• DOPO LO SFOGO

Politicamente corretto, Verdone rimedi (con un film)

Il regista romano si è detto stufo del politicamente corretto, che incatena l’ispirazione e fa meno ridere. Il suo sfogo, da accogliere positivamente, non tiene conto però del valore più grande in gioco (la libertà tout court) e il filo che lega la Sinistra a tale ideologia. I flirt con certi conduttori non lo aiutano. Ma un rimedio, se vuole, c’è

Ok, il grande Carlo Verdone ha mandato al diavolo il politicamente corretto. Possiamo dire “bene ma non benissimo”? Non tanto perché si è svegliato tardino, quanto per il fatto che a forgiare quella che, per essenza e statuto, è una vera e propria ideologia (chiedere a Eugenio Capozzi) hanno contribuito proprio i salotti televisivi di cui Verdone si è servito per pubblicizzare le sue commedie. Almeno fino al suo sfogo dal palco del Piccolo Cinema America, tutto da ascoltare.

Parliamo dei format televisivi di Fabio Fazio, per esempio, colui che per Marcello Veneziani rappresenta la terza pedina di quel trio che ha finito per narcotizzare gli italiani: Gramsci, Eco e, appunto, Fazio. Secondo la sintesi traslucida di Veneziani, il percorso è stato dal PC al p.c.: dal Partito comunista al politicamente corretto”.

“LA NOSTRA VIOLENZA È GIUSTIFICATA DALLA STORIA”

Per comprendere veramente ciò di cui oggi si lamenta, Verdone dovrebbe andare alle origini. A quel Gramsci che «dal carcere ha lavorato alla costruzione di uno Stato pedagogico-totalitario più feroce di quel regime fascista che l’ha messo in prigione». Così Marcello Veneziani. Per il quale l’intellettuale comunista ha sempre subordinato «la verità delle cose all’interesse supremo del Partito, all’Intellettuale Collettivo». Veneziani scrive senza paura quello che ancora oggi si fa fatica a dire ad alta voce: «La sua linea [di Gramsci, ndr] era questa: la nostra dittatura, la nostra violenza è giustificata dalla storia e dal progetto di instaurare una società comunista, la vostra no».

Umberto Eco, poi - che ha contribuito al progetto gramsciano (conquistare la politica e la società tramite la cultura) con l’inedito utilizzo della tv e del linguaggio pop - sarebbe stato il «vero traghettatore», colui al quale, per il filosofo pugliese, si deve il passaggio «dalla filosofia alla sociologia, dal partito comunista alla sinistra radical, da L’Unità a Repubblica».

LE RECITE A SOGGETTO

E arriviamo al “fratacchione Fazio” (copyright Vincenzo De Luca), a capo di quel “clero giornalistico” a cui Verdone, lo abbiamo detto, si è ampiamente accompagnato, e che secondo Veneziani rappresenta «l’applicazione mediatica della fenomenologia di Mike Bongiorno alla tele-sinistra da intrattenimento». Il sacerdote del politicamente corretto ricoperto d’oro da mamma Rai, colui che con Saviano ha officiato decine di omelie “anti-odio”, ha studiato una per una le puntate dei suoi programmi, per educare gli italiani alla verità e alla bontà. Goccia a goccia. In prima serata. Da quasi vent’anni. È un peccato che Carlo Verdone non abbia notato quanto il conduttore-ideologo genovese reciti a soggetto su un canovaccio politico preparato meticolosamente a tavolino. Perché anche Fazio - esattamente come il pol. corr. - non fa prigionieri.

“FAREMO MENO RIDERE”

Intendiamoci, siamo felici che l’inventore del goffo bambinone Leo, del trasognato figlio dei fiori Ruggero, dello stuntman fanfarone Oscar Pettinari, del logorroico Furio Zoccano, del coatto Ivano e di tanti altri mitici personaggi abbia aperto gli occhi rispetto a ciò che l’indimenticata antropologa Ida Magli chiamava «cancro della società», «forma perfetta di lavaggio del cervello», «censura invisibile perché ormai introiettata». Epperò. L’uscita di Verdone è stata dettata dalla paura di non poter far più ridere. Non è un particolare insignificante. Attenzione alle sue parole: «Guardate che se continuiamo così, con questo politicamente corretto portato all’esasperazione noi avremo dei grossi problemi in sede di sceneggiatura». Per poi aggiungere: «Faremo meno ridere, avremo meno battute, non si potrà dire nulla perché si offende quello... Sono d’accordissimo, fumiamo di meno, però ci sono delle cose sulle quali francamente non sono d’accordo». Ora, al di là del richiamo alle sigarette (che lascia intravedere come il regista romano non abbia forse compreso bene gli immensi contorni del problema), infervorarsi esclusivamente per il timore di perdere un po’ di smalto comico è come preferire che i ladri non entrino in casa perché potrebbero mettere in disordine le cravatte o lasciare aperto il frigo. Onestà intellettuale e sano realismo vorrebbero che a stare a cuore fossero innanzitutto la libertà di pensiero, d’espressione. La libertà tutta intera. Questa è l’enorme e vera posta in gioco, niente di meno.

LA “PROVA DEL NOVE”

Da geniale regista qual è, Verdone potrebbe zittirci facilmente. Con un film, ovviamente. Le idee per sceneggiature libere sono potenzialmente infinite. Ne suggeriamo qualcuna (ma ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale). Allora. La storia di una bambina con le trecce che puntualmente marina la scuola, ma, invece di imboscarsi come da prassi, appare in tv al fianco della cancelliera tedesca Merkel. Oppure (ma questo, lo riconosciamo, è un’operazione pericolosa) un film su sul potere di quella lobby arcobaleno che scoppia di soldi e di “vetrine” ma pretende che per legge, pena la galera, non si possa più accennare alla “famiglia di sempre”. Ci basterebbe anche un cortometraggio sulle fisime linguistiche della Boldrini; sul potere pacificante degli asterischi; sulla fratellanza universale che regalano i gessetti colorati subito dopo l’attentato terroristico di turno (rigorosamente provocato da un “debole di mente”). O ancora uno sketch sugli inginocchiamenti nostrani in onore e gloria dei BLM,  sull’autore “razzista” di Huckleberry Finn o sul finale femminista della Carmen.

Se davvero dovesse mancargli l’ispirazione (impossibile!) o facesse fatica a trovare l’audacia per girare una pellicola veramente libera, Verdone prenda coraggio dalla Sora Lella, probabilmente la donna più politically incorrect che abbia mai conosciuto. Il successo del film si sommerà ad un impagabile senso di liberazione. Garantito.