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GOVERNO SOCIALISTA

Sanchez, l'"Erode" di Spagna che mette l'aborto in Costituzione

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Il premier Pedro Sanchez intende introdurre l'aborto nella Costituzione spagnola, limitando anche la libertà di coscienza. Propone la legge proprio quando il cappio delle inchieste si stringe attorno a lui e ai suoi famigliari e collaboratori.

Vita e bioetica 11_04_2026
Pedro Sanchez (AP)

Sanchez come Erode, sparge sangue innocente per mantenere il potere nel silenzio europeo. Si susseguono in Spagna le ferme condanne per l’approvazione in Consiglio dei Ministri dei giorni scorsi della riforma costituzionale, proposta dal Primo Ministro socialista Pedro Sánchez nei mesi scorsi, per includere l'aborto nella Costituzione spagnola. Una decisione politica cinica, ideologica e profondamente irresponsabile, volta a distogliere l'attenzione dei media dai casi di corruzione che coinvolgono il governo da almeno un anno, a scapito della vita di migliaia di bambini non ancora nati.

Sanchez che si appella alla pace, alla difesa dei bimbi di Gaza, Teheran e Beirut, vuole includere nel testo fondamentale del paese il diritto assoluto all’omicidio dell’innocente in utero materno. Costui, per esser ben chiari, è il pifferaio ispiratore e leader invocato dalle sinistre italiane che desiderano governarci: Schlein, Bonelli e Fratoianni. Il Primo Ministro spagnolo, “pacifista” con i forti e “macellaio” con i deboli, ha deciso di usare la vita umana come merce di scambio politica, nel tentativo di nascondere agli occhi dell'opinione pubblica la sua corruzione a costo di vite innocenti. Una decisione consapevole di radicalizzare il dibattito e galvanizzare la sua base di estrema sinistra, consapevole di sacrificare al contempo i più indifesi della società.

La proposta di riforma costituzionale è volta a includere l'aborto nell'articolo 43, che riguarda il diritto alla tutela della salute, una furberia che a molti appare incostituzionale, come da noi descritto su queste pagine. La “ministra” per l'Uguaglianza Ana Redondo ha affermato che questa iniziativa fungerà da baluardo contro le «dinamiche regressive» e ha segnato «una giornata importante per la democrazia spagnola». L'emendamento proposto garantirebbe l'accesso all'aborto «in condizioni di reale ed effettiva uguaglianza» in tutta la Spagna, con il governo che richiede una maggioranza dei tre quinti sia al Congresso che al Senato affinché venga approvato. La Redondo ha affermato poi che la riforma mira a garantire un accesso uniforme ai servizi di aborto attraverso il sistema sanitario pubblico, sottolineando le disparità regionali e l’attuale dipendenza dalle cliniche private. Un approccio, quest’ultimo, che potrebbe certamente essere seguito anche dalla sinistra e dai radicali italiani se malauguratamente dovessero vincere le elezioni del prossimo anno.

Ovviamente la costituzionalizzazione dell'aborto non solo consoliderebbe una cultura della morte, ma costituirebbe anche un grave attacco alle libertà fondamentali, in particolare alla libertà di espressione e di azione del movimento pro-vita in Spagna, tentando di eliminare qualsiasi alternativa sociale che tuteli la maternità e la vita. Perciò diverse associazioni della società civile spagnola e l’intera chiesa cattolica hanno denunciato la decisione del governo e invitato i partiti di opposizione a schierarsi apertamente contro la proposta dell’esecutivo. PPE e Vox, entrambi di centrodestra hanno già dichiarato pubblicamente la loro totale e decisa opposizione.

Non è per nulla una coincidenza che l’approvazione della proposta del premier in Consiglio dei Ministri sia avvenuta lo stesso giorno, 7 aprile, in cui l'ex ministro dei trasporti spagnolo José Luis Ábalos è comparso davanti alla Corte Suprema spagnola, con le accuse di: corruzione, traffico di influenze, appropriazione indebita, uso improprio di informazioni riservate e appartenenza a un'organizzazione criminale. I pubblici ministeri chiedono una condanna a 24 anni di reclusione. Ábalos e il suo ex collaboratore Koldo García sono accusati di aver ricevuto tangenti in cambio di appalti pubblici assegnati durante la pandemia di Covid, in particolare per mascherine e dispositivi sanitari. García rischia 19 anni di carcere. L'imprenditore Víctor de Aldama, che ha collaborato con gli inquirenti, rischia sette anni. Ábalos è stato il più stretto alleato politico di Pedro Sánchez: l'uomo che lo ha aiutato a tornare alla guida del Psoe nel 2017, che ha negoziato le alleanze parlamentari che lo hanno portato al potere nel 2018 e che in seguito è diventato uno dei ministri più potenti del governo. Santos Cerdán, che aveva sostituito Ábalos come segretario organizzativo del Psoe, è stato a sua volta costretto a dimettersi dopo essere stato coinvolto in un'altra inchiesta relativa ad appalti per opere pubbliche. La polizia spagnola ha poi perquisito la sede del Psoe a Madrid, mentre i giudici hanno aperto un'inchiesta separata su possibili pagamenti illeciti in contanti all'interno del partito. Allo stesso tempo, la moglie di Sánchez, Begoña Gómez, rimane sotto inchiesta per presunto traffico di influenze e corruzione aziendale legata ad aziende che hanno ricevuto finanziamenti pubblici. Anche suo fratello, David Sánchez, dovrà affrontare un processo per essere stato assunto da un ente regionale.

Dunque il più osannato e benvoluto leader socialista europeo costituzionalizza l’omicidio di bimbi non ancora natì per nascondere le proprie malefatte e quelle dei suoi collaboratori, sperando di mantenere il potere al prezzo di sangue innocente. E lo chiamano progresso? Papa Leone sarà dal 6 al 12 giugno in Spagna, confidiamo che non voglia incontrare quest’”Erode”.