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Perché il signor Rossi ha diritto di capire (e anche noi)

Il dovere di comprendere come stiano realmente le cose grava su ciascuno di noi, ma è un dovere assai arduo da soddisfare per più motivi. Il sig. Rossi ha tutto il diritto di essere messo nelle condizioni di capire: condizioni oggi inesistenti. 

Ogni uomo è capace della verità, ossia è in grado di conoscerla, ed ha il dovere di ricercarla. Soffermiamoci su questo secondo punto mettendolo in relazione con le informazioni riguardo alla pandemia. Il dovere di comprendere come stiano realmente le cose grava su ciascuno di noi, ma è un dovere assai arduo da soddisfare per più motivi. In primis la materia, che trova nel Covid e nei vaccini i due elementi più importanti, presenta anche agli occhi degli esperti moltissimi lati oscuri. Conoscere la verità significherebbe in questo caso anche rendersi conto che molto, allo stato attuale, non è ancora spiegabile. Oltre ai lati oscuri, inoltre, vi sono i lati grigi, ossia il dubbio si insinua in molti anfratti della pandemia e, di conseguenza, delle modalità per sconfiggerla.

Il dovere di conoscere la verità sul virus e sui vaccini diventa un onere arduo da adempiere non solo in merito all’oggetto, come abbiamo visto, ma anche in relazione ai soggetti deputati a diffondere le notizie. I governi sono sempre tentati di distorcere le notizie per fini utilitaristi dei più vari, tra cui svetta il consenso popolare. Dalla verità all’opportunismo il passo può essere breve. Ecco dunque che finalità politiche, non sempre delle più nobili, possono condizionare non solo i contenuti, ma anche le modalità di comunicazione. E queste ultime, come è noto, spesso sono più importanti del contenuto.

Uguale pericolo corrono i professionisti della comunicazione che, non di rado, seguono la stella polare dello share o della contabilità del numero di lettori, indici che sono la traduzione massmediatica del consenso politico. Ecco dunque una pioggia di titoli allarmistici, che spesso non trovano conferma nel corpo dell’articolo, perché “catturano l’attenzione”, come si suol dire. Questa strategia del terrore è ormai pane quotidiano da quasi due anni nei media. Accanto a tale strategia - e ciò vale soprattutto per la TV e i social - si è aggiunta anche la tattica della polemica, del bisticcio dialettico tra scienziati di opposte visioni, tra scienziati, o presunti tali, e giornalisti, tra vaccinisti e no vax. La semplificazione della contrapposizione, che deve essere netta e chiara, contribuisce alla facilità della fruizione da parte dello spettatore e quindi viene incoraggiata perché aumenta la platea dei lettori o degli spettatori, ma ciò a discapito della retta conoscenza che, invece, si acquisisce necessariamente facendo distinguo, precisazioni, contestualizzando, etc. La sintesi semplicistica vince sull’analisi difficoltosa.

Inoltre, tra i molti vizi dei media, si registra spesso, da un lato, una incompetenza nel trattare questi temi che porta a svarioni, errori, incomprensioni, etc. E fin qui siamo nel campo della colpa. Ma poi, su altro lato e passando dalla colpa al dolo, la stragrande maggioranza dei media pubblicano notizie, approfondimenti, editoriali, etc a tesi: ossia il giornalista ha sposato un certo orientamento (per semplificare: sì vax/no vax) ed interpreta i fatti alla luce di questo orientamento, ossia accentua i dati che portano acqua al suo mulino e silenzia quelli che non combaciano con la sua tesi.

Gli argomenti di segno opposto sono gestiti (se non a volte manipolati) solo alla scopo di rafforzare la propria idea. Tracciata la linea del giornale, della testata, del talk, quell’orientamento non può essere mai smentito. Si confezionano così articoli e trasmissioni a priori, dove il giudizio critico è già stato scritto prima di conoscere i fatti, i quali, se contraddicono tale giudizio, devono piegarsi a questo oppure essere cancellati. In fondo il peccato originale di questo giornalismo di parte è duplice: la superbia, ossia la mancