a cura di Anna Bono
  • Myanmar

Profughi in Myanmar, non solo Rohingya

Più di 7.000 cristiani appartenenti alla minoranza etnica Kachin sono stati costretti ad abbandonare le loro case in Myanmar, a causa degli combattimenti tra esercito e indipendentisti Kachin. Monsignor Francis Daw Tang, vescovo della diocesi di Myitkyina nello stato Kachin, ha spiegato all’agenzia Fides che da aprile l’esercito ha incominciato ad attaccare la regione al confine con la Cina: “molti villaggi sono stati attaccati con grande sofferenza dei civili – racconta – che hanno iniziato a fuggire. Molti sono intrappolati nella giungla da almeno tre settimane, senza cibo e senza libertà di muoversi perché sospettati di essere collaborazionisti dei ribelli”. Una parte degli sfollati hanno chiesto aiuto alla diocesi: “i profughi – dice monsignor Tang – sono venuti nella parrocchia di Tanghpre. Al momento ci sono 243 famiglie assiepate nel territorio parrocchiale, per un totale di 1.200 persone. Altri 600 sfollati sono giunti a Palana, un complesso della Chiesa battista e altri gruppi hanno trovato riparo in altre chiese. Il 16 maggio 400 sfollati hanno raggiunto la capitale di Kachin, Myitkyina, che già ospita 4.000 profughi”. L’inviato dell’Onu Yanghee Lee ha presentato un rapporto al Consiglio per i diritti umani in cui si chiede la fine immediata dei combattimenti: “quello che stiamo vedendo è inaccettabile – dice il rapporto – civili innocenti vengono uccisi e feriti e centinaia di famiglie stanno fuggendo per salvarsi la vita”. Secondo l’analista politico Stella Naw, la popolazione civile è sistematicamente vittima dei militari, ma la comunità internazionale, concentrata sulla crisi dei Rohingya, ignora questa emergenza.