Santa Teresa del Bambin Gesù, dottore della Chiesa

Sul letto di morte, alla sorella che le domandava se pensasse spesso al Signore, rispose: “Credo di non aver mai passato tre minuti senza pensare a Lui”. Le sue ultime parole furono: “Mio Dio, vi amo”.

«Se il buon Dio esaudisce i miei desideri, il mio Cielo si svolgerà sulla terra fino alla fine del mondo. Sì, voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra», scrisse santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897) pochi mesi prima della morte. Centovent’anni dopo è facile constatare che Dio ne ha esaudito i desideri. La sua biografia, scritta per obbedienza e pubblicata postuma con il titolo di Storia di un’anima, è stata tradotta in oltre 50 lingue e stampata in milioni di copie, ispirando un gran numero di persone e avvicinandole a Cristo. «La più grande santa dei tempi moderni», la definì san Pio X e sotto il pontificato di san Giovanni Paolo II è divenuta la più giovane tra i dottori della Chiesa.

Ultima dei nove figli dei coniugi Martin, primi sposi a essere canonizzati insieme, Teresa perse la madre a quattro anni e in seguito al grave lutto si trasferì con la famiglia a Lisieux. Nel novembre 1887, dopo aver affidato la sua vocazione alla Madonna che l’aveva guarita anni prima, stupì tutti nel corso di un’udienza con Leone XIII, al quale chiese di intervenire per farla ammettere in monastero nonostante l’ancora tenera età. “Se il buon Dio vorrà”, rispose il Santo Padre. Dio volle, perché in breve il vescovo si convinse e Teresa poté entrare nel Carmelo a soli quindici anni. Lì ritrovava le sorelle Pauline e Marie, ma la decisione della “santa del sorriso” dipendeva dal solo desiderio di Gesù. “Sentivo che il Carmelo era il deserto dove il buon Dio voleva che io andassi a nascondermi”.

A causa della salute malferma non riuscì ad andare in missione, ma visse intensamente la vita di clausura, sostenendo con lettere e preghiere due missionari che divennero i suoi fratelli spirituali. La tubercolosi la colpì nel 1896, in pieno tempo pasquale, e nello stesso periodo iniziò a vivere una profonda crisi che lei stessa definì “notte della fede”. Ebbe spinte verso l’ateismo che accettò come una croce, mentre continuava a offrire sacrifici e digiuni, senza mai perdere la speranza, perché intuì che il Signore la stava provando a beneficio degli increduli: “Il mio Cielo è di sorridere a questo Dio che io adoro, allorché egli vuole nascondersi per provare la mia fede”.

Consapevole delle proprie imperfezioni e illuminata dal richiamo evangelico di farsi come bambini, Teresa scoprì di dover offrire con fiducia a Gesù tutti i suoi limiti e la sua piccolezza: chiamò “piccola via” questa scoperta, esortando all’abbandono totale a Dio per essere da Lui elevati alla santità. Sul letto di morte, alla sorella che le domandava se pensasse spesso al Signore, rispose: “Credo di non aver mai passato tre minuti senza pensare a Lui”. Le sue ultime parole furono: “Mio Dio, vi amo”.

Protettrice di: malati di Aids, tubercolosi e altre malattie infettive; orfani, missionari, vocazioni

Per saperne di più:

Storia di un’anima, santa Teresa del Bambin Gesù

Omelia di Giovanni Paolo II in occasione della proclamazione a dottore della Chiesa

Teresa di Lisieux, la consapevolezza di essere amati

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