• LA LETTERA

Se i sacerdoti tornassero a educare alla fede

Poche volte, pochissime, sento che viene tirato fuori il centro principale della nostra fede. Perché bisogna rendersi così piacevoli agli occhi del mondo, invece che cercare di educare il popolo cristiano alla fede e alla ricchezza di questa nostra fede?

Caro direttore,
Domenica delle Palme mi è capitato di sentire al telefono una dottoressa della mia parrocchia, abbiamo parlato parecchio e alla fine lei è uscita con una frase che mi ha molto colpito: “Questa situazione sta tirando fuori la verità che hanno dentro le persone”.

Sappiamo bene come le situazioni difficili mettano in mostra il vero volto delle persone, eppure non si può legare questa considerazione alla sola reazione umana. Cerco di spiegarmi.

Avendo molto tempo in questa quaresima leggo molti giornali, siti, interviste e tanto altro, ma soprattutto quello che tanti ecclesiastici dicono tramite i vari mezzi di comunicazione e son rimasto molto colpito: nell’affrontare l’emergenza sanitaria questi uomini, come anche voi avete mostrato in questi giorni, si preoccupano (giustamente) della salute, del benessere dei cristiani, per evitare in ogni modo che questo male possa colpirli. Per questa ragione vengono fuori proposte, iniziative per far sentire vicino il popolo di Dio ai pastori. Eppure poche volte, pochissime, sento che viene tirato fuori il centro principale della nostra fede: Gesù Cristo e questi crocifisso! Ed è qui che casca l’asino: nei tantissimi interventi che si leggono, sembra quasi essere venuto meno il coraggio di esplicitare quale sia la nostra fede, quale sia il cuore della nostra fede.

Leggo di impegno etico a salvaguardia della salute fisica, ma nulla che riguardi la Salvezza eterna; si parla di conversione, ma non dai propri peccati, bensì dallo sfruttamento del Pianeta (P maiuscola voluta da più autori letti). Ma non era, secondo San Pietro, la salvezza delle anime la meta della nostra fede? Non è chiedere perdono dei peccati ciò che il Signore ci chiede per poter tornare a Lui?

Ma perché si ha paura di parlare con i termini della Tradizione? Perché bisogna rendersi così piacevoli agli occhi del mondo, invece che cercare di educare il popolo cristiano alla fede e alla ricchezza di questa nostra fede?

Si legge di religiose che affermano: “Il Signore non ci chiederà se abbiamo fatto la comunione tutti i giorni ma se abbiamo amato”; ma come si fa a distaccare l’Amore dall’Eucarestia, suprema forma di amore divino? Non solo, perché l’Eucarestia è l’alimento che permette a noi uomini di amare veramente e profondamente!

Capite allora come questo giudizio sulla verità degli uomini non riguarda solo la loro personalità, le sensibilità, ma anche le idee, e soprattutto la fede che essi vivono e di come la testimoniano? Le bugie hanno le gambe corte, ebbene, si sta incominciando a vedere quanto siano corte!

Veramente occorre che i sacerdoti cerchino di educare il più possibile, o meglio che tornino ad educare il popolo cristiano, perché non venga lasciato vagare in questo mare burrascoso ma ritorni a puntare l’obbiettivo sulla luce della vera fede che Cristo ci ha dato.

Per questo non posso che ringraziare lei e tutti i suoi collaboratori per il lavoro che fate.
Buona Pasqua di Risurrezione di vero cuore!
Don Luca Bernardi

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