a cura di Anna Bono
  • Emigranti irregolari

Rivolta di emigranti irregolari a Lesbo nel campo di Moria

Una donna e un bambino sono morti il 29 settembre nel campo profughi di Moria, nell’isola di Lesbo, a causa di un incendio appiccato da alcuni emigranti nel centro di identificazione del settore africano. L’edificio è andato in gran parte distrutto. Un secondo incendio sempre doloso è divampato nelle stesse ore in un uliveto all’esterno del campo. L’agenzia AsiaNews riferisce che i vigili del fuoco sono intervenuti con molta difficoltà perché gli ospiti del campo li hanno attaccati riuscendo a distruggere due loro automezzi: “la polizia afferma che alcune centinaia di rifugiati hanno assalito prima il centro d’asilo, poi quello di identificazione, e infine il centro di detenzione dei cosiddetti illegali. Per la difesa di quest’ultimo, ed evitare la loro liberazione, vi è stato un massiccio intervento della polizia, che ha fatto uso di idranti”. Il campo di Moria è stato creato per accogliere 3.000 persone, ma attualmente ne ospita circa 12.000 e il loro numero continua a crescere a causa del continuo afflusso di clandestini dalla Turchia, in media 900 persone al giorno secondo il sindaco di Mytilene. AsiaNews sostiene che a gestire il trasporto degli emigranti sono la “potentissima e corrotta polizia militare turca” in collaborazione con alcune organizzazioni non governative. Il 20 settembre il ministro dell’interno tedesco Horst Seehofer durante una conferenza stampa ha avvertito del rischio di “una nuova ondata disordinata di migranti lungo la rotta balcanica” a causa di quanto sta succedendo in Turchia e in Grecia e ha annunciato un suo prossimo viaggio, in Grecia e in Turchia, per affrontare il problema con le autorità dei due paesi.