• ECOLOGISMO

Sacrificare la casa al Moloch climatico dell'Ue

Dopo le auto, le case. Si impone il dibattito sulla bozza di direttiva europea che imporrebbe il restauro dei tre quarti degli edifici abitativi italiani, per adeguarli alle nuove norme sul risparmio energetico. Per le nostre famiglie di risparmiatori sarebbe una catastrofe. Ma il Moloch climatico chiede, con urgenza, sempre nuovi sacrifici. 

Dopo le auto, le case. Le auto emettono gas serra, quindi l’Ue intende vietare, entro il prossimo quindicennio, le auto con motore a combustione interna, permettendo solo quelle elettriche. Ma le case emettono gas serra più delle auto, si obietta. E quindi che si fa, si vietano anche le case? Sì. La risposta, sconcertante, è contenuta nella bozza della direttiva Ue sull’efficienza energetica nell’edilizia, di cui si discute da più di un anno e che il 9 febbraio approderà nel Parlamento europeo per il dibattito. Saranno consentiti solo edifici abitativi e pubblici con una maggior classe di prestazione energetica. Tutti gli altri devono essere restaurati per raggiungerla (o abbattuti, perché no?). Il governo Meloni sta provando ad opporre resistenza, così come i partiti di maggioranza FdI e Lega. In Italia, infatti, si dovrebbero rifare i tre quarti del Paese.

Gli edifici si suddividono in sei categorie, da A (la migliore) a F (la peggiore). Secondo la bozza della direttiva che verrà presentata al Parlamento europeo, gli edifici residenziali e le unità immobiliari dovranno raggiungere entro il 1° gennaio 2030 almeno la classe energetica E ed entro il 1° gennaio 2033 almeno la classe di prestazione energetica D.

Di tutti i 27 Paesi dell’Unione, noi siamo fra quelli più penalizzati. “La maggior parte degli immobili italiani è in una classe tra G e F. L’avanzamento di classe energetica richiede solitamente un taglio dei consumi di circa il 25% con interventi come cappotto termico, sostituzione degli infissi, nuove caldaie a condensazione, pannelli solari. Una serie di interventi che necessitano di ingenti investimenti economici per il raggiungimento dei minimi previsti dalla Commissione europea”, si legge nella mozione di Riccardo Molinari (Lega). La maggior parte, si intende i tre quarti di tutti gli edifici abitativi italiani. Secondo i dati riportati nella mozione di Tommaso Foti (Fratelli d’Italia), gli edifici ad uso residenziale sono 12 milioni e mezzo e con la direttiva “dovranno essere ristrutturati oltre 9 milioni di edifici residenziali” e non è prevista flessibilità per adattarsi al contesto nazionale.

“Differentemente dai Paesi nordici, ove gli immobili sono quasi tutti di recente costruzione, l’Italia ha alle sue spalle una lunga storia edilizia che non può essere di colpo adeguata a standard moderni imposti dalle pressanti richieste di ambientalismo ideologico”, scrive Molinari. Giorgio Spaziani Testa (Confedilizia), prevede per questo uno scenario fosco: “i tempi ridottissimi determineranno una tensione senza precedenti sul mercato, con aumento spropositato dei prezzi, impossibilità a trovare materie prime, ponteggi, manodopera qualificata, ditte specializzate, professionisti ecc. Nell’immediato, poi, l’effetto sarà quello di una perdita di valore della stragrande maggioranza degli immobili italiani e, di conseguenza, un impoverimento generale delle nostre famiglie”. Per fare un esempio: lo stress provocato sul mercato dal bonus 110 per l’edilizia riguardava appena il 5% degli edifici unifamiliari e lo 0,8% di quelli plurifamiliari. “Imporre gli interventi previsti dalla bozza di direttiva vuol dire obbligare a spese ingenti la quasi totalità della popolazione italiana, a differenza di quanto accade in Paesi – come ad esempio la Germania – in cui la proprietà degli immobili è concentrata in pochi, grandi soggetti di natura societaria”. Secondo Foti: “La direttiva, oltre a rappresentare un rischio per i proprietari e per il valore degli immobili, costituisce anche un serio pericolo per le banche e per le loro garanzie: una riduzione generalizzata del valore del patrimonio immobiliare italiano, farebbe conseguentemente emergere un problema creditizio”.

Questa bozza di direttiva non è solo un monumento alla rigidità dell’Unione Europea, che non tiene affatto conto delle diversità al suo interno, ma è anche un esempio di come la politica climatica sia diventata un Moloch molto esigente. In suo nome si devono fare sacrifici, meglio se più dolorosi. La fretta con cui sono state fissate scadenze vicinissime (come si era già visto per i veicoli elettrici) per eseguire interventi enormi ne è la dimostrazione. Serve ad assecondare lo spirito emergenziale con cui si affronta la questione, il tentativo di mitigare il riscaldamento globale, convinti di essere sull’orlo di una catastrofe irreversibile.

Il Moloch climatico chiede sacrifici, ma sempre a danno delle solite categorie. Chi verrebbe penalizzato? Chi ha investito nel mattone. E chi investe nel mattone? Chi pensa di dare un tetto alla famiglia e garantire un’eredità stabile ai figli. Nello spirito della bozza di questa direttiva, il bagaglio, storico e famigliare, è meglio che sia leggero. Meglio se la casa è nuova, meglio se si è disposti a cambiarla. Meglio ancora se non la si possiede neppure (e qui viene in aiuto tutta la retorica a favore della sharing economy, della coabitazione, del “non possiedo nulla e sono felice”). Sono gli obiettivi del socialismo classico, se ci si pensa bene, contro la famiglia e la proprietà privata, sulla casa. È un socialismo che si tinge di verde e viene promosso anche dai maggiori capitalisti, in una sorta di nemesi storica.

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