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Pregare con i nomi di Dio

La preghiera islamica nel giorno dell'incontro in Vaticano per invocare la pace in Terrasanta, ha richiamato le radici della spiritualità islamica, in parte condivise dalla tradizione cattolica: ovvero la preghiera con gli attributi divini.

San Giovanni della Croce

Lo storico incontro di domenica 8 giugno nei giardini della Città del Vaticano, dove attorno a Papa Francesco e al patriarca Bartolomeo si sono radunati il capo dello Stato d’Israele e quello dei Territori Palestinesi, è stato già a lungo commentato su molti giornali. Tutti hanno sottolineato che si è trattato anzitutto di un incontro di preghiera, e le preghiere sono state pronunciate da religiosi ebrei, cristiani e musulmani, accompagnate da brani musicali.

Anzitutto, questa idea di mettere la musica è stata geniale, perché la musica può esprimere il lato mistico della preghiera, ed è capace di unire i cuori con il suo linguaggio misterioso. La seconda cosa geniale è che così molti ebrei, che non erano mai entrati in una chiesa o in una moschea, hanno potuto vedere come si prega in una chiesa e in una moschea. La stessa cosa vale per i cristiani: molti dei telespettatori che non sono mai entrati in una sinagoga o in una moschea, così hanno visto come si prega in una sinagoga e in una moschea. Parimenti, nessun mussulmano, penso, è mai entrato in una sinagoga, forse sì in una chiesa, ma in quel momento era come se si trovasse in una sinagoga e in una chiesa. Questo fatto è straordinario.

Qui vorrei soffermarmi sulla preghiera fatta dai musulmani. Essa è stata pubblicata sull’Osservatore Romano (8/06/2014, p. 5), assieme alle preghiere fatte dagli ebrei e dai cristiani. Poiché pochi avranno avuto l’occasione di leggerla, vale la pena di riportarla: 

«Lode a Dio, misericordioso, compassionevole, re, santo, pacifico, fedele, sovrano, prezioso, potente, grandioso, creatore, ideatore, formatore. O Dio, Tu sei pace, e la pace proviene da Te, e a Te la pace ritorna. Tu sei benedetto e Tu sei glorificato, O Padrone di splendore e di onore, ispiraci, O Signore, con la pace e rivelaci la pace e rendici abitatori del regno della pace, fra coloro che non vivono nella paura e nel dolore. O Dio, cerchiamo rifugio in Te dall'ingiustizia e dall'oppressione, dall'illegittima aggressione, e noi Ti chiediamo, Signore nostro, di farci percorrere il retto cammino, di non perderci e di non farci cadere, credendo in Te e confidando in Te. Guidaci, O Signore, alle parole più preferibili, guidaci, O Signore, agli atti più perfetti, guidaci, O Signore, alla morale migliore, perché nessuno al di fuori di Te può guidarci, e Tu sei capace di fare tutte le cose. O Dio, rendici, O Dio, inclini verso tutto ciò che è buono, avversi a tutto ciò che è cattivo, Ti chiediamo di indicarci tutto ciò che è buono e giusto. Donaci, O Dio, sicurezza, pace, tranquillità e fede, per noi e per la nostra gente, le nostre famiglie, i nostri padri e le nostre madri, i nostri figli e le nostre figlie, e per tutta l'umanità e per tutte le nazioni, tutte le creature della Tua grande creazione. Donaci, O Signore, il bene in questo mondo e nell'altro, e proteggici dal tormento del fuoco. O Dio, porta la pace nella terra della pace, O Padrone di splendore ed onore, rimuovi l'ingiustizia dagli oppressi in questa terra, nutri il tuo popolo che ha fame, e proteggilo dalla paura, tienilo lontano dal male e da coloro che commettono il male, dagli aggressori iniqui, O Signore dei Mondi».

Non so se coloro che hanno pronunciato questa preghiera erano dei “sufi”, ma certamente erano dei religiosi e hanno pregato con molto fervore. Prendo le notizie sui “sufi” dal sito ufficiale, e sintetizzo. «I Sufi dei primi secoli erano asceti che vivevano nei deserti vestiti di una lunga tunica di lana, loro unica proprietà, insieme al secchiello per l'acqua. Questa tunica era ovviamente logora e rattoppata. Queste toppe, cento come i nomi di Allah menzionati nel Corano, in epoca più tarda divennero colorate, fino a diventare il costume tipico del "Dervish" (poverello) del medioevo. I Sufi sono detti anche i “puri”. Per questo se chiedete a uno se è un Sufi, non sentirete mai dire di sì, perché chi lo é, per modestia non lo dice [...]. Fino al secolo scorso, prima dell'avvento del pensiero modernista e riformatore, foriero delle disgrazie e le violenze attuali, nei paesi musulmani "'Ilm ut-Tasawwuf" (Scienza del Sufismo) era materia di insegnamento nelle università islamiche (perché a cosa servono imam, Dottori della Legge pieni di orgoglio, superbia, miseri di cuore, invidiosi, ecc.?!!). Gli imam, come tutti del resto, erano invitati a sottomettersi non solo allo studio di libri, ma anche alla pratica della Scienza della Purificazione dei Cuori, per raggiungere le Virtù dell'Eccellenza (Ihsan) nelle mani di uno Shaikh Sufi [...]. Notate ad esempio questi versi di Ibn l-'Arabi contenuti nel "Tarjumân Al-Ashwâq": Io seguo la Religione dell'amore, / quale mai sia la strada / che prende la sua carovana: / questo è mio credo e mia fede».

