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Quanti milioni diamo a Cuba con la scusa della pandemia

Il Governo conferma l'intenzione di erogare più di dieci milioni di euro al regime cubano di Diaz-Canel, ma tace sulla severa repressione in atto nel Paese. E Forza Italia teme che gli aiuti, con la scusa della pandemia, in realtà finiscano nelle tasche del regime comunista. 

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“Da 10 anni, (Cuba è) un Paese prioritario per la cooperazione italiana allo sviluppo" e di conseguenza hanno previsto di erogare più di 10 milioni di euro in aiuti al regime di Miguel Díaz-Canel. Lo ha confermato il Viceministro per gli Affari esteri e cooperazione internazionale d'Italia, Marina Sereni, che ha risposto per iscritto all'interpellanza che il 14 luglio aveva presentato il senatore italiano Enrico Aimi, capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Esteri del Senato italiano, in occasione delle proteste dello scorso 11 luglio (ne abbiamo parlato qui).

Il documento, con data 14 ottobre, elenca gli aiuti economici che l'Italia ha inviato al regime: “Il 22 luglio è stato disposto uno stanziamento di 120.000 euro a sostegno delle attività del programma alimentare mondiale nel Paese” per presunti “oltre 2.000 pazienti affetti da COVID-19 ricoverati in 7 strutture ospedaliere della provincia di Matanzas e della città dell’Avana”; un complessivo di 8,4 milioni di euro sono stati approvati e verranno consegnati nei prossimi mesi.

“Fin dall'inizio della pandemia, la cooperazione italiana ha rapidamente riorientato alcune delle attività in corso per far fronte all'emergenza sanitaria e al suo impatto socioeconomico. Parte delle risorse sono state riallocate per consentire la produzione sull'isola di dispositivi di protezione individuale e per rafforzare le capacità dell'industria alimentare locale, in risposta alla riduzione delle importazioni provocata dalla pandemia. Anche nel corso dei prossimi mesi, ove necessario, verrà rimodulata la programmazione delle iniziative previste a beneficio della popolazione cubana, che ammontano a un valore complessivo di 8,4 milioni di euro”, si legge nel documento identificato con il protocollo n. 145191 (vedi qui).

E, come se non bastasse, “all'inizio di settembre sono state poi donate alle autorità cubane oltre 30 tonnellate di aiuti sanitari, per un valore complessivo di circa un milione e mezzo di euro, a sostegno del sistema sanitario”. Afferma che questi aiuti sono stati raccolti “da una vasta rete di istituzioni (la Regione Piemonte in primo luogo), enti (come la comunità di Sant'Egidio) e associazioni, grazie al coordinamento dell'Agenzia per l'interscambio culturale ed economico con Cuba”; questa ultima fa parte della rete di associazioni che diffondono il comunismo in Italia in stretta coordinazione con l’Ambasciata cubana.

Allo stesso modo, la risposta del Ministero degli Esteri italiano mostra l'intenzione di normalizzare la situazione politica e sociale dell'isola assicurando che “la situazione a Cuba, seppur ancora fluida, sembra ora essere rientrata ad una apparente normalità. Molti degli arrestati nelle settimane successive alle proteste sono stati rilasciati”.

Non si parla della severa repressione o delle denunce di tortura subite da molti manifestanti cubani, ma si riporta solo che informazioni circolanti attraverso blog ed altri siti di informazione indipendenti, sarebbero ancora in stato di fermo manifestanti, attivisti dei diritti umani e giornalisti. Si è inoltre avuta notizia di processi sommari”. Nel frattempo a Cuba solo nel mese di novembre l’organizzazione in difesa dei diritti umani Prisioners Defenders ha registrato 712 prigionieri politici, di cui 562 appartengono alle proteste dell' 11 luglio (vedere qui).

Il viceministro Marina Sereni, infine, ha assicurato che il governo italiano “continuerà a monitorare la situazione a Cuba e a insistere sul piano bilaterale, in particolare nell'ambito del meccanismo di dialogo politico istituito nel 2011 e riunitosi più volte, e nel più ampio contesto europeo affinché nel Paese vengano rafforzati il riconoscimento e la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in primo luogo della libertà di manifestazione del pensiero”.

Di fronte a questa risposta, il senatore Enrico Aimi non si è accontentato della risposta del viceministro Sereni. In una conversazione con la Bussola ha criticato duramente l'intervento del governo italiano, che ha finito per stanziare milioni di euro in aiuti umanitari al regime di Díaz Canel: “Noi abbiamo anche criticato fortemente l’intervento del governo che ha finito per stanziare più di dieci milioni di euro per presunti aiuti umanitari. Benissimo se finissero davvero nelle tasche dei cittadini cubani ma abbiamo la grande preoccupazione che invece finiscano inevitabilmente nelle tasche del regime”.

Il senatore del centrodestra ha spiegato che “abbiamo cercato in ogni modo di sensibilizzare il governo a prendere le distanze dall’amministrazione del governo comunista cubano che ha adottato sistemi di repressione nel mese di luglio e anche successivamente, che sono di un autentico Stato dittatoriale”. Tuttavia, ha assicurato che la sua forza politica non abbandonerà il popolo cubano: “Continueremo la nostra battaglia di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, gli italiani sanno che cosa sta avvenendo” nell'isola.

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