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Processo a Salvini, fine della fragile tregua di governo

Il rinvio a giudizio del leader della Lega, Matteo Salvini, deciso ieri dal gup di Palermo, Lorenzo Jannelli per il caso Open Arms è un macigno che contribuirà ad avvelenare il clima politico e ad inasprire le tensioni, finora latenti, tra il fronte giallorosso e i partiti di centrodestra. La tregua, faticosamente ottenuta per puntellare Draghi, può saltare.

Matteo Salvini

C’era una volta il governo di solidarietà nazionale, unito e compatto nella lotta al virus. E’ durato poco il clima di pacificazione tra le forze politiche chiamate ad accantonare temporaneamente le ostilità per condurre tutte insieme la battaglia per l’uscita dalla pandemia. Il premier Mario Draghi avrà ora un problema in più nel portare avanti il suo esecutivo: il rinvio a giudizio del leader della Lega, Matteo Salvini, deciso ieri dal gup di Palermo, Lorenzo Jannelli per il caso Open Arms, è un macigno che contribuirà ad avvelenare il clima politico e ad inasprire le tensioni, finora latenti, tra il fronte giallorosso e i partiti di centrodestra.

Il senatore del Carroccio dovrà rispondere di sequestro di persona e rifiuto di atti d'ufficio per avere impedito, secondo la Procura illegittimamente, alla nave della Ong catalana Open Arms, con 147 migranti soccorsi in mare, di attraccare a Lampedusa. Il processo comincerà il 15 settembre davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Palermo. La Procura di Palermo aveva chiesto il rinvio a giudizio del senatore. Si ricorderà che il caso Open Arms venne sbloccato dall'intervento della Procura di Agrigento che, dopo avere accertato con un’ispezione a bordo le gravi condizioni di disagio fisico e psichico dei profughi trattenuti sull'imbarcazione, ne ordinò lo sbarco a Lampedusa.

Due le argomentazioni utilizzate dalla difesa di Salvini nel corso dell'arringa di ieri: la decisione del senatore, dettata dall'esigenza di tutelare i confini nazionali, è stata comunque presa dall’intero Governo; alla Open Arms era stata offerta la possibilità di attraccare sia a Malta che in Spagna, ma la Ong avrebbe rifiutato entrambe le opzioni dirigendosi verso Lampedusa. All'udienza preliminare si sono costituite 21 parti civili: oltre a 7 migranti di cui uno minorenne, Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione), Arci, Ciss, Legambiente, Giuristi Democratici, Cittadinanza Attiva, Open Arms, Mediterranea, AccoglieRete, Oscar Camps, comandante della nave e Ana Isabel Montes Mier, capo missione Open Arms.

Le reazioni di Matteo Salvini non si sono fatte attendere: «È una decisione dal sapore politico più che giudiziario - ha ringhiato il Capitano in un messaggio sui propri profili social - La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino, recita l’articolo 52 della Costituzione. Vado a processo per questo, per aver difeso il mio Paese? Ci vado a testa alta, anche a nome vostro. Prima l'Italia. Sempre». Salvini ha inoltre annunciato che chiederà al suo avvocato, Giulia Bongiorno, «di citare come teste Palamara, che aveva detto che bisognava processare Salvini». La Bongiorno ha evidenziato il contrasto tra procure e tra giudici, visto che a Catania, per vicende analoghe (caso Gregoretti), è stata proposta l’archiviazione dell’inchiesta sull’ex Ministro dell’Interno.

In difesa di quest’ultimo è intervenuta la vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato, Licia Ronzulli, che è anche responsabile del movimento azzurro per i rapporti con gli alleati: «Il rinvio a giudizio per un ex ministro a cui si imputano responsabilità penali per la scelta squisitamente politica – e presa in modo collegiale con altri ministri e con lo stesso Presidente del Consiglio - di difendere i confini europei, accende nuovamente un campanello d’allarme sul funzionamento del nostro sistema giudiziario. Oltretutto, è assurdo – ha proseguito la Ronzulli - che per la stessa ipotesi di reato una procura chieda l’archiviazione e un’altra il processo. E’ chiaro che siamo di fronte a un altro processo politico che sarà pagato con i soldi dei contribuenti. Salvini affronterà anche questa a testa alta, ma il problema è più grande: serve una riforma per mettere fine all’uso politico della Giustizia».

«È veramente triste, in termini di giustizia, vedere una richiesta di archiviazione da parte del procuratore a Catania e vedere a Palermo, per fatti sostanzialmente identici, un rinvio a giudizio», ribadisce Roberto Calderoli, vice presidente del Senato. «Mi spiace per Salvini perché un processo non lo si augura mai a nessuno, ma tanto di cappello per averci messo la faccia sia a Catania che a Palermo e soprattutto per aver rivendicato il suo agire giusto e corretto da ministro degli Interni nella difesa dei confini. Mi spiace che Salvini debba affrontare un procedimento secondo i tempi lumaca della giustizia italiana, un processo che durerà anni, mi spiace per lui umanamente, ma almeno in fase dibattimentale ci sarà l'occasione per far emergere i fatti alla luce in maniera evidente. Male che ci sia un processo, bene che ci sia una fase dibattimentale per fare emergere il ruolo del presidente del Consiglio e degli altri ministri coinvolti. Ma non solo - conclude l'esponente leghista - occorre ribadire il ruolo della politica che non può soggiacere a chi deve solo applicare le leggi e non deve fare valutazioni su decisioni che sono solo politiche».

A mandare in frantumi la “pax draghiana” faticosamente costruita attorno alla lotta al Covid è stata anche un’immagine che ieri ha fatto il giro della Rete: quella di Enrico Letta mentre indossa una felpa della nave Open Arms. «Alla faccia delle provocazioni e del buongusto, del governo di unità nazionale, quando a parlare è un segretario di un partito che è al governo con me e si mette la felpa di una Ong che vuole portarmi in galera, non fa un buon servizio al Paese», ha commentato Matteo Salvini, precisando che «Letta si è scusato via WhatsApp ma certe cose se ci pensi prima di farle è meglio. Però non penso che il giudice deciderà in base alle felpe di Letta».

Dunque l’incognita più grande riguarda ora il futuro del governo. Si avvicina il semestre bianco (inizierà il primo agosto), durante il quale il Presidente della Repubblica non potrà sciogliere le Camere. La tregua armata tra sinistra e destra potrebbe durare, quindi, al più tardi fino ad allora, per poi infrangersi miseramente sugli scogli di questo cortocircuito tra giustizia e politica. Salvini tornerà molto presto a vestire i panni del leader dell’opposizione, senza rompere però con l’ala governista del suo partito, capitanata dal Ministro dello sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, molto legato al premier Mario Draghi.

Tuttavia, il processo di Palermo potrebbe impedire a Salvini di candidarsi alla Presidenza del Consiglio, soprattutto se i sondaggi dovessero confermare il calo di voti per la Lega. Inoltre, particolare tutt’altro che secondario, sul Capitano incombe la spada di Damocle della decadenza, in caso di condanna in primo grado, in base alla legge Severino. Un motivo in più per prevedere un autunno non facile per Draghi e per la composita maggioranza che lo sostiene.