a cura di Benedetta Frigerio
  • Intolleranza religiosa

Resta grave il giovane cristiano ferito in Pakistan da un gruppo di musulmani

Restano molto gravi le condizioni di Azeem Masih, uno dei tre cristiani che il 24 febbraio sono stati feriti a colpi di arma da fuoco e con armi da taglio a Sahiwal, nella provincia del Punjab, Pakistan, quando hanno cercato di impedire a un gruppo di musulmani di abbattere il muro di cinta di un terreno sul quale mesi prima era stata progettata la costruzione di una cappella. L’uomo, che ha 32 anni, è sposato e ha un figlio di otto mesi, ha subito un intervento chirurgico al cervello di cui ancora non è possibile valutare l’esito, salvo prevedere, nella migliore delle ipotesi, un lunghissimo periodo di riabilitazione. Nel villaggio di Azeem abitano 35 famiglie, 120 cristiani in tutto, che, in mancanza di una chiesa, devono percorrere molti chilometri per seguire le funzioni religiose. Per questo il padre di Azeem, Gulzar Masih, nel giugno del 2019 aveva deciso di mettere a disposizione un suo appezzamento di terra per costruire la cappella. I musulmani del villaggio, contrari alla presenza di un luogo sacro cristiano, erano però riusciti a far sì che il progetto fosse interrotto ricorrendo alle autorità e approfittando del fatto che per l’edificazione del piccolo edificio non era stato richiesto un permesso. Qualche mese dopo Azeem, vista la situazione, ha deciso di usare il terreno per costruirci casa sua e ha iniziato a erigere una recinzione. Ma un gruppo di musulmani sono arrivati sul posto il 24 febbraio e hanno incominciato ad abbatterla. Quando Azeem e altri uomini sono accorsi per impedirlo, i musulmani hanno reagito. Azeem è stato raggiunto da un proiettile alla testa. Due altri cristiani sono stati feriti a colpi di ascia. La polizia ha fermato alcuni sospetti, ma i musulmani hanno sporto denuncia sostenendo di essere stati aggrediti dai cristiani e di essersi difesi.