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FRANCIA, SPAGNA, BELGIO

Piazze in ebollizione. Un'agitazione islamo-marxista

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Spagna, Francia e Belgio: piazze piene di manifestazioni violente. Si parte da problemi reali, come casa e scuola, ma l'estrema sinistra, con una forte componente islamica, prende la guida e usa le agitazioni per prendere o mantenere il potere. 

Editoriali 10_10_2026
Scontri a Parigi (AP)

Le proteste in diverse città e capitali europee nascono da problemi reali: affitti proibitivi, scuole senza docenti, trasporti costosi, bilanci tagliati. Liquidare ogni manifestante come estremista sarebbe falso, ma riconoscere le ragioni sociali non nasconde la strategia dei partiti della sinistra radicale che entrano nei cortei, ne amplificano le parole d’ordine e trasformano la rabbia in pressione sulle istituzioni. Non serve immaginare una regia internazionale, per altro abbiamo descritto l’iniziativa del Dipartimento di Stato degli USA contro il risorgente terrorismo rosso, anche questa volta basta osservare la convergenza d’interessi fra piazza, sindacati militanti, reti Antifa, gruppi islamisti e falangi rosse decise a conservare o conquistare il governo.

La Spagna offre il caso più trasparente. L’espulsione da casa dell’ottantasettenne María del Carmen Abascal ha acceso una protesta autentica contro affitti e speculazione. Dopo la bocciatura dei decreti sull’emergenza abitativa, Pedro Sánchez ha sciolto le Cortes e convocato le elezioni per il 29 novembre. Lo ha detto apertamente: serve «mobilitare» e ottenere una maggioranza progressista più ampia, una scelta che rappresenta il tentativo di cogliere lo slancio delle proteste, far dimenticare scandali corruttivi e invasione di Ceuta e spostare il voto su un terreno favorevole al Psoe (Partito Socialista spagnolo, ndr). Sánchez vuole cavalcare le piazze, causate dalla sua mancanza di decisioni a favore del diritto alla casa, addossando alle destre la crisi. Il precedente? Mentre si correva la gara ciclistica nazionale, la Vuelta, Sánchez lodò i manifestanti pro-Palestina nonostante il blocco della gara. Tutte conferme del metodo socialista: la piazza è legittima quando rafforza il racconto del governo rosso o lo può aiutare nella conquista del potere. Mercoledì la formazione di sinistra Mas Madrid ha minacciato l’attuale maggioranza e la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Ayuso, con parole allarmanti:«Non ci sarà pace in piazza!»

In Francia il collante è ancora più evidente. Le carenze della scuola sono documentate e migliaia di studenti manifestano pacificamente, tuttavia la sinistra di LFI del candidato alla presidenza Jean-Luc Mélenchon si è schierata subito con blocchi, saccheggi, violenze e occupazioni, mentre il governo l’accusa di «strumentalizzare la gioventù». Il quotidiano online Boulevard Voltaire ha raccolto immagini di slogan Antifa, aggressioni, riferimenti jihadisti e adulti estranei agli istituti che ispirano, promuovono e coordinano le violenze. Legittimo e ragionevole il sospetto che quando Mélenchon cavalca anche la rivolta scolastica, in vista del 2027, l’accusa di saldare rabbia sociale, antifascismo militante e comunitarismo islamista diventa verosimile. Quando Mélenchon, giovedì, ha scritto su X che "la Bastiglia è stata ripresa", dopo che gli studenti hanno organizzato grandi manifestazioni in tutto il Paese, incluso un maxi raduno nella famosa place de la Bastille a Parigi, restano ben pochi dubbi sulle sue reali e antidemocratiche intenzioni.

La peste rossa ha raggiunto nei giorni scorsi il Belgio francofono, anche qui vi sono rivendicazioni concrete contro rincari e tagli all’istruzione, ma a Liegi i disordini hanno lasciato vetrine devastate, incendi, saccheggi, agenti feriti e quasi duecento fermi. Ieri altri incidenti violenti a Bruxelles, con una proporzionata e ferma reazione della polizia. Il ministro dell’Interno Bernard Quintin ha parlato di un movimento «di tipo Antifa» infiltrato nelle proteste e di adulti che manipolano minorenni; il capo della polizia ha confermato la presenza crescente di persone estranee alle scuole. Il quotidiano online Brussels Signal ha ricostruito precedenti aggressioni legate alle reti antifasciste locali. Intanto il Ptb, partito marxista di sinistra belga, ha sostenuto la mobilitazione e invitato gli studenti in piazza per il 9 ottobre. La commistione fra protesta, copertura partitica e gruppi organizzati offre alle frange radicali visibilità e protezione narrativa. Per Ptb e socialisti, oggi all’opposizione, la crisi è un’occasione per logorare il governo dei conservatori di De Wever. 

Il pericolo non riguarda direttamente l’Italia? Le prime occupazioni scolastiche sono partite con lo slogan «Facciamo come in Francia» e precedono la manifestazione della Cgil del 17 ottobre intitolata non casualmente “La Via Maestra”. Attenzione perché identificare l’antifascismo costituzionale con reti che giustificano intimidazioni, occupazioni e violenza è pericoloso. Il rischio italiano è una nuova divisione del lavoro: i partiti del campo largo a vario titolo legittimano, il sindacato organizza, i collettivi mobilitano, gli Antifa alzano il livello dello scontro e alla fine ciascuno nega responsabilità per gli eccessi violenti. Spagna, Francia e Belgio mostrano che una democrazia può essere condizionata senza assaltare il Parlamento: basta trasformare il disagio in emergenza permanente e la piazza in scorciatoia verso il potere. L’Italia non può permetterlo.