• TEATRO

Rolando Rivi, la forza di un ragazzo normale

Davide Giandrini ha portato sul palcoscenico la storia del Beato Rolando Rivi, narrata da Daniele Bentivegna: Come una quercia. Il martire emiliano, ucciso da un partigiano comunista, era un ragazzino gracile e "normale". Ma nel momento estremo si rivelò forte come una quercia. La NBQ intervista il regista.

Daniele Bentivegna

A vederlo (nell’unica fotografia che la Storia ci ha consegnato) sembra un tipo piuttosto basso e gracile, di quelli che “non potrebbero far male a una mosca”. Eppure era forte, solido Come una quercia. Rolando Rivi era un seminarista emiliano, morto martire a quattordici anni. Venne ucciso da un partigiano comunista tra i boschi dell'Emilia Romagna, il 13 aprile 1945. Il 5 ottobre di due anni fa la Chiesa Cattolica lo ha iscritto nel registro dei beati.

Se chiedete a suo cugino Sergio chi era Rolando, vi risponde così: “un ragazzo normale”. Rivi lo era. Un ragazzo normale innamorato di Gesù. Ne sono prova i tanti episodi della sua vita. Anche quando la madre gli diceva: “Rolando, togliti la talare, è pericoloso” (all'epoca della resistenza le ritorsioni contro i preti accusati di connivenza con il fascismo erano frequenti), lui le rispondeva, candido: “Mamma non posso, è il segno che sono di Gesù. Non faccio male a nessuno”. Di male non ne fece, in effetti, quell’abito però gli costò l’accusa di essere proprio una spia del regime, e per questo venne giustiziato sommariamente da una brigata di partigiani comunisti.

Il regista e attore Davide Giandrini con Daniele Bentivegna portano finalmente la sua storia a teatro. “Come una quercia”, appunto. “Che non è un santino”, tiene a specificare Giandrini, ma la storia di un santo che si è abbandonato completamente tra le braccia del Padre. Un'ora di spettacolo accompagnata dalle musiche del compositore polacco Zbigniev Preisner, e alcune video interviste a Sergio Rivi, cugino di Rolando. Mons. Massimo Camisasca, vescovo di Ferrara, quando ha visto il lavoro, ha detto subito: “Bisogna farlo conoscere”.

Giandrini, che cosa l'ha colpita di Rolando Rivi a tal punto da voler portare la sua storia a teatro?

Mi ha commosso il suo amore per Gesù, e la sua giovane età. La sua frase “io sono di Gesù”, pronunciata a quattordici anni, ne fa un mistico. Era pazzo di Lui. La bellezza della figura di Rolando Rivi è che lui viveva ogni giorno nel Padre, non si limita a pensarLo. “Perchè devo togliere l'abito talare?”, questa è una domanda che fa a sua madre quando gli chiedeva di levarselo. Ma lui non ha voluto, perchè era un tutt'uno con il suo abito da religioso.

Da che cosa nasce il titolo “Come una quercia”?

Perchè  la quercia ha radici ben radicate, non si fa spostare da qualche onda emotiva. Rolando Rivi era così. Forte nel martirio e saldo nella fede.

Così sembra uno spettacolo rivolto solo ai cattolici, eppure lo volete portare a tutti. Rivi cosa può insegnare a un laico?

La figura di Rolando Rivi interpella tutti. Di fronte alla frase che pronuncia chiaramente: “Io sono di Gesù”, davanti a chi lo stava uccidendo, il cuore non può non aprirsi, almeno un po'. Rivi suscita le domande ultime del cuore dell'uomo, le domande di senso, perchè vale la pena vivere e soprattutto per che cosa vale la pena morire.

Come si svolge la scena teatrale?

E’ tutto molto semplice in realtà. Una luce a pioggia e una sgabello fanno da coreografia, da dove voglio illustrare una storia che possa diventare comunitaria, che coinvolga tutti e ciascuno. Il narratore è Daniele Bentivegna, che racconta per 60 minuti la vicenda di Rolando. Ogni tanto vengono trasmessi dei video che spezzano la narrazione, leggera e scorrevole. Voglio far appassionare, voglio far commuovere - come mi sono commosso io - chi si avvicina per la prima volta a Rolando.

E ce la fa?

Trovo tanta gente che alla fine dello spettacolo ha le lacrime agli occhi.

Qual è il cuore di tutto lo spettacolo?

Secondo me è alla fine, prima di morire, Rolando chiede di pregare per il suo papà e la sua mamma. Mi commuove sempre questo suo ultimo desiderio, non per sé ma per altri. Lo spettacolo si chiude con una canzone di Lucio Dalla, “cuore di Gesù”. Proprio come il cuore di Rolando, che apparteneva solo a Lui. 

Per chi vuole portare la rappresentazione nella propria città?

E’ sufficiente scrivere a: spettacolorolandorivi@gmail.com

Dona Ora