• IL CASO

Sarah in copertina. Si ribella la redazione di Paris Match

Il prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino viene intervistato da un giornalista (cattolico) di Paris Match e il servizio guadagna la copertina per volontà della direzione. E il comitato di redazione che fa? Si indigna per l’“ingerenza” e la “scelta rischiosa”. La colpa del cardinal Sarah? Essere troppo cattolico.

“Chi ha paura dell’uomo nero?” è il nome di un vecchio gioco di strada nel quale, all’arrivo del bambino che fa l’uomo nero, gli altri devono scappare più velocemente possibile. Il razzismo non c’entra, ma la polemica sorta in Francia dopo l’uscita di un settimanale con la copertina dedicata al cardinale Robert Sarah, definito “uomo di influenza e di pace”, sembra un po’ un remake di questo gioco d’altri tempi. Un remake dove l’uomo nero è - solo metaforicamente parlando e senza alcun riferimento al colore della pelle - il prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, che con la sua intervista alla rivista popolare Paris Match ha ‘spaventato’ il comitato di redazione, al punto da indurlo a scrivere un comunicato nel quale viene espressa indignazione per quella che è stata definita una “scelta rischiosa”, ovvero aver dato spazio ad un prelato “poco noto al grande pubblico” che si autoproclama “radicale” e difende “posizioni molto divisive”.

La nota dei giornalisti, oltre a mettere nel mirino il profilo evidentemente troppo cattolico di Sarah, se la prende soprattutto con l’editore, il Gruppo Lagardère ora controllato dalla società Vivendi di Vincent Bolloré. Il comitato di redazione ha parlato, infatti, di “ingerenza” della direzione, dal momento che il caporedattore aveva provato, invano, a bloccare la decisione di dedicare la copertina al porporato guineano. A far scaldare gli animi di chi ha solidarizzato con i giornalisti di Paris Match anche il fatto che a realizzare l’intervista di ben sei pagine sia stato Philippe Labro, giornalista e scrittore accusato di essere non solo troppo amico di Bolloré - è il suo consigliere sui media e lo ha affiancato come vicepresidente nell’avventura del network televisivo Direct 8 - ma anche un cattolico di sensibilità tradi (tradizionale).

Nei commenti indignati alla copertina è stato fatto notare come l’incarico non sia stato affidato a Caroline Pigozzi, la corrispondente che si occupa abitualmente di questioni religiose per il settimanale. I toni del comunicato sono piuttosto allarmistici e tirano in ballo il rischio che questo “cambio editoriale” possa mettere in discussione “l’indipendenza” del giornale e che la copertina andrà a “danneggiare l’immagine costruita per più di 70 anni”.

Alle critiche del comitato di redazione, in ogni caso, è arrivata una risposta dalla dirigenza del Gruppo Lagardère: Arnaud Lagardère, amministratore delegato, e Constance Benqué, presidente di Lagardère News, hanno difeso la scelta di dedicare la prima pagina al cardinal Sarah, sostenendo che “le recenti notizie sull’indebolimento di papa Francesco ravvivano il tema della successione, che quest’estate sarà onnipresente durante il concistoro”. E l’intervista non è altro che una cronaca di un incontro in Vaticano tra il giornalista francese e il porporato guineano, nella quale peraltro non viene nascosta la collocazione scomoda, dal momento che Sarah viene descritto come “un prelato tanto adorato dai conservatori quanto contestato dai progressisti”.

Il comitato di redazione, invece, ha espresso preoccupazione per il fatto che “le posizioni più controverse del cardinale Sarah siano state taciute”: tuttavia, non risulta che il prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti abbia mai sostenuto posizioni diverse da quelle che si ritrovano da sempre nella dottrina della Chiesa cattolica.

 

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