sue opere (raccolte in nove volumi dal suo biografo), insegnò, compì miracoli e finì i suoi giorni.

La sua Invocazione allo Spirito Santo si trova nel movimento centrale di Ikon of Light, lavoro scritto nel 1984 dal compositore britannico Sir John Tavener (1944-2013), che i lettori forse ricordano per la sua Song for Athene, eseguita il 6 settembre 1997 come conclusione dei funerali della principessa Diana Spencer. Ecco il testo italiano della Mystic Prayer to the Holy Spirit (preghiera mistica allo Spirito Santo): «Vieni, luce vera. Vieni, vita eterna. Vieni, mistero nascosto. Vieni, tesoro senza nome. Vieni, realtà ineffabile. Vieni, persona inconcepibile. Vieni, esultanza senza fine. Vieni, luce senza tramonto. Vieni, attesa verace di quelli che saranno saziati. Vieni, risveglio di quelli che dormono. Vieni, risurrezione dei morti. Vieni, potente, che sempre con il solo volere fai, rinnovi e trasformi tutte le cose. Vieni, invisibile e del tutto intangibile e impalpabile. Vieni, tu che sempre rimani immobile e che a ogni momento tutto ti muovi e vieni a noi che giacciamo nell’inferno, tu che sei al disopra di tutti i cieli. Vieni, nome sommamente desiderato e continuamente ripetuto, ma di cui è impossibile dire chi sia e conoscere di quale natura sia. Vieni, gioia eterna. Vieni, corona immarcescibile. Vieni, porpora del grande Dio e re nostro. Vieni, cintura cristallina cosparsa di pietre preziose. Vieni, calzare inaccessibile. Vieni, destra veramente regale, purpurea e sovrana. Vieni, tu che la mia anima infelice ha desiderato e desidera. Vieni, solo a chi è solo, perché io sono solo, come vedi. Vieni, tu che mi hai diviso da tutti e fatto solitario su questa terra. Vieni, tu che sei diventato desiderio dentro di me e ti sei fatto desiderare da me, pur essendo del tutto inaccessibile. Vieni, mio respiro e vita. Vieni, consolazione della mia misera anima. Vieni, gioia, gloria e mia delizia senza fine» (La preghiera dei cristiani, Fondazione Lorenzo Valla, Milano 2000, pp. 395-397).

Di Ikon of Light il compositore racconta: «Questo lavoro si dovrebbe dispiegare come un rituale in termini musicali, cercando di esprimere l’inesprimibile, cioè la “luce increata”. Le parole greche fòs e dòxa significano luce e gloria. I greci avevano un’inclinazione naturale verso il “luminoso”, da cui deriva il ruolo centrale della Trasfigurazione nel misticismo della Chiesa ortodossa. Il trio d’archi può essere pensato come raffigurazione di come l’anima brami Dio e dovrebbe essere preferibilmente collocato su una tribuna o in un posto simile lontano dai cantanti. […] Il Trisagio che si presenta prima e dopo la preghiera significa “Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi” ed è uno degli inni più spesso usati nel rito bizantino. Epiphania, che conclude il lavoro, significa letteralmente “irradiazione”. Ikon of Light è stato commissionato dai Tallis Scholars [gruppo vocale inglese] con sovvenzioni dell’Arts Council of Great Britain. Ho un grande debito verso il Vescovo Kallistos [Timothy Ware] di Diokleia [Oxford] per i suoi consigli, verso la Dott.ssa Elizabeth Briere per la sua traslitterazione del testo greco e per il suo costante aiuto» (J. Tavener, Nota di programma).

Ne risultano circa 40 minuti di musica che, divisa in sette movimenti e concepita per doppio coro e trio d’archi (violino, viola e violoncello) sentito in lontananza, presenta alla nostra considerazione uno dei più grandi mistici del periodo bizantina post-patristica: egli ci insegna che la vita cristiana è una comunione intima e personale con Dio.

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