San Damiano e l'inizio di una vita nuova
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Il primo atto significativo compiuto da Francesco dopo la conversione fu proprio il restauro della chiesa di San Damiano. Non si trattò della costruzione di un edificio nuovo, bensì della ricostruzione di uno già esistente. Francesco non intende fondare una nuova Chiesa, ma porsi al servizio di quella che già esiste.
La storia delle Clarisse affonda le proprie radici in una piccola chiesa di campagna alle porte di Assisi. San Damiano, luogo nel quale Francesco compì uno dei primi gesti della sua conversione, occupa infatti una posizione centrale non soltanto nella vicenda personale del Santo, ma anche nelle origini della comunità che in seguito si sarebbe raccolta attorno a santa Chiara.
Nella Vita prima, Tommaso da Celano racconta che il primo atto significativo compiuto da Francesco dopo la conversione fu proprio il restauro della chiesa di San Damiano. Non si trattò della costruzione di un edificio nuovo, bensì della ricostruzione di uno già esistente. Questa scelta possiede un evidente valore simbolico. Francesco non intende fondare una nuova Chiesa, ma porsi al servizio di quella che già esiste. Celano coglie con finezza il significato di questo gesto e osserva che Francesco «non scalza le fondamenta, ma edifica su di esse», riservando inconsapevolmente a Cristo l'unica autentica prerogativa fondatrice. Il richiamo all'insegnamento di san Paolo è trasparente: nessuno può porre un fondamento diverso da quello già posto, che è Gesù Cristo.
È significativo che il biografo colleghi fin da subito San Damiano alla futura presenza delle Clarisse, allora chiamate Povere Donne. Quando Francesco restaurava la chiesetta, la comunità femminile non era ancora nata; sarebbero passati alcuni anni prima che Chiara e le sue compagne vi prendessero dimora. Eppure Celano, rileggendo gli eventi alla luce della storia successiva, riconosce già in quel luogo il destino che la Provvidenza gli aveva assegnato.
In questa prospettiva la conversione di Francesco assume il valore di un autentico evento fondatore. Da essa prende avvio una nuova scansione del tempo. Gli avvenimenti vengono misurati a partire da quel momento decisivo, così come gli antichi Romani contavano gli anni dalla fondazione della città e il mondo cristiano dalla nascita di Cristo. L’incontro con il Signore inaugura una vita nuova e diventa il criterio interpretativo dell’intera esistenza del Santo.
A questo punto la Vita prima apre una significativa digressione dedicata a santa Chiara. La giovane assisana aderì alla forma di vita proposta da Francesco quando l’Ordine dei Frati Minori aveva già mosso i primi passi. Secondo la ricostruzione cronologica di padre Lazzeri, la sua vestizione avvenne nella notte tra la Domenica delle Palme e il lunedì 28 marzo 1211.
Tommaso ne traccia un ritratto essenziale ma al tempo stesso raffinato. Chiara è nobile per nascita, ma ancora più nobile per grazia; giovane negli anni, ma matura nello spirito; ardente nell'amore di Cristo e salda nei suoi propositi.
Affiora qui una tipica sensibilità medievale, sintetizzata dall’antico principio nomina sunt consequentia rerum. Il nome non è una semplice designazione convenzionale, ma esprime qualcosa della realtà profonda della persona. «Si chiamava Chiara», scrive il biografo, «e chiara era la sua vita, chiarissima la sua virtù». Non si tratta di un semplice gioco etimologico, bensì di una vera chiave interpretativa della sua esistenza.
L’attenzione di Celano si concentra soprattutto sulle virtù che caratterizzano la comunità di San Damiano. La castità, la verginità consacrata e l’amore per Cristo, riconosciuto come lo «Sposo eterno», si accompagnano al silenzio, alla pazienza e a un’esistenza totalmente orientata verso Dio.
In questa fase, tuttavia, Tommaso non intende ancora scrivere una biografia della santa. Il suo interesse si rivolge soprattutto all’assetto istituzionale della nuova comunità. Per questo ricorda la Forma vitae concessa intorno agli anni 1218-1219 dal cardinale vescovo di Ostia, il futuro Gregorio IX, alle «Povere Donne recluse dell'Ordine di San Damiano». Soltanto molti anni dopo, nel 1255, lo stesso autore comporrà la Legenda Sanctae Clarae Virginis, interamente dedicata alla santa assisana, morta l'11 agosto 1253 e canonizzata due anni più tardi.
La prospettiva muta sensibilmente nella Vita seconda. Qui emerge un particolare di notevole interesse umano che non compariva nella biografia precedente. Francesco prova inizialmente vergogna nel chiedere l'elemosina necessaria per il restauro di San Damiano. Il figlio del mercante Pietro di Bernardone avverte tutta la difficoltà di un gesto che lo espone pubblicamente all’umiliazione. Una volta superata questa resistenza interiore, però, si mette a chiedere l'olio per alimentare le lampade della chiesa e lo fa persino in lingua francese.
È proprio in questo contesto che affiora un elemento assente nella Vita prima. Francesco non si limita a promuovere il restauro materiale dell'edificio, ma sembra già intuire il futuro destino di quel luogo. Invita la popolazione a collaborare ai lavori e annuncia che quella chiesa diventerà la dimora di vergini consacrate a Cristo. La notizia assume particolare rilievo perché non compare nella prima biografia di Celano, mentre sarà ricordata dalla stessa Chiara nella sua Regola.
Anche la Leggenda dei tre compagni, al capitolo VII, conserva memoria dell'episodio. Ricompaiono la vergogna iniziale di Francesco nel chiedere la questua e la sua decisione di vincerla. Dopo avere riconosciuto apertamente la propria debolezza, egli si mette all’opera e pronuncia parole che la tradizione francescana avrebbe conservato con particolare venerazione: «Venite, aiutatemi in questi lavori! Sappiate che qui sorgerà un monastero di signore e, per la fama della loro santa vita, sarà glorificato in tutta la Chiesa il nostro Padre celeste».
Tommaso conclude osservando che lo spirito profetico di Francesco anticipava quell’«ideale sublime di vita» che sarebbe stato successivamente confermato dall’autorità della Sede Apostolica per opera di papa Gregorio IX, quando ancora ricopriva la carica di vescovo di Ostia.
Nella Legenda maior, san Bonaventura riprende il celebre episodio della chiamata di San Damiano. Francesco, guidato unicamente da Cristo, entra nella chiesa per pregare e, davanti al Crocifisso, ode la voce che gli ordina di riparare la chiesa in rovina. Colpito profondamente da quel comando, decide di obbedire senza esitazione. Vende alcune stoffe e il proprio cavallo per procurarsi il denaro necessario ai lavori e, tornato ad Assisi, lo offre al sacerdote di San Damiano chiedendo di poter vivere accanto alla chiesa e dedicarsi al suo restauro. In questa narrazione, tuttavia, non compare alcun riferimento allo spirito profetico di Francesco né all'annuncio dell’arrivo delle future Povere Donne di santa Chiara.
Alla luce delle fonti, San Damiano appare dunque come il crocevia provvidenziale di due vocazioni destinate a lasciare un’impronta profonda nella storia della Chiesa. È il luogo nel quale matura la conversione di Francesco e quello nel quale troverà casa la comunità di Chiara. Il rinnovamento ecclesiale non nasce dalla volontà di costruire qualcosa di diverso, ma dal ritorno radicale al Vangelo vissuto.

