• IL FENOMENO

Quarantena e Tso, perché il pericolo non è solo il virus

È notizia di questi giorni che a Torino sono aumentati i Tso (trattamenti sanitari obbligatori). Purtroppo è una delle conseguenze della quarantena, che intanto è stata resa più pesante dalle ulteriori misure del 20 marzo. Quattro consigli per non scoraggiarsi e coltivare il proprio benessere fisico e spirituale.

Partiamo dalla notizia: a Torino sono aumentati i Tso, cioè i trattamenti sanitari obbligatori, un intervento sanitario proposto dal sindaco in casi estremi e urgenti.

Purtroppo, bisogna dirlo, è una delle conseguenze carsiche della quarantena che è stata imposta all’Italia. Dopo i cartelli «Andrà tutto bene», i canti sul balcone, i flash mob organizzati via social media («Facciamo tutti insieme un applauso agli italiani!», «Accendiamo tutti la torcia del cellulare» e via dicendo), la quarantena presenta il suo conto che, per qualcuno, è piuttosto salato. È un po’ come andare in campeggio: i primi giorni è una bella avventura; poi il materassino comincia a diventare duro, e rimpiangiamo il bidet. Detto brutalmente: qualcuno comincia a dare i numeri.

Alla privazione della libertà personale, al fatto di dover restare confinati in pochi metri quadri, alla condivisione forzata del tempo e dello spazio con un numero limitato di persone (per quanto care) o alla solitudine, recentemente si sono aggiunte misure ancora più restrittive che possono seriamente mettere alla prova la serenità degli italiani: il divieto di attività fisica all’aperto e la chiusura di parchi, aree gioco e giardini pubblici.

Eravamo consapevoli che la quarantena avrebbe potuto portare effetti negativi sul benessere degli italiani: per questo motivo avevamo steso un elenco (in tono leggero e positivo) di cose da fare per mantenere una certa serenità. Purtroppo l’ordinanza del Ministero della Salute del 20 marzo scorso limita parecchio un’attività importante come l’attività all’aperto:

1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sono adottate, sull’intero territorio nazionale, le ulteriori seguenti misure:

    a) è vietato l’accesso del pubblico ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici;

    b) non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto; resta consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona;

Si tratta di una limitazione che, pur contribuendo a limitare il contagio, avrà (e forse sta già avendo) effetti negativi sulla salute degli italiani.

Cerchiamo di non scoraggiarci e facciamo quello che possiamo, cioè i primi quattro punti che abbiamo indicato. Li ripassiamo.

1) Curiamo la vita spirituale. Il tempo lo abbiamo: possiamo pregare da soli oppure usare i social media in modo intelligente per pregare con altri. Preghiamo per i morti, per i malati e perché la Madonna faccia passare questo flagello che Dio ha permesso che colpisse il mondo e il nostro Paese.

2) Cerchiamo di godere degli aspetti positivi che la quarantena ci offre: il silenzio, la calma, la possibilità di pensare e prendersi cura di noi stessi. Non coltiviamo pensieri negativi, non disperiamoci, non compulsiamo i numeri dei ricoverati, dei morti e dei positivi.

3) Cerchiamo di sfruttare il tempo a nostra disposizione in modo costruttivo: leggiamo, impariamo qualcosa di nuovo, approfondiamo. Quanti libri abbiamo acquistato e non letto («Non ho tempo...»)? Quanti libri si sono impolverati sul nostro comodino? Un suggerimento… Qui (http://www.carimo.it/somma-teologica/somma.htm ) è disponibile tutta la Summa Teologica di san Tommaso. Potremmo leggere qualche quaestio al giorno…

4) Manteniamo le relazioni sociali. Se siamo soli in casa, utilizziamo il telefono, Skype o altri mezzi per restare in contatto con amici e parenti: confortiamoli, preghiamo per e con loro, cerchiamo di passare del buon tempo. Se siamo con i familiari: parliamo, giochiamo a carte, con giochi in scatola. Se abbiamo dei bambini: facciamo dei lavoretti, approfondiamo (se necessario, correggendo) ciò che hanno imparato a scuola.

Insomma: il pericolo non viene solo dagli assembramenti, il nemico non è solo il «vairus». Attenzione alla solitudine, all’angoscia: anche loro possono farci del male.