• SCENARI

Santa alleanza Pd-5 Stelle, per il governo processo farsa

Prima ancora di venire processati, gli esponenti dell’esecutivo sono già stati prontamente riabilitati dalla Procura di Roma. Fosse accaduto in altri tempi e con altri protagonisti, i grillini si sarebbero indignati. Ma l'accordo elettorale Pd-5 Stelle indebolisce Conte e apre a una fase nuova. 

Il Governo finisce solo teoricamente sotto processo, ma è già stata preannunciata l’archiviazione di ogni accusa nei suoi confronti. La Procura di Roma sta indagando sulla gestione dell’emergenza Covid-19 in Italia sulla base di circa duecento denunce ed esposti depositati negli ultii mesi da diversi avvocati e semplici cittadini. Il premier Giuseppe Conte e sei suoi ministri sono accusati di epidemia colposa, delitti colposi contro la salute pubblica, omicidio colposo, abuso d’ufficio, attentato contro la Costituzione e contro i diritti politici dei cittadini. Dopo tutto ci sono stati 35.000 morti durante i mesi di pandemia e nessuno sa il perché. Le autopsie non sono state fatte e quindi non è possibile appurare la causa di migliaia di decessi. L’inchiesta si somma a quella della Procura di Bergamo, che riguarda la mancata zona rossa in Val Seriana.

Gli avvisi di garanzia emessi dai Pm della capitale nei confronti del premier e dei ministri non porteranno a nulla. «La trasmissione al Tribunale dei Ministri – si sono affrettati a far sapere da Palazzo Chigi, temendo danni di immagine - è stata accompagnata da una relazione nella quale l’ufficio della Procura ritiene le notizie di testo infondate e dunque da archiviare».

Dunque, prima ancora di venire processati, gli esponenti dell’esecutivo sono già stati prontamente riabilitati dalla Procura di Roma. Su questo punto l’avvocato Carlo Taormina, promotore di molte di quelle denunce contro la gestione dell’emergenza sanitaria da parte di Palazzo Chigi, si dice pronto a dare battaglia, in quanto i Pm capitolini starebbero esercitando “un’interferenza” sul Tribunale dei Ministri. «La legge – spiega - non prevede alcun potere delle procure per i reati ministeriali, rientrando ogni competenza nel Tribunale dei Ministri. Vedremo cosa farà il tribunale che conserva massima autonomia. In ogni caso l’atteggiamento della Procura di Roma resta grave e preoccupante. Questa magistratura è davvero sempre più sconcertante e non accettabile». Anche il Comitato “Noi denunceremo”, che raggruppa i parenti delle vittime dell’epidemia di Covid-19, annuncia che non si fermerà di fronte all’eventuale archiviazione delle denunce.

Fosse accaduto in altri tempi e con altri protagonisti, i grillini si sarebbero indignati, avrebbero promosso sit-in, petizioni on-line per chiedere dimissioni e pene esemplari per i responsabili. In questo caso cosa hanno fatto? Hanno messo da parte ogni delirio giustizialista e hanno fatto votare ai loro simpatizzanti la possibilità di siglare intese locali con gli altri partiti, in questo caso con il Pd.

Sulla piattaforma Rousseau è andata in onda l’ennesima sceneggiata, con votazioni dall’esito abbondantemente scontato fin dall’inizio, ma necessarie per ammantare di democraticità interna decisioni verticistiche dettate dall’unico obiettivo di conservazione del potere per il potere.

In quest’arte i grillini sono ormai imbattibili e lo si è visto nelle spartizioni delle poltrone di nomina governativa, dove hanno imperversato, potendo contare su pattuglie parlamentari ancora molto nutrite e forti, a dispetto di un consenso popolare sceso sotto il 15%.

Gli attivisti grillini si sono espressi on line a favore della ricandidatura di Virginia Raggi a sindaco di Roma e hanno dato il via libera alle intese con il Pd su base regionale e locale. Era prevedibile, considerato che i sondaggi per le elezioni del 20 e 21 settembre in sette regioni e alcune importanti città danno il centrodestra in netto vantaggio. Meglio, quindi, per Pd e Cinque Stelle allearsi e limitare i danni, cercando di ribaltare, ove possibile, i disastrosi pronostici della vigilia.

Il cambio di strategia da parte dei big del Movimento Cinque Stelle è stato delineato da Beppe Grillo, che ha ispirato l’endorsement di Luigi Di Maio a sostegno di un patto con il Pd in tutt’Italia.

L’accordo ha una serie di risvolti che non tutti hanno colto appieno. Il primo è l’indebolimento di Giuseppe Conte, considerato da Luigi di Maio e Nicola Zingaretti sempre più autoreferenziale e i ogni caso un po’ “ammaccato” dalle inchieste giudiziarie e dal crescente disagio sociale che monta nel Paese. Il nuovo asse tra grillini e dem è di natura politica e potrebbe portare, nel tempo, alla sostituzione dell’attuale premier con lo stesso Di Maio, in cambio dell’appoggio dei parlamentari grillini, fra un anno e mezzo, ad un candidato Pd al Quirinale, magari lo stesso Mattarella, ove non si trovasse l’accordo su Paolo Gentiloni o altri esponenti dem. Non a caso Di Maio ha parlato di «inizio di una nuova era» e il segretario dem «di una buona notizia per aprire una nuova stagione riformista nel Paese».

Altro effetto dell’idillio sbocciato sulla piattaforma Rousseau è la marginalizzazione, dentro il Movimento Cinque Stelle, di quelle voci filo-leghiste da sempre insofferenti al Conte-bis. Una figura come quella di Alessandro Di Battista ben difficilmente avrà gradito questa virata a sinistra del Movimento e non è detto che ciò non possa preludere a una scissione o a una diaspora di parlamentari grillini verso il Carroccio e Fratelli d’Italia. D’altra parte, soprattutto se dovessero vincere i “si” al referendum sulla riduzione del numero di parlamentari, le poltrone disponibili alle prossime politiche sarebbero molte di meno e i grillini non allineati certamente non verrebbero ricandidati.

Infine, questa “santa alleanza” Pd-Cinque Stelle benedetta in Rete dal popolo grillino si è cementata anche sul terreno giudiziario con la remissione di tutte le querele presentate per anni dai grillini nei confronti di esponenti del Pd e viceversa. Il clima da “volemose bene” ha portato come per incanto all’azzeramento di anni di astio e insulti velenosi. Eppure basterebbe fare una rapida ricerca in internet per trovare decine e decine di dichiarazioni di Luigi Di Maio contro i dem (“Mai col partito di Bibbiano”, “Pd partito degli stupratori di bambini e di Mafia Capitale”) e la sinistra in generale. Ma la gente dimentica tutto e così l’abbandono delle cause giudiziarie «per evitare di intasare i tribunali» (è la spiegazione ufficiale dei protagonisti) rappresenta la ciliegina sulla torta di un patto diabolico per impedire il cambiamento e cristalizzare gli attuali equilibri di potere.