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SETTIMANA SOCIALE

Se i gigawatt sostituiscono il Vangelo

Alla Settimana sociale di Taranto, conclusasi il 24 ottobre, mons. Filippo Santoro ha invitato le parrocchie a costituire “comunità energetiche” per produrre “5.2 gigawatt” da fonti rinnovabili. Anche su altri temi (“voto col portafoglio”, “consumo responsabile”, ecc.) ci si adegua alla cultura dominante, senza vere ragioni. E mai c’è un’oggettiva proposta di evangelizzare il sociale.

Editoriali 26_10_2021

Chissà se Leonardo Becchetti, pubblicando anni fa il suo libro sul “voto col portafoglio”, avrà pensato che la sua proposta sarebbe stata fatta propria da una Settimana sociale dei cattolici come quella conclusasi a Taranto domenica scorsa. Che l’abbia pensato o no, proprio questo è avvenuto. Leone XIII diceva che non c’è soluzione alla questione sociale fuori del Vangelo. Ora Taranto ha rinchiuso il Vangelo nella proposta del voto col portafoglio. Devono averlo schiacciato bene e ridotto molto di dimensioni per farcelo entrare. Il che la dice tutta sul degrado delle Settimane sociali dei cattolici italiani, che si appellano al Vangelo per proporre le “comunità energetiche”, le “parrocchie carbon free” e il “voto col portafoglio” e non parlano più di “evangelizzare il sociale”. C’è solo da sperare che le parrocchie facciano finta di niente e promuovano piuttosto con i propri fedeli la rilettura comunitaria della Rerum novarum e della Centesimus annus per mettere a fuoco chi eravamo un tempo e chi siamo diventati oggi.

La Settimana sociale di Taranto - “Il pianeta che speriamo: ambiente, lavoro, futuro” – ha lanciato delle indicazioni operative che sono state sintetizzate dal presidente del Comitato organizzatore, l’arcivescovo di Taranto mons. Filippo Santoro (vedi qui). Le “piste di impegno” proposte coincidono con quelle indicate dallo stesso Santoro per la presentazione alla stampa prima dello svolgimento della Settimana sociale (vedi qui). Erano quindi state decise fin da subito e prima del “laboratorio”, come è stato chiamato, di Taranto.

Secondo la prima pista di impegno, ogni parrocchia dovrebbe diventare una “comunità energetica”. Santoro ha dato anche i numeri: “Abbiamo bisogno di circa 7 gigawatt di nuova produzione da fonti rinnovabili all’anno se vogliamo raggiungere l’obiettivo di emissioni nette zero nel 2050. Se in ciascuna delle 25610 parrocchie del nostro paese si costituisse almeno una comunità energetica che produce al livello massimo possibile di 200 chilowatt, avremmo dato il nostro contributo con 5,2 gigawatt di nuova produzione da fonti rinnovabili”.

La seconda riguarda l’uso dei soldi, la cosiddetta finanza responsabile. La proposta è di non spendere più i soldi in carbone (“parrocchia carbon free”) perché l’enciclica Laudato si’ – ricorda Santoro – insegna ad uscire progressivamente dalle fonti fossili, e di “votare col portafoglio”, ossia comprare prodotti di “aziende leader nella capacità di coniugare valore economico, dignità del lavoro e sostenibilità ambientale”.

La terza riguarda il “consumo responsabile” e consiste nel far sì che parrocchie e scuole acquistino prodotti solo da aziende agricole che rifiutano il sistema del caporalato: “caporalato free”.

La quarta pista riguarda il mettere insieme i giovani e le varie esperienze di economia civile sparse per tutto il Paese: “Imparando sempre meglio ad unire le nostre forze nel prossimo futuro possiamo veramente diventare un popolo in cammino in grado di aiutare il nostro paese nella delicata transizione ecologica, sociale e spirituale verso il bene comune”.

Chiunque esamini con oggettività il testo del discorso dell’arcivescovo Santoro come sintesi dei lavori di questa Settimana sociale non può fare a meno di constatare alcune evidenze: la Dottrina sociale della Chiesa è assente e sconosciuta, a parte qualche frase ad effetto presa da Francesco; molti obiettivi stabiliti dalle istituzioni civili, soprattutto dagli organismi internazionali, vengono assunti acriticamente, come accade per esempio per la decisione di eliminare le emissioni di gas entro il 2050, obiettivo che non presenta nessun motivo serio di credibilità; il concetto di sostenibilità ambientale viene fatto proprio derivandolo dalla cultura dominante oggi, le affermazioni sul carbone sono prive di fondamento, oppure prese da fonti ideologicamente orientate, e lo stesso accade per la “transizione ambientale” che, così intesa, pone l’ecologia ambientale in posizione primaria rispetto a quella umana; infatti, per la valutazione delle aziende che meritano il consumo responsabile non si dà nessun criterio concernente la vita e la famiglia; i concetti di bene comune, di etica e di solidarietà sono generici e fanno venire in mente per contrasto come invece Benedetto XVI nella Caritas in veritate collegasse direttamente ecologia e diritto alla vita (n. 44) e come mettesse in guardia dall’abuso della parola “etica” (n. 45).

Ma la questione principale messa a nudo da questa Settimana sociale di Taranto, come anche dalla precedente di Cagliari, è che la Chiesa non ha più come obiettivo di “evangelizzare il sociale”. A Taranto la Chiesa ha preso alcuni “dogmi” dominanti, rivestendoli di note vagamente eticheggianti; si è talmente allineata al convenzionalmente corretto da proporre di “anticipare Glasgow”, ossia la prossima Cop26, e, tirando per i capelli il beato Giuseppe Toniolo, fondatore delle Settimane sociali, invocato da Santoro decisamente a sproposito perché non avrebbe firmato una virgola del suo discorso, ci ha voluto far credere che una comunità cristiana è cristiana quando usa il fotovoltaico e vota col portafoglio. Il che è decisamente lontano da ogni obiettivo di “evangelizzare il sociale”.