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La figura

Santa Veronica Giuliani, da Orsola a vera immagine di Cristo

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I suoi genitori l’avevano chiamata come l’omonima martire cristiana del IV secolo. Ma poi in monastero, tra le clarisse cappuccine, aveva assunto il nome di Veronica, conformandosi a Cristo fino a portare sul corpo i segni della Passione.

Ecclesia 09_07_2026

«Io son tutta di Gesù; non voglio altro volere che il suo: faccia di me secondo la sua santa volontà. Questo mi basta. Lo voglio amare, adesso e sempre. Del resto, non cerco altro che l’amore puro, la gloria di Dio e il compimento del suo volere». Queste parole sembrano tratte da una lettera d’amore. E, in fondo, è proprio così: si tratta di un amore con la “A” maiuscola. Di quell’Amore che non conosce confini, corpo, materia, tempo e spazio. Solo purezza. Queste parole così sublimi sono custodite nel Diario di santa Veronica Giuliani, di cui oggi ricorre la memoria liturgica. Bastano queste righe per comprendere tutta la spiritualità della santa nata nel 1660 a Mercatello sul Metauro, comune marchigiano nella provincia di Pesaro e Urbino. Veronica tuttavia legò il suo nome a un altro luogo, Città di Castello. Qui, alla giovane età di 17 anni, entrò nella clausura del monastero delle clarisse cappuccine e vi rimase per tutta la vita.

Un volto allungato, elegante, quasi finemente aristocratico: questi i tratti somatici della santa. Così viene dipinta nei diversi ritratti che ci sono pervenuti, così è visibile dal corpo custodito nello stesso monastero cappuccino di Città di Castello. Un volto che è specchio di quell’abbandono a Dio che è stato il tema centrale della vita della santa: infatti, chi si accosta all’urna che contiene le sue spoglie non può che rimanere sorpreso di come quel viso esprima serenità, dolcezza, accoglienza. Chissà come si presentava quel volto al momento della nascita. E chissà cosa avranno pensato, nel vederlo, i genitori Francesco Giuliani e Benedetta Mancini quel 27 dicembre 1660, quando dalla bocca di Veronica uscì il primo vagito. Possiamo solo immaginare la gioia di casa Giuliani in quella data. Orsola, questo il nome che fu dato alla bimba. Un nome anche particolare: dalla sua etimologia risulta che deriva dal latino Ursula (diminutivo del nome Ursus), traducibile letteralmente in “piccola orsa” o “orsacchiotta”. Molto probabilmente, i genitori la chiamarono così per devozione verso sant’Orsola, martire cristiana vissuta verso la seconda metà del IV secolo.

Un grave lutto, dopo pochi anni dalla nascita di Orsola, entrò in casa Giuliani: la madre morì quando la piccola aveva solamente 7 anni. Quello di santa Veronica fu un cammino subito segnato dal Signore: fin da bambina ebbe, infatti, alcune visioni mistiche. Si narra che tutto ciò avvenne già all’età di 3 anni. Durante la Santa Messa, ad esempio, al momento dell’elevazione dell’Eucaristia da parte del sacerdote, la piccola Orsola vedeva Gesù che l’invitava a Sé: lo Sposo già amava la sua sposa. L’aveva scelta. Desiderava averla con sé. E così avvenne. Dopo che il padre assieme alla famiglia si trasferì a Piacenza, come soprintendente alle dogane del Ducato di Parma, la bambina cominciò sempre più ad essere tutt’uno con Cristo: intensificò la preghiera tanto da decidere di entrare, come accennato, nella clausura delle clarisse cappuccine di Città di Castello. Fu qui che il nome venne cambiato in Veronica: in questo caso, allora, il nome originario (quello di Orsola) divenne altro nome: Veronica, ossia, secondo l’etimologia, “vera immagine”.

Veronica, come la donna che asciugò il volto di Gesù dai segni della Passione. Orsola poteva avere, così, il suo nome “vero”: quello che l’avrebbe congiunta per sempre allo Sposo-Gesù. E fu proprio la Passione uno dei tratti più importanti della sua spiritualità: il cammino era quello della configurazione a Cristo. Veronica seguì, allora, la strada delle penitenze, delle ore e ore di preghiera, delle sofferenze offerte a Gesù crocifisso. Il suo sposalizio mistico con Gesù andò sempre più maturando nel tempo: i segni della Passione si compenetravano nella vita di Veronica. Nel Diario, in una delle tante pagine riservate al tema della Croce, troviamo scritta questa testimonianza che rende bene l’idea dell’Amore vissuto, della devozione e compenetrazione del suo cuore con quello del Cristo crocifisso: «Quando ero infermiera, nell’infermeria stava sempre esposto un Crocifisso. Io sentivo verso di Lui una gran devozione; stavo un poco e l’andavo a visitare; mi cresceva sempre più la devozione. Non mi sarei mai allontanata da Lui. Delle volte mi mettevo a parlare con Lui, e di cuore dicevo: Mio Signore, mi devi fare delle grazie, in particolare ti chiedo la conversione dei peccatori. E Lui si staccò il braccio dalla croce, mi fece cenno che io mi accostassi al suo santissimo costato. Non so come fosse… mi trovai abbracciata a quel Crocifisso, e Lui mi disse: “Tutto questo che ora faccio con te, lo faccio affinché tu veda quanto mi son grate le tue preghiere”».

Contemplazione, preghiera, dialoghi mistici, sofferenze e parole scritte in un Diario composto da 21.000 pagine circa, redatte solo per obbedienza al vescovo di Città di Castello, monsignor Luca Antonio Eustachi, e al confessore del monastero, padre Ubaldo Antonio Cappelletti. Pagine che davvero sorprendono per la profondità spirituale, per la poesia mistica, valido strumento per conoscere l’enorme vastità del cuore della santa. Un cuore che, secondo la perizia medica dopo la sua morte, accolse gli stessi segni della Passione così come Veronica li aveva descritti e persino disegnati. Quando lasciò la terra, il 9 luglio 1727, Veronica, badessa (dal 1716) di quello stesso monastero che l’aveva accolta in giovane età, dopo un’agonia di 33 giorni (33, come gli anni di Cristo), trovò pienamente in Dio il suo “completamento”: sposa in vita, sposa in morte, sposa nel Paradiso del suo amato Cristo.



LA STORIA

Il Crocifisso di santa Veronica Giuliani

09_07_2021 Antonio Tarallo

Nel diario di Veronica Giuliani, santa ricca di doni mistici, si legge di quando il Crocifisso nella sua stanzetta le parlò e schiodò un braccio per avvicinarla al Sacro Costato. Ricevette le stimmate, che furono riconosciute dall’Inquisizione. Una donna che parla al mondo di oggi, dimentico che la salvezza viene dalla Croce.

VITE EROICHE

Ecco il film per far conoscere Veronica Giuliani

Era pressoché sconosciuta eppure nessun santo ha ricevuto i doni mistici concessi da Dio a santa Veronica Giuliani. Definita dai papi "un gigante della fede", e seconda per grazie solo alla Madonna, la sua missione per la salvezza della Chiesa pare cominciare ora: fu prescelta per vivere il sacrificio della Croce. A raccontare questa donna, attesa da Cristo "da tutta l'eternità", è il docu-film "Il risveglio di un gigante".