• CHIESA E IDEOLOGIA VERDE

Se l’omelia è sugli slogan della Giornata dell’Ambiente

Milano, sabato 5 giugno: un parroco incentra l’omelia sulla Giornata dell’Ambiente, con un misto di riflessioni dalla Laudato si’ al “grido” di Greta. Alla base una visione pessimistica che trascura la Provvidenza e dimentica i dati che testimoniano la straordinaria crescita delle rese agricole (grazie alle nuove tecnologie) dagli anni Sessanta a oggi, con la povertà alimentare diminuita sia in termini percentuali che assoluti. Anziché gli slogan verdi, questo andrebbe detto ai giovani.

Sabato 5 giugno 2021 uno degli scriventi ha avuto modo di seguire in una parrocchia di Milano un’omelia tenuta dal parroco e centrata sulla Giornata Mondiale dell’Ambiente. Nello specifico il religioso ha segnalato che il mondo cattolico ha molto da dire in fatto di ambiente, e su questo ha segnalato alcune “idee forti” e cioè:

- l’appello alla cura del creato che emerge dall’enciclica Laudato si’;

- la sensibilità del mondo cattolico nei confronti del grido di dolore di Greta Thunberg, quello per cui gli adulti le starebbero rubando il futuro;

- quanto emerge dalla canzone di Francesco Guccini “Il vecchio e il bambino”, citata nel’omelia come un esempio di quanto di negativo starebbe oggi accadendo;

- l’idea secondo cui la terra non ci è stata data in eredità dai nostri padri ma ci è stata data in prestito dai nostri figli ed è a loro che dobbiamo rispondere.

Un simile pot-pourri ha lasciato negli scriventi la spiacevole impressione di essere di fronte a una visione pessimistica non fondata sui dati e rispetto alla quale la stessa idea di Provvidenza, che per un credente è elemento centrale e operante nella realtà, viene relegata in secondo piano. Per sfuggire a una tale “trappola”, urge a nostro avviso riportare il dibattito su un piano quantitativo segnalando in particolare che:

1. Fin dagli anni Sessanta del XX secolo la produzione agricola per le quattro grandi colture (frumento, mais, riso e soia) da cui dipende il 65% del fabbisogno calorico globale dell’umanità sta aumentando del 3-5% l’anno, il che garantisce crescenti livelli di sicurezza alimentare a livello globale. Più in particolare, secondo dati del dataset globale Faostat della Fao, dal 1961 al 2017 le rese mondiali del frumento sono salite da 1,1 a 3,5 tonnellate per ettaro (t/ha), quelle del mais da 1,9 a 5,8 t/ha, quelle del riso da 1,9 a 4,6 t/ha e quelle della soia da 1,1 a 2,9 t/ha.

2. Secondo il dataset globale dell’Università di Lovanio le catastrofi naturali frutto di eventi meteo-climatici estremi sono stazionarie dal 2000 ad oggi, dopo essere in precedenza aumentate per un effetto che era legato non tanto a un aumento della frequenza e intensità degli eventi catastrofali quanto alle nostre aumentate capacità di monitoraggio.

3. Quanto indicato ai punti 1 e 2 sarebbe impensabile se il clima fosse “impazzito” come oggi in troppi sostengono, a partire dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha dichiarato che ci restano solo 10 anni per scongiurare la catastrofe. Non sarà invece che il clima non è affatto impazzito e che ad essere un po’ “fuori di testa” sono alcuni di noi?

4. La produzione agricola sale con continuità perché si applicano nuove tecnologie, tema questo su cui la Laudato si’ offre una visione a nostro avviso distorta poiché la sua parte agricola è stata ispirata a quanto pare da Carlo Petrini, il quale, oltre a essere per sua stessa ammissione edonista e agnostico, ritiene del tutto negativo quanto si è fatto in agricoltura negli ultimi 100 anni, e cioè nel periodo in cui si sono quintuplicate le rese delle colture, consentendo di rispondere in modo efficace al quadruplicamento della popolazione mondiale.

5. Nonostante quanto sostiene Petrini, oggi le persone al di sotto della soglia di sicurezza alimentare sono l’11% della popolazione mondiale contro il 37% del 1970, diminuendo non solo in termini percentuali ma anche in termini assoluti (da oltre un miliardo a 800 milioni di persone).

6. Quello in cui dobbiamo confidare per far progredire l’agricoltura non è tanto l’ideologia di Petrini quanto l’applicazione delle migliori tecniche agronomiche (genetica innovativa, Ogm inclusi, e tecniche colturali innovative, tecnica sementiera, lavorazioni del terreno, irrigazione, concimazioni, difesa fitosanitaria, diserbi, tecniche di conservazione dei prodotti, ecc.).

7. Oggi l’agricoltura occupa 1,5 miliardi di ettari arativi oltre a 3,2 miliardi di ettari di pascolo e gli arativi non aumentano più in estensione da 50 anni. Ciò si deve al fatto che l’innovazione ha consentito di aumentare le rese per unità di superficie delle terre coltivate, favorendo peraltro l’espansione del bosco, che in Italia è passato in 100 anni da 5,4 a oltre 11 milioni di ettari (+110%).

8. Le polemiche ambientalistiche contro la zootecnia che dilapiderebbe preziose risorse alimentari sono pretestuose in quanto secondo una recente ricerca scientifica (Mottet et al., 2017) gli animali domestici consumano sì il 30% dei cereali ma ci ripagano producendo il 21% delle calorie e il 25% delle proteine consumate dall’umanità, peraltro utilizzando risorse alimentari non edibili per l’uomo (l’erba dei pascoli, molti sottoprodotti dell’industria alimentare).

9. Nei paesi in via di sviluppo non vi è solo il problema alimentare, da risolvere promuovendo in primis l’innovazione in campo agricolo-alimentare, ma vi è anche quello energetico: senza energia non si conserva il cibo, non ci si riscalda, non si può cucinare e non si possono far funzionare gli ospedali e le sale operatorie. Come si può pensare di garantire benessere se non si promuove la disponibilità di energia a basso costo e senza quei pesantissimi problemi di intermittenza che da sempre affliggono solare ed eolico? Su questi temi (agricolo-alimentare ed energia) a nostro avviso c’è bisogno di una critica assai più stringente all’ideologia ecologista, critica che il mondo cattolico è in grado di condurre alla luce della cultura dello sviluppo che da sempre lo anima.

Quanto elencato andrebbe a nostro avviso raccontato ai nostri figli, che secondo alcuni ci avrebbero dato in prestito la terra. E ai nostri figli andrebbe anche detto che loro stessi esistono perché i loro padri e nonni hanno avuto modo di sopravvivere abbastanza per poter procreare e perché loro stessi hanno avuto la possibilità di sopravvivere senza morire di stenti e malattie nella prima infanzia, come spesso accadeva nel mitico passato a cui alcuni vorrebbero farci tornare. A noi pare che ai nostri figli abbiamo già lasciato un’eredità di vita, salute, ricchezza e terra sovrabbondante per loro e per i loro discendenti. A loro spetta ora il compito di farne una più equa distribuzione fra gli abitanti del pianeta.

In ragione di quanto sopra troviamo che Greta Thunberg sia il “prodotto” di un primo mondo ipertecnologico e troppo permissivo verso i giovanissimi, i quali prima di mettere alla gogna un intero sistema che ha garantito loro condizioni di benessere impensabili per i loro nonni dovrebbero quantomeno disporre degli strumenti culturali atti a sviluppare un’analisi razionale e non basata su ridicoli slogan.

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