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Profughi come pedine: il ricatto di Erdogan all'Europa

L'escalation messa in moto da Erdoğan sembra non avere limiti. Così come pare incomprensibile alla comunità internazionale il giogo che il "sultano" ha imposto all'Europa. Juncker ha appena minacciato di "tagliare i finanziamenti alla Turchia", ma forse avrebbe dovuto pensarci nel 2014. E in Siria le prime vittime sono i cristiani.

Erdogan

L'escalation messa in moto da Erdoğan sembra non avere limiti. Così come pare incomprensibile alla comunità internazionale il giogo che il "sultano" ha imposto all'Europa. Juncker ha appena minacciato di "tagliare i finanziamenti alla Turchia", ma forse avrebbe dovuto pensarci nel 2014. 

E nel frattempo che l'offensiva turca imperversa - allo scopo di creare una zona cuscinetto in un’area profonda 30 chilometri lungo tutto il confine settentrionale siriano, dove ricollocare un milioni di rifugiati siriani scappati in Turchia - Erdoğan è tornato a minacciare l'Ue con una nuova ondata di immigrati. Più di 40.000 sono arrivati in Grecia durante i primi nove mesi del 2019 e più della metà di questi è giunta negli ultimi tre mesi, secondo i nuovi dati dell'International Organization for Migration (IOM). A luglio sono arrivati 5.903 immigrati, a settembre 10.294: una cifra che sebbene sia ancora lontana dal numero di arrivi al culmine della crisi del 2015, suggerisce comunque che le minacce del "sultano" di tornare ad aprire i rubinetti del flusso migratorio sono sempre più vicine alla realtà.  

Era il marzo 2016, quando i funzionari europei negoziavano l' accordo sui migranti UE-Turchia, in cui l'UE ha offerto alla Turchia una serie di incentivi economici e politici in cambio dell'impegno di Ankara di arrestare il flusso migratorio dalla Turchia alla Grecia. Un patto che prometteva alla Turchia più di quanto si fosse capaci di mantenere, in particolare il controverso impegno a garantire viaggi senza visto in Europa per gli 80 milioni di cittadini turchi. Da allora è stato un accusarsi a vicenda di non aver rispettato gli accordi e la minaccia di Erdoğan è stata sempre la stessa: consentire a milioni di immigrati di riversarsi in Grecia. Perché l'accordo ha sostanzialmente ridotto il flusso da Turchia a Grecia, il che ha portato l'Italia a sostituire quest'ultima nel 2016. Quando Salvini è andato agli interni, secondo l' OIM, il numero di arrivi è diminuito dell'80,42% - da 119.369 nel 2017 a 23.370 nel 2018, da inizio del 2019 al 5 settembre, giorno in cui al Viminale c'è stato un cambio di consegne, erano sbarcati in Italia 5.624 clandestini - e la Spagna è così diventata la porta principale per l'immigrazione clandestina.

Ma oggi è di nuovo la Grecia a giocare il ruolo da protagonista e il governo greco ritiene che sia Erdoğan a governare i flussi per trovarsi, a seconda delle circostanze, nella posizione di pretendere concessioni dall'Europa. Un rapporto di oltre un anno fa del governo tedesco e pubblicato dalla Bild riteneva che fossero addirittura in sei milioni gli immigrati ad attendere nei pressi del Mediterraneo di attraversare l'Europa. E le percentuali più alte coinvolgono proprio la Turchia: sarebbero 3,6 milioni.

Eppure, l’ultima mossa di Erdoğan ha in qualche modo il "merito" - con molte virgolette - di aver dimostrato l’ipocrisia occidentale circa il conflitto siriano. Perché la levata di scudi in difesa dei curdi arriva da quanti per anni hanno lasciato il "sultano" libero di fare qualsiasi cosa pur di distruggere Assad, considerato l'unico vero nemico. È così che l'esercito siriano libero, strumento che doveva servire ad abbattere Assad, oggi dà man forte ad Erdoğan.

Una partita a scacchi ben organizzata dai turchi e con una bella incognita: l'Isis. Sono migliaia, infatti, i miliziani dello Stato islamico imprigionati dai curdi che patiscono il “tradimento” di Trump. I campi di prigionia del Kurdistan, traboccanti di risentimento e vendetta, possono diventare la nuova arma con cui dare nuovo fiato all'Isis. Il presidente Usa ha riferito una frase ben precisa a proposito, "adesso la Turchia è responsabile perché tutti i combattenti dell’Isis catturati restino in prigione e che l’Isis non risorga sotto alcuna forma. Ci aspettiamo che la Turchia rispetti tutti i suoi impegni e noi continuiamo a monitorare la situazione da vicino". 

E intanto, come sempre, le prime vittime sono ancora i cristiani. Subito dopo i primi bombardamenti turchi sono state diffuse le foto di cristiani feriti. Sono state le milizie curde a colpire le postazioni turche dai quartieri cristiani nel tentativo di provocare i turchi che hanno infatti colpito le abitazioni dei cristiani. Una strana strategia per guadagnarsi l'appoggio occidentale, ma che per adesso vede solo le comunità cristiane trattate come pedine di una battaglia mediatica. E' già stata ferita un'intera famiglia, e mentre scriviamo è stata colpita la chiesa della Vergine Maria, che ospitava i fedeli della confessione ortodossa siriaca. "Il raid sul luogo di culto c'è stato, ma non sappiamo ancora se vi siano vittime", spiega all' Agi Muslem, l'ex sindaco di Kobane e attuale presidente della Federazione della Siria del Nord. "Migliaia di civili sono in fuga dall'area".

Monsignor Jacques Behnam Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi ad Acs ha dichiarato, "qui ognuno ha i propri interessi e i cristiani ne pagano le conseguenze. Ho invitato i curdi a desistere dai loro piani di creare una regione autonoma, cui non hanno alcun diritto. Ora il conflitto è divenuto ancor più grave di prima e temo che saranno in tanti ad emigrare. Dall’inizio della guerra in Siria il 25% dei cattolici di Qamishli ed il 50% dei fedeli di Hassaké hanno lasciato il Paese assieme al 50% degli ortodossi. Temo un simile esodo se non maggiore. Stati Uniti, Italia, Francia, Regno Unito, Germania, dovrebbero tutti fare mea culpa".  

Intanto le fotografie raccontano il dramma del momento e dai media la narrazione è ancor più atroce. Sullo Yeni Akit, giornale islamista sono stati pubblicati, prima dell'inizio dell'operazione "Sorgente di pace", i messaggi di sostegno al "Sultano" e tra i tanti viene posto l'accento su uno: "Agli infedeli, l'esercito del Muhammad [profeta dell'islam ndr] è tornato". I turchi vogliono distruggere quella che era una delle poche zone di convivenza in Medio Oriente, là dove c'erano 130.000 cristiani, oggi sono 40.000 e forse non ne resterà nemmeno uno.