Non possiamo fare nostre queste preghiere? Papa Francesco ha detto in quella sera: «Spero che questo incontro sia l’inizio di un cammino nuovo alla ricerca di ciò che unisce, per superare ciò che divide». La preghiera è ciò che più unisce. Persone che hanno pregato insieme, non possono poi prendere un kalashnikov per spararsi e uccidersi.

Abbiamo visto i musulmani pregare con particolare fervore. Perché? Forse ce lo spiega san Giovanni della Croce, che vivendo in Spagna nel XVI secolo era stato senz’altro a contatto con l’islàm. San Giovanni della Croce dice che Dio è unico e semplice, ma possiede nomi (cioè attributi) infiniti. Ad esempio, Dio è onnipotente, sapiente, buono, misericordioso, giusto, forte, amoroso, ecc. Ora, poiché Dio è infinita luce e infinito fuoco divino, ciascuno di questi attributi emana luce e fuoco «che illumina l’anima e le dà calore». In altre parole, ripetendo quei nomi di Dio, l’anima si trova «infiammata d’amore»; quei nomi sono per lei come «lampade di fuoco». Già Mosè, ricorda san Giovanni, aveva fatto l’esperienza di Dio attraverso i suoi nomi, quando lo chiamò «Dominatore e Signore Dio, misericordioso, clemente, paziente, molto compassionevole, verace, che usi misericordia, che cancelli i peccati, le iniquità, che sei così giusto che nessuno di per sé è giusto davanti a Te» (Esodo 34, 6-7). Dunque l’anima che riceve la conoscenza di questi nomi divini «si trova profondamente assorbita in delicate fiamme, piagata soavemente in ciascuna di esse e in tutte insieme, e ferita ancora più vivamente dall’amore della vita divina» (Fiamma viva d’amore, strofa 3, 1-5).

Ora il cuore della spiritualità islamica è costituito proprio dai 99 attributi o Nomi divini, che il credente deve conoscere e recitare. Essi sono, ad esempio, Misericordioso, Compassionevole, Re, Santo, Pace, Fedele, Custode, Potente, Creatore, Colui che perdona, Colui che provvede, Sapiente, Giusto, Amabile, Paziente, Altissimo, Colui che risuscita, Forte, Vero, Verità, Degno di lode, Colui che da' la vita, Il Vivente, L'Unico, L'Assoluto, l'Eterno, L'Onnipotente, il Primo e l’Ultimo, Colui che riunisce, La Luce, e così via. Siccome questi nomi non sono solo 99 come dice l’islàm, ma infiniti, come afferma San Giovanni della Croce, noi potremmo aggiungerne altri, quali Padre, Amore, Fedele, Amico degli uomini, Consolatore, Lento all’ira, Ricco di grazia, Pieno di Bontà, Salvatore, e così via, presi dalla Bibbia.

Pronunciando questi nomi, dice san Giovanni della Croce, Dio comunica qualcosa della sua essenza; e così dicendo che è Buono, senti che Dio ti ama con bontà; dicendo che è Santo, senti che Dio ti dona qualcosa della sua santità; dicendo che è Misericordioso, tu sperimenti la sua misericordia; dicendo che è Verità, senti che Dio ti ama davvero; dicendo che è Forte, senti che Dio ti ama con forza, ma anche con sublimità e delicatezza (cf. Fiamma viva, 3, 3). 

Forse così comprendiamo qualcosa di più di quel mondo islamico, che spesso conosciamo solo attraverso quelle deviazioni che sono frutto di fanatismo cieco, e che non vengono certo dalla preghiera vera, fatta sui Nomi divini. Ma forse anche noi cristiani conosciamo poco la nostra tradizione e non sappiamo più pregare con il cuore, ripetendo quei nomi che ci comunicano qualcosa della loro bellezza divina. Certo, per noi cristiani i nomi più belli e più cari restano quelli di Gesù, che ci rivela il Padre e ci dona lo Spirito Santo, Spirito d’Amore. Ma poi abbiamo anche un nome dolcissimo, che è quello di Maria, la madre del Signore. 

La forza dei nomi divini era maggiormente recepita nel passato, come attesta la composizione, ad esempio, delle Litanie del Cuore di Gesù, la cui pratica oggi, purtroppo, è stata quasi completamente abbandonata. Eppure, chi non si è sentito toccare nel profondo, quando veniva invocato il Cuore di Gesù con questi nomi così sublimi: Cuore di Gesù, pieno di bontà e di amore, di maestà infinita, in cui sono tutti i tesori della sapienza e della scienza, fornace ardente di amore, vittima dei peccatori, nostra vita e risurrezione, nostra pace e riconciliazione, speranza di chi crede in Te, dolcezza di chi in Te muore, delizia di tutti i Santi. Certo, questi nomi non vanno ripetuti meccanicamente, ma con grande affetto, specialmente nel mese tradizionalmente dedicato al Cuore di Cristo.