Rubato un prezioso calice ai salesiani di Cuneo
Da qualche tempo l’istituto salesiano subisce furti e inoltre gruppi di ragazzini compiono atti vandalici e molestie
Il calice che San Giovanni Bosco usava quando si recava in visita a Cuneo, un oggetto di inestimabile valore spirituale, è stato rubato nella chiesa cittadina a lui dedicata, annessa all’oratorio salesiano. Quando esattamente sia successo non si sa. Il furto è stato scoperto la mattina di domenica 4 ottobre mentre i sacerdoti stavano preparando il materiale liturgico. Non è il primo furto subito dai salesiani di Cuneo. “Siamo purtroppo soggetti a questo problema – ha spiegato don Thierry Pierre Dourland, il direttore dell’istituto – la nostra casa è già stata colpita in passato. Nonostante tutte le accortezze, dopo un po’ di tregua capita ancora. Questa volta hanno portato via materiale come un tablet e un microfono, ma soprattutto due calici. Uno era nascosto in un’anta superiore ed era quello usato da don Bosco quando era ospite a Madonna dell’Olmo. Lì c’era una villa dove lui alloggiava, ospite di amici, con una cappella privata. Don Bosco veniva a Cuneo verso il 1860-1870, quindi si tratta di un oggetto antecedente, realizzato tra fine 700 e inizio 800, che lui utilizzava. La famiglia di Madonna dell’Olmo l’aveva poi donato ai Salesiani per custodirlo, e lo usavamo nelle grandi feste”. I furti non sono l’unico problema. Da oltre un mese un gruppo di ragazzini hanno preso di mira chiesa e oratorio. Diffondono bestemmie a frasi offensive tramite i cellulari, sputano sui banchi, gettano immondizia, infastidiscono e intimidiscono chi prega. In un caso hanno lanciato sassi contro un fedele. Hanno anche danneggiato degli arredi sacri, tra cui un confessionale. “Ci dispiace – spiega don Dourland – perché sono ragazzini che conosciamo e che accogliamo in oratorio, che abbiamo seguito. Alcuni sono cresciuti anche qui, hanno fatto il catechismo”. “C’è l’effetto branco – prosegue – e la voglia di trasgressione. Si sentono grandi, giganti, ma sono ragazzi di 13-15 anni, spesso con poca supervisione e molta libertà a tutte le ore. Li vediamo sempre in giro, quindi c’è anche un po’ di assenza di controllo. Singolarmente sono agnellini, ma in gruppo cambiano, si aizzano l’uno con l’altro. Questa dinamica di gruppo crea poi il problema. Stiamo cercando di incontrare le famiglie per parlarne direttamente, lavorando anche in rete con i carabinieri”. Quanto ai furti, don Dourland si augura che i ragazzi non arrivino a tanto: “credo si tratti di qualcosa di diverso – dice – forse di un lavoro da professionisti perché non risulta alcun segno di effrazione. Anche se non ho la certezza assoluta”.

