Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Santi Marta, Maria e Lazzaro a cura di Ermes Dovico

Santi Marta, Maria e Lazzaro

Oggi si commemorano insieme i tre santi fratelli di Betania, amici del Signore Gesù.

Santo del giorno 29_07_2026 English Español

Betania si trova a due-tre chilometri da Gerusalemme ed è nota perché Gesù vi passò più volte durante la sua vita pubblica. Era il villaggio di Lazzaro (da qui il nome datole dagli arabi, al-Azariya, che sta proprio per luogo “di Lazzaro”) e delle sue sorelle Maria e Marta. Tutti e tre sono commemorati oggi dalla Chiesa. In precedenza Lazzaro era commemorato il 17 dicembre, ma con l’edizione del Martirologio Romano del 2001 (la prima dopo il Vaticano II) la sua memoria è stata spostata al 29 luglio, data tradizionale per il culto liturgico di Marta, patrona di casalinghe, cuochi, domestiche e albergatori. Nello stesso giorno è stato riunito il ricordo della sorella Maria di Betania, che a lungo è stata identificata con Maria Maddalena (nonché con la peccatrice penitente che cosparge di olio profumato i piedi di Gesù, baciandoli e asciugandoli con i suoi capelli; Lc 7, 36-50), per ragioni che meriterebbero un approfondimento a parte. Nel 2021, papa Francesco, accogliendo la proposta della Congregazione per il Culto Divino, ha disposto l’iscrizione nel Calendario Romano Generale, al 29 luglio, della memoria congiunta dei santi Marta, Maria e Lazzaro.

Marta è citata in tre episodi evangelici, uno più denso dell’altro, in cui viene ritratta come una donna sollecita nel servire e nell’andare incontro al Maestro. Luca ce la mostra nell’atto di accogliere in casa Gesù, nel mezzo delle fatiche del suo apostolato, «tutta presa dai molti servizi» mentre la sorella Maria, modello delle contemplative, ascolta la parola di Nostro Signore. Da qui la sua celebre rimostranza («Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti»), che diede motivo a Gesù di trasmettere un insegnamento su cui i cristiani di ogni tempo hanno dovuto meditare: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta» (Lc 10, 38-42). Si potrebbe dire che a quel tempo la buona Marta non aveva ancora trovato quell’equilibrio tra l’ora et labora, tra il raccoglimento con Dio e il lavoro, che sarà ben espresso nella dottrina di san Benedetto e che ognuno, non solo i monaci, è chiamato a cercare. Ma certo, come commentò sant’Agostino, era già sulla retta via: «Marta, tu non hai scelto il male; Maria ha però scelto meglio di te».

Ritroviamo Marta, che certamente custodì nel suo cuore le parole del Maestro, nell’episodio della risurrezione di Lazzaro. Non appena sa che Gesù, rischiando la vita, è di ritorno a Betania, proprio lei gli va subito incontro e gli rivolge queste parole: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto [le stesse parole saranno ripetute poco dopo dalla sorella Maria]! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, Egli te la concederà». Quando poi Gesù le preannuncia che suo fratello risorgerà e le chiede di credere in Lui, è ancora lei a fare un’aperta e ispirata professione di fede: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo» (Gv 11, 1-46). Nello stesso brano evangelico compare anche Maria, che con il suo pianto per la morte del fratello commuove profondamente Gesù.

Un altro episodio in cui ritroviamo i tre fratelli celebrati oggi si colloca dopo la risurrezione di Lazzaro, quando Gesù viene ospitato a cena a Betania: Marta è intenta a servire i commensali, tra i quali c’è lo stesso Lazzaro; e Maria cosparge i piedi del Signore di un preziosissimo olio di nardo, asciugandoli con i suoi capelli, pochi giorni prima della Passione. Al rimprovero fatto da Giuda di fronte al presunto “spreco”, è Gesù stesso a rispondere lodando il gesto profetico di Maria, fatto in vista della sepoltura del Suo sacratissimo corpo (Gv 12, 1-11).

Scrisse ancora sant’Agostino: «Marta e Maria erano due sorelle, non solo sul piano della natura, ma anche in quello della religione; tutte e due onoravano Dio, tutte e due servivano il Signore presente nella carne in perfetta armonia di sentimenti. Marta lo accolse come si sogliono accogliere i pellegrini, e tuttavia accolse il Signore come serva, il Salvatore come inferma, il Creatore come creatura; lo accolse per nutrirlo nel suo corpo mentre lei doveva nutrirsi con lo Spirito. […] Del resto tu, Marta, sia detto con tua buona pace, tu, già benedetta per il tuo encomiabile servizio, come ricompensa domandi il riposo. […] Ma dimmi: quando sarai giunta a quella patria, troverai il pellegrino da accogliere come ospite? Troverai l’affamato cui spezzare il pane? L’assetato al quale porgere da bere? L’ammalato da visitare? Il litigioso da ricondurre alla pace? Il morto da seppellire? Lassù non vi sarà posto per tutto questo. E allora che cosa vi sarà? Ciò che ha scelto Maria: là saremo nutriti, non nutriremo. […] E volete proprio sapere quello che vi sarà lassù? Il Signore stesso afferma dei suoi servi: In verità vi dico, li farà mettere a tavola e passerà a servirli (Lc 12, 37)».

Tornando a Lazzaro, va ricordato il clamore che la sua risurrezione suscitò. A causa di questo miracolo, ci informa ancora san Giovanni Evangelista, molti Giudei credettero in Gesù. Da qui la decisione dei sommi sacerdoti, che «deliberarono di uccidere anche Lazzaro» (Gv 12, 10). Una decisione che evidentemente non riuscirono a mettere in pratica. Infatti Lazzaro, secondo una consolidata tradizione orientale, divenne il primo vescovo di Cizio, oggi Larnaca, sull’isola di Cipro, dove tuttora sarebbero custodite alcune delle sue reliquie, rinvenute nel 1972 in un’arca di marmo. Già nell’890, sempre a Larnaca, era stata ritrovata una lapide con questa iscrizione: «Lazzaro, l’amico di Cristo».