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Quale reddito di cittadinanza? Coi robot saremo più ricchi

Alla base dell’idea del reddito di cittadinanza c’è una convinzione vecchia quanto l’industrializzazione: la possibilità che le macchine possano sostituire l’uomo. L'economista Deirdre McCloskey, numeri alla mano, dimostra che è vero il contrario. In due secoli di meccanizzazione siamo diventati 30 volte più ricchi.

Metropolis, la robotica vista negli anni 20

Alla base dell’idea del reddito di cittadinanza c’è una convinzione vecchia quanto l’industrializzazione: la possibilità che le macchine possano sostituire l’uomo. Così lo spiegava molto chiaramente anche Beppe Grillo convinto di essere in linea con i maggiori guru della Silicon Valley. E’ anche probabile che alcuni dei più brillanti imprenditori informatici si siano lasciati affascinare da questa idea, così come dal denatalismo, dalla decrescita felice, dalla new age e da tante altre idee che vanno di moda. Ma gli storici dell’economia che non hanno paura di affrontare la realtà hanno idee diametralmente opposte. Deirdre McCloskey, docente di economia, storia, inglese e comunicazione presso l’Università dell’Illinois (Chicago), dati alla mano, dimostra che nessuna rivoluzione tecnologica ha mai ridotto il lavoro e il benessere della popolazione. Anzi. Da quando ci sono le macchine, da almeno due secoli a questa parte, stiamo sempre meglio, in una misura che nemmeno ci immaginiamo.

Secondo le stime citate da Deirdre McCloskey, ospite in questi giorni in Italia grazie all’Istituto Bruno Leoni, in Italia, in linea con il resto del mondo industrializzato stiamo almeno 30 volte meglio rispetto al 1815. Dunque, la ricchezza, espressa in beni e servizi a disposizione degli abitanti del Nord America e dell’Europa è cresciuta di un fattore stimabile tra 30 e 100, un aumento che va dal 3000% al 10.000%. McCloskey chiama questo incredibile sviluppo “Età del grande arricchimento”. Ed è avvenuta parallelamente alle tre rivoluzioni industriali, compresa l’inizio della quarta che include robotica e intelligenza artificiale. Il ritmo di questo arricchimento è crescente. Non ne siamo convinti? Lamentiamo, non a torto, gli effetti della lunga crisi iniziata nel 2007-2008? Per farci toccare con mano l’arricchimento di cui si parla, Deirdre McCloskey punta il dito sul pubblico dell’Istituto Bruno Leoni: “La metà di voi, nell’Ottocento, sarebbe morta, a causa dell’età. Mangiate cibo molto più pulito. Fino a mezzo secolo fa vi sarebbe occorsa mezzora per pulire la verdura e non sarebbe stata sana come quella che avete a disposizione oggi, in tutte le case, senza fatica. Siete venuti in tram, bus, metropolitana, in meno di mezzora pur provenendo dall’altra parte della città: sono tutti miracoli, se visti con gli occhi di un uomo dell’Ottocento”.

Il grande arricchimento è arrivato grazie alle macchine? No. Le macchine sono solo un mezzo. La causa è l’uomo e il suo spirito innovatore. McCloskey ha dedicato la sua più recente trilogia di storia economica proprio alle “virtù borghesi”: come lo spirito intraprendente, l’etica del lavoro e della responsabilità personale hanno posto fine alla “cultura signorile” delle società arcaiche, basata su gerarchia e vita contemplativa. E’ la persona e la sua cultura, insomma, ad essere il motore dello sviluppo. E la macchina nulla toglie, anzi potenzia. Aumentano i disoccupati? Tutt’altro: i lavori si trasformano, non si cancellano. La più grande trasformazione è avvenuta con la prima industrializzazione, quando popolo contadini si sono trasferiti in massa nelle città industriali. Negli Usa, nel 1776 l’80% della popolazione era contadina. Oggi appena il 2%, ma il rimanente 78% non è mai stato costituito da disoccupati. Intere professioni, molto diffuse nella prima metà del Novecento, come i dattilografi, i lift, le centraliniste sono totalmente scomparse, ma non hanno riversato sulla strada masse di disoccupati permanenti. Il lavoro si trasforma continuamente e si sposta geograficamente: ogni anno, negli Usa, sparisce dal 10 al 15% dei posti di lavoro. Eppure i posti di lavoro, anche al netto di queste perdite, aumentano. Insomma, la grande paura della "disoccupazione tecnologica" è solo un mito. I salari diminuiscono? No, proprio il contrario: aumentando la produttività, grazie alle macchine, i salari possono aumentare. Le due profezie di Marx, sulla riduzione dei salari e l’aumento del cosiddetto esercito di riserva dei disoccupati, non si sono realizzate. Si è verificato l’opposto.

Adesso l’intelligenza artificiale dei robot viene presentata come un’innovazione diversa da tutte le precedenti, capace di sostituire l’uomo in tutte le sue mansioni e renderlo obsoleto. E’ così? Non pare proprio. I dati parlano chiaro: la regione del mondo con uno dei maggiori tassi di robotizzazione, cioè la California, ha registrato proprio questo mese un dato sulla disoccupazione storico, appena il 4,4%, registrando la più prolungata espansione dell’occupazione dai tempi della Seconda Guerra Mondiale (http://www.latimes.com/business/la-fi-california-jobs-20180307-htmlstory.html ). Secondo Deirdre McCloskey le nuove macchine non stanno l’uomo, la "singolarità", dunque la paura che un'intelligenza artificiale possa auto-formarsi e addirittura superare l'uomo, è molto presente nella fantascienza, ma è incredibilmente sopravvalutata nella realtà. D'altra parte, in 2001 Odissea nello Spazio di Kubrick, un computer, Hal 9001, disobbediva a un equipaggio di uomini per fare di testa sua. Oggi siamo nel 2018, diciassette anni dopo, e non c'è alcun Hal in grado di disobbedirci. Probabilmente non sarà mai possibile inventare un artefatto capace di battere l'uomo, la sua crescita personale, la sua cultura. D’altra parte, ironizza l'economista: “I bambini non possono essere spenti premendo un pulsante”.