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Schermaglie sul green pass, ma la Lega guarda al Colle

Il Carroccio ha prima ritirato tutti i suoi emendamenti sul green pass e poi votato, invano, con Fratelli d’Italia. Salvini tenta di recuperare terreno sulla Meloni e di far pesare i suoi voti per Draghi al Quirinale. Con l’idea di andare a elezioni anticipate, che non dispiacerebbero nemmeno a Letta e Conte.

La commedia degli inganni della politica italiana vive nuove avvincenti puntate in queste ore. Lo spartito dell’estensione del green pass e forse dell’introduzione dell’obbligo vaccinale sembra già scritto, ma le forze di maggioranza si dividono ancora sulle misure da introdurre per contrastare la diffusione del virus. Si tratta, però, di schermaglie che lasciano intravedere la vera posta in gioco: l’elezione del prossimo inquilino del Quirinale e l’eventuale interruzione anticipata della legislatura.

La Lega da settimane esprime opinioni in netto contrasto con quelle del Pd e degli altri alleati di governo a proposito di una serie di aspetti legati al decreto sul green pass approvato a luglio e che prevede l’obbligo del certificato verde. Ma finora ha portato a casa poco o nulla perché il premier sembra marciare con decisione verso il suo obiettivo: vaccinare il maggior numero di italiani ed estendere l’obbligo di green pass nel pubblico e nel privato, proprio con la finalità di indurre le persone a optare per l’iniezione anziché per la trafila dei tamponi in farmacia ogni 48 ore.

Sul piano politico, però, si registrano segnali di ricompattamento degli schieramenti: da una parte Pd e Cinque Stelle, che sembrano aver trovato la quadra sulla linea da seguire in materia di lotta al Covid; dall’altra Matteo Salvini e Giorgia Meloni che, con il selfie del week-end scorso a Cernobbio, hanno siglato una riappacificazione con vista su Quirinale e Palazzo Chigi.

In sede parlamentare il Carroccio ha ritirato tutti gli emendamenti, il che lasciava presagire una resa incondizionata del Capitano. Invece, i deputati leghisti hanno appoggiato molti significativi emendamenti al decreto sul green pass presentati da Fratelli d’Italia, più che altro come gesto dimostrativo per lanciare un messaggio agli elettori, ma soprattutto a Draghi. Quindi, non ci sarà bisogno di porre la questione di fiducia perché i voti a favore del decreto sono abbondanti, sia alla Camera che al Senato. Tuttavia, l’approvazione del testo definitivo non sarà propriamente una passeggiata di salute, se è vero che le fibrillazioni tra forze di centrodestra e forze di centrosinistra si moltiplicano.

Ad esempio, i parlamentari leghisti hanno votato due giorni fa insieme a Fratelli d’Italia alcuni emendamenti con i quali si chiedeva di cancellare l’obbligo di green pass per accedere a bar e ristoranti. Ieri mattina, poi, hanno consolidato l’asse con i meloniani, votando a favore dell’abolizione dell’obbligo del green pass per i minorenni. Anche in questo caso il voto è stato ininfluente, perché l’obbligo è rimasto. Però il segnale politico è chiaro: le due forze di centrodestra, se si alleano, rischiano di rendere tempestosa la navigazione dell’esecutivo anche su altre scelte ancora più nette, ad esempio l’eventuale introduzione dell’obbligo vaccinale, sulla quale sia Lega che Fratelli d’Italia sono contrari. Salvini si è affrettato a rassicurare le altre forze politiche sul fatto che tale dissociazione leghista dalla linea del governo non mette in discussione gli equilibri della maggioranza e non mette a rischio la tenuta dell’esecutivo. In casa Pd, però, crescono i malumori e si moltiplicano le accuse di ipocrisia e incoerenza indirizzate al leader della Lega, che starebbe con un piede nella maggioranza e con l’altro all’opposizione.

Che cosa si nasconde dietro questo movimentismo crescente della Lega? Almeno due cose. Da una parte il tentativo di Salvini di frenare l’avanzata della Meloni, togliendole il monopolio dell’opposizione. Dall’altra la necessità del centrodestra di far pesare i suoi voti anche in vista dell’elezione del prossimo presidente della Repubblica. Con Forza Italia sempre più decimata da addii, scissioni e distinguo, l’asse Carroccio-Fratelli d’Italia potrebbe risultare decisivo, ad esempio, nell’elezione al Quirinale di Mario Draghi, con conseguente caduta del governo e interruzione della legislatura per tornare alle urne con un anno di anticipo. È l’ipotesi preferita da Salvini e Meloni, che in questo modo, stando ai sondaggi, entrerebbero a Palazzo Chigi dalla porta principale già nel 2022. Ed è un’eventualità che non dispiace neppure a Enrico Letta, che in questo modo rimanderebbe il congresso del suo partito, e a Giuseppe Conte, che non si logorerebbe per un altro anno e mezzo senza potere e senza incarichi istituzionali.

Sul green pass, quindi, si gioca una battaglia fittizia, che è in realtà una sfida di riposizionamento rispetto a partite che si disputeranno di qui a qualche mese. Chi siederà al Quirinale dopo febbraio? E chi a Palazzo Chigi? Quando si voterà per rinnovare le Camere? Ai partiti interessa questo. Molto di più dell’estensione del green pass e dell’introduzione dell’obbligo vaccinale. Anche se non possono ammetterlo.

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