• IL RICONOSCIMENTO

Premiata Flora Gualdani, baluardo per la sacralità della vita

L’8 novembre è stato conferito all’ostetrica Flora Gualdani il Premio Internazionale Cultura Cattolica. La fondatrice di Casa Betlemme è stata premiata per il suo «servizio all’umanità» in cui «ha saputo fondere in unità vitale fede e ragione». Una donna che ha compreso che la difesa della vita è centrale e proposto la terapia delle «3P»…

Il Premio Internazionale Medaglia d’Oro al Merito della Cultura Cattolica è giunto alla sua XXXVII edizione. Molti illustri personaggi sono stati insigniti di questa benemerenza in questi decenni: i filosofi Augusto del Noce e Cornelio Fabro, il pontefice Joseph Ratzinger (allora cardinale), i cardinali Giacomo Biffi, Carlo Caffarra, Camillo Ruini, Angelo Scola, il fondatore di Comunione e Liberazione, don Luigi Giussani, giornalisti e scrittori come Vittorio Messori e Cesare Cavalleri, il teologo René Laurentin, il romanziere Eugenio Corti, l’ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede Mary Ann Glendon, l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa Luigi Negri.

Venerdì 8 novembre, al Teatro Remondini di Bassano del Grappa, il Premio è stato consegnato all’ostetrica Flora Gualdani, che si è profusa nella sua lunga attività per la difesa della vita in ogni suo momento, dalla nascita alla morte:

nel suo servizio all’umanità ha saputo fondere in unità vitale fede e ragione, cultura e scienza, carità cristiana e apostolato, contribuendo all’effettiva promozione della libertà dell’uomo e della donna, conformemente all’impronta data alla natura dal suo Creatore (dalle motivazioni del Premio).

Quando nel 1964 si reca in Terrasanta e visita la grotta della Natività di Betlemme, Flora Gualdani comprende che la sua vocazione è quella di difendere la vita nascente. «Mentre in Vaticano c’era il Concilio» confessa l’ostetrica nell’intervista della premiazione, «io dentro quella Grotta compresi che la procreatica sarebbe diventata una questione epocale e drammatica, e che il terzo millennio dovrà tornare a genuflettersi davanti al Creatore».

Di ritorno dal pellegrinaggio, Flora Gualdani fonda ad Arezzo “Casa Betlemme” per aiutare gestanti in difficoltà e per promuovere un’efficace attività educativa e culturale a favore della vita e della teologia del corpo. La formazione è, infatti, «la chiave della prevenzione». Così Casa Betlemme diviene un’«Università dell’amore alla persona, con Facoltà della vita». Le parole dell’ostetrica sono chiare e provocatorie per l’uomo contemporaneo abituato a pensare in termini relativistici:

La gente ha bisogno di riscoprire la sacralità della vita, ma anche la sacralità del gesto che la consente. […] Il Creatore, nella sua sapienza, ci ha fatti bene anche dalla cintola in giù. Mentre l’uomo moderno si è illuso di correggere ciò che Dio ha già creato in modo perfetto. Un concetto basilare che cerco di trasmettere è la sacralità della fisiologia femminile, in una visione creaturale. È cosa ben diversa da chi vorrebbe divinizzare la natura come “Madre terra”. Noi vogliamo portare la gente a ritrovare meraviglia e rispetto per le leggi che il Creatore ha impresso nella natura, fatte di armonia e bellezza.

Nella sua attività pluridecennale di incontro con donne in difficoltà (l’«undicenne incinta di incesto, la prostituta o la donna vittima di violenza, cioè i cosiddetti “casi limite”»), la Gualdani ha sempre desiderato che la persona incontrata non si sentisse sola, ma al contrario amata, cosicché recuperasse la propria dignità: a quel punto la maternità diventava «la terapia adeguata».

Molte donne che non hanno difeso la vita fragile e hanno abortito soffrono dei traumi post-aborto. Solo la misericordia di Dio può sanare queste ferite, agendo laddove incontra il pentimento. Dio è «l’unico farmaco capace di guarire un cuore da quella ferita viscerale». «Alle donne spiego», dice la Gualdani, «che la migliore cura di bellezza non passa dall’estetista ma dal confessionale».

Proprio quarant’anni fa a Madre Teresa di Calcutta veniva conferito il Nobel per la pace. Era l’11 dicembre 1979. La santa indicava nell’aborto il più grave pericolo per la pace del mondo. Perché l’aborto veniva considerato dalla piccola suora dei poveri come un attentato al mondo intero, come il più grave rischio per la sopravvivenza dell’intero pianeta? Rispondeva Madre Teresa nel discorso tenuto a Oslo per il conferimento del Nobel:

Io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa. […] E oggi il più grande mezzo, il più grande distruttore della pace è l’aborto. E noi che stiamo qui, i nostri genitori ci hanno voluti. Non saremmo qui se i nostri genitori non lo avessero fatto. I nostri bambini li vogliamo, li amiamo, ma che cosa è di milioni di loro? Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla. Per questo faccio appello in India, faccio appello ovunque. Restituiteci i bambini, quest’anno è l’anno dei bambini. Che abbiamo fatto per i bambini? All’inizio dell’anno ho detto, ovunque abbia parlato ho detto: “Quest’anno facciamo che ogni singolo bambino, nato o non nato, sia desiderato”. E oggi è la fine dell’anno, abbiamo reso ogni bambino desiderato?

Anche Flora Gualdani ha compreso che l’ambito della difesa della vita è centrale, per questo vi ha profuso il suo impegno e ha consumato la sua esistenza. Ci ricorda che la famiglia è centrale nella vita del bambino come dell’adulto. Grande è la sua riconoscenza per la famiglia in cui è nata:

Tutto è nato dalla mia famiglia che qualcuno definirebbe «tradizionale», ma è stata esemplare aiutandomi ad avviare quest’opera un po’ folle. È lì che ho respirato la fede a contatto con la saggezza della natura. I genitori contadini mi hanno educato al valore del sacrificio, testimoniandomi la fedeltà del loro amore. Sono stati capaci di volersi bene tutta la vita.

San Giovanni Paolo II, ci ricorda la Gualdani, diceva sempre che su questi temi saremmo stati «chiamati all’impopolarità, ad essere accusati di durezza, incomprensione e altro ancora». Oggi comprendiamo che si deve essere preparati «al martirio delle idee e al martirio del cuore. Cioè per rimanere fedeli alla verità tutta intera, occorre il coraggio di rinunciare alla carriera e all’indice di gradimento, accettando di perdere per strada certe amicizie, a volte anche le più care».

La verità è l’unica cosa che conta ed è destinata a trionfare. In attesa dei tempi in cui tutto sarà per tutti chiaro, Flora Gualdani affida una ricetta all’uomo di oggi: al posto delle «3S» (soldi, sesso e successo) propone la terapia delle «3P» (povertà, purezza, piccolezza) «con dosi abbondanti di preghiera».

L’esito di questa terapia è il recupero di uno sguardo vero sulla vita e sulla realtà che porta a riconoscere il primato del Creatore nell’universo e nella vita.