• LA CAMPAGNA

Se Netflix attacca Gesù e la Chiesa è libertà di espressione

Dopo il Gesù gay, arriva il papa Benedetto XVI versione caricaturale e pure un simil Gesù possibile truffatore. Quella in corso è una vera e propria escalation cristianofobica e cristofobica ad opera di Netflix. Spacciata per libertà di espressione. Cattolici nel mondo mobilitati per boicottare. 

Gesù e i cristiani pesantemente offesi. Ancora. Ma stavolta non per mano di qualche laicista o di violenti come quelli che sabato, a Tolosa, hanno interrotto un presepe vivente di bambini delle elementari grido «stop ai fascisti», no: stavolta la cristianofobia viene dal piccolo schermo, precisamente da Netflix, che ha reso disponibile un lungometraggio del collettivo «satirico» brasiliano Porta Dos Fundos. Nella programmazione natalizia della piattaforma di streaming on demand più famosa al mondo è stata difatti inserita A Primeira Tentação de Cristo, «La prima tentazione di Cristo», in cui c’è Gesù gay intento a presentare alla famiglia e ai discepoli il fidanzato, Orlando, conosciuto nei 40 giorni nel deserto il quale, poi, si rivela figura satanica.

Non solo. Nella storia, Gesù scopre d’essere stato adottato in quanto figlio di Dio (che nel film viene oltraggiosamente chiamato «Zio Vittorio») e non di san Giuseppe, e non ha intenzione di rivestire alcun ruolo messianico. Per farla breve, l’opera - se così si può chiamare - è un raro concentrato di blasfemia, che sta facendo indignare molti in Brasile, dove appunto è stata messa in programmazione. Nel Paese si è acceso un dibattito vivace con prese di posizione assai critiche. Come quella di Eduardo Bolsonaro, figlio del Presidente, il quale su Twitter si è chiesto: «Siamo a favore della libertà di espressione, ma vale la pena attaccare l’86% della popolazione? Serve una riflessione».

Da parte loro, i cristiani non sono stati certo a guardare: su Change.org, contro questo film – definito «spazzatura che manca di rispetto ai fedeli e a Dio» dal vescovo Carlos Alves -, sono state raccolte circa 2 milioni di sottoscrizioni in pochi giorni fra le quali  anche quelle di alcuni esponenti della attivissima comunità Lgbt brasiliana, ben poco lusingata – pare - dalla rappresentazione stereotipizzata offerta dagli omosessuali. Anche gli attivisti pro life di LifeSiteNews hanno lanciato una petizione che ha totalizzato 30.000 adesioni in appena sette ore mentre da noi, in Italia, un’analoga iniziativa di ProVita&Famiglia veleggia verso le 6.000 sottoscrizioni.

Netflix, che si difende dietro il solito paravento della «libertà di espressione», è insomma riuscita nell’impresa, davvero difficile, di offendere pesantemente i cristiani indispettendo pure, in questo caso, parte del mondo arcobaleno. Ma quest’ultimo è di certo un caso, diversamente dall’anticristianesimo della piattaforma che, invece, sembra un dato conclamato. Lo prova anche il trailer de «I due Papi», sempre a cura di Netflix, nei quale sono messi a confronto – e spesso dialogano insieme – il cardinale Bergoglio e papa Benedetto XVI, con quest’ultimo interpretato da un Anthony Hopkins che pare confuso, scorbutico ed incapace di adempiere al proprio ruolo; il che lascia intendere che papa Raztinger sia stato un pontefice fallimentare.

Come se non bastasse, sempre Netflix ha in programmazione, per il 2020, Messiah web thriller americano che mette in scena l’arrivo di un uomo che, venuto dal nulla, sostiene di essere il figlio di Dio capace di compiere miracoli. Un evento inspiegabile – su cui un ufficiale israeliano e un ufficiale della Cia sono chiamati ad indagare - che sarà oggetto di interpretazioni soggettive tra chi ne riconosce il Messia atteso e chi, invece, ne vede una minaccia.

Morale, dopo il Gesù gay – e il papa Benedetto XVI versione caricaturale - è in arrivo pure un simil Gesù possibile truffatore. Quella in corso è insomma una vera e propria escalation cristianofobica, se non proprio cristofobica, ad opera di Netflix; non che il cinema hollywoodiano, eccettuato The Passion di Mel Gibson, abbia verso la Chiesa un atteggiamento diverso, anzi. Tuttavia fa abbastanza specie che, proprio all’approssimarsi del Natale, certi film si moltiplichino. Il tutto in un’era in cui tantissimi possono sentirsi offesi per ogni cosa – persone di colore, omosessuali, femministe, fedeli islamici –, ma non i cristiani. Loro devono soli subire in silenzio la «libertà di espressione» altrui, anche se possono esercitare la loro sempre meno. E’ il politicamente corretto, bellezza.