a cura di Anna Bono
  • Uganda, la difficile vita nei campi profughi

Rifugiati in Uganda, l’allarme di una suora comboniana

Suor Lorena Ortiz è una suora comboniana che nel 2017 insieme a due consorelle è stata costretta a fuggire dal Sudan del Sud in guerra. Come centinaia di migliaia di sud sudanesi, ha cercato asilo in Uganda e adesso vive nel distretto di Moyo in uno dei campi profughi improvvisati che ospitano 180.000 persone, in gran parte donne, bambini e anziani. All’agenzia Fides ha descritto le condizioni disperate dei rifugiati. Li assistono l’Acnur, che garantisce loro il cibo, e alcune Ong. Tuttavia mancano quasi di tutto – spiega suor Lorena – non c’è lavoro, i ragazzi non vanno a scuola, i tanti malati non sempre ricevono cure adeguate. Durante la stagione delle piogge i terreni diventano paludi e i teloni forniti all’arrivo dall’Onu servono per una sola stagione umida perché poi il sole li secca, si rovinano e la gente resta senza protezione. Le tre suore rifugiate aiutano come possono: organizzano momenti di preghiera e di lettura delle Sacre Scritture, realizzano progetti di microcredito per avviare piccole attività agricole e commerciali, assistono i malati, sostengono gli studenti cercando di far loro continuare gli studi, aiutano chi ne ha bisogno a costruire rifugi più sicuri e duraturi. Altre difficoltà nascono dalla crescente insofferenza della popolazione ugandese: “in un primo momento – spiega suor Lorena – gli ugandesi hanno accolto favorevolmente i sud sudanesi, hanno concesso loro di stabilirsi sui terreni che non erano destinati alla coltivazione, li hanno aiutati in varie forme”. Poi però qualcuno ha incominciato a protestare e sono incominciati i problemi: gli ugandesi “contestano il fatto che ai sud sudanesi vengono forniti aiuti a pioggia e a loro nulla e che i rifugiati non pagano un affitto per l’occupazione dei terreni”. Chissà come mai l’Onu ha promosso l’Uganda a miglior paese al mondo in cui chiedere asilo.