Profanazione a Ventimiglia, oggi il rito di riparazione
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Un agente immobiliare scambia la chiesa per il set di un video promozionale. Il rispetto del luogo e dei fedeli non può essere calpestato da tanta superficialità, dice a La Bussola il vescovo che oggi restituirà al culto l'edificio profanato e del fatto increscioso fa occasione di catechesi.
Un luogo di culto non è un set per spot pubblicitari e ogni uso improprio costituisce una profanazione che va riparata. Mons. Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia-San Remo lo dice forte e chiaro, non solo a parole ma anche con un rito di riparazione nella chiesa dei Santi Angeli Custodi a Grimaldi, frazione di Ventimiglia, dove un agente immobiliare ha pensato di introdursi nell’edificio sacro durante il normale orario di apertura e servirsene per reclamizzare via social la vendita di una casa vicina.
«Oggi visiteremo una casa benedetta», diceva nel video pubblicato il 1° settembre sulla sua pagina Facebook, con tanto di predica promozionale inscenata dall’altare per invitare i potenziali clienti a seguirlo «nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». La diocesi ha prontamente chiesto e ottenuto la rimozione del video ed emesso un comunicato, lamentando l’«uso improprio, illegittimo e non autorizzato, da parte di terzi, a fini commerciali della chiesa dei Santi Angeli Custodi in Grimaldi di Ventimiglia per la registrazione di uno spot pubblicitario diffuso sui social network».
A seguito dell’episodio il vescovo «ha formalmente riscontrato gli estremi della profanazione del luogo sacro», sospendendovi qualsiasi celebrazione «in ottemperanza alle norme canoniche e per custodire il rispetto dovuto alla santità della casa del Signore», fino al rito che celebrerà personalmente oggi, 4 settembre. Del resto, anche se nelle chiese si vede ormai di tutto, il diritto canonico parla chiaro: «I luoghi sacri sono profanati se in essi si compiono con scandalo azioni gravemente oltraggiose, che a giudizio dell'Ordinario del luogo, sono tanto gravi e contrarie alla santità del luogo da non essere lecito esercitare in essi il culto finché l'oltraggio non venga riparato con il rito penitenziale, a norma dei libri liturgici» (canone 1211).
«Un segno utile a far comprendere che in chiesa non si fa quel che si vuole», afferma mons. Suetta alla Bussola. «Non credo che il gesto fosse volutamente sacrilego, ma è irriguardoso e irrispettoso», sacrificando la sacralità del luogo e il rispetto dei credenti sull’altare del fatturato e scimmiottando la liturgia. Il presule non aprirà un procedimento canonico «perché questo richiederebbe che chi ha commesso l’atto ne abbia contezza, della natura del gesto e delle pene», ma non esclude querele. Alla superficialità del protagonista, che sembra non essersi reso conto dell’importanza di ciò che stava irridendo, non si può infatti rispondere con altrettanta superficialità, anzi, prosegue il vescovo, «era giusto impedire che il video continuasse a circolare e non far passare sotto silenzio il gesto compiuto contro il luogo sacro e la fede dei credenti». Prima di tutto «per l’attenzione che si deve al Signore, come dirò anche domani (oggi per chi legge, ndr), e poi una chiesa custodisce frammenti di vita, tristi e gioiosi della vita dei fedeli: anche questo esige un rispetto che non può essere calpestato», come attesta anche lo sgomento della gente, incluso l’incolpevole proprietario della casa da vendere che ha voluto scusarsi pur non avendo responsabilità alcuna dell’accaduto.
Con la Messa di questa mattina mons. Suetta restituirà al culto la chiesa di Grimaldi (al primo giorno utile, nonché in tempo per un matrimonio che vi si celebrerà domani). La liturgia riparatoria “ricalca” quella della consacrazione ex novo di un edificio sacro, in questo caso ripristinandovi la lesa sacralità: «avrà inizio all’esterno della chiesa, con l’atto penitenziale e le litanie dei santi, quindi si aspergeranno con acqua benedetta la navata e l’altare che, all’offertorio, sarà nuovamente rivestito di tovaglie e candelieri e si accenderanno le luci a significare l’avvenuta riparazione». Questo rito, spiega, «ha un valore di catechesi che a livello mediatico non viene percepito» e «non è esagerato compierlo se pensiamo a cosa la chiesa rappresenta e a cosa custodisce, Cristo nel Santissimo Sacramento e anche l’altare, che di Cristo è simbolo». E pertanto il vescovo non può transigere sull’accaduto né minimizzarlo perché «evitare di sanzionare gesti simili significherebbe, non dico assecondare, ma non dare peso al valore importantissimo dei segni nel linguaggio della liturgia».
Primo di questi segni è proprio la chiesa in quanto edificio fisico, materiale, perché «la fede non è disincarnata», continua mons. Suetta, «e anche se coinvolge innanzitutto le facoltà spirituali, la liturgia e la preghiera coinvolgono la corporeità, la dimensione materiale, che ha valore sacramentale. Da più di duemila anni, dall’Antico Testamento, la liturgia presenta il mistero divino con segni materiali. La chiesa viene consacrata perché sottratta all’uso profano e riservata al culto divino: qualsiasi uso contrario o non in linea con il culto è almeno indirettamente una profanazione. Per fare un esempio, una mostra o un concerto in chiesa hanno senso solo se al servizio della fede, trasmettendo i contenuti della fede e disponendo al culto. Altrimenti renderei polivalente uno spazio che polivalente non è».
Per quanto sgradevole, il fatto offre l’occasione di rimettere in chiaro che una chiesa non è un luogo qualunque né disponibile a piacimento (figuriamoci a uso commerciale!), ma è «la casa di Dio, questa è la porta del cielo», come leggiamo in Gen 28,17. La conversazione si è ormai spostata sul piano della catechesi e dell’apologetica, dal rispetto dovuto al luogo di culto alla sua natura e al senso autentico, talora trascurati anche in assenza di profanazioni. Il vescovo menziona l’episodio del roveto ardente (Es 3,1ss.), in cui Dio parla a Mosè e gli ingiunge di togliersi i sandali perché quel suolo è santo: «l’esclusività del luogo sacro non esclude l’uomo ma lo dispone a incontrare Dio, accostandosi adeguatamente a lui. La dignità e sacralità del “mondo di Dio” non è negazione, ma autentica valorizzazione dell’uomo», che dalle chiese si estende a cappelle, edicole sacre, persino alla toponomastica: «un patrimonio che ha un valore sacramentale», che da ogni angolo del territorio ricorda che «la fede non è avulsa dalla vita dell’uomo ma incarnata». Un fatto che mons. Suetta ribadisce con un esempio “immobiliare”, per tornare al tema di partenza: «La casa di Dio è situata accanto alla casa degli uomini». E non è in vendita.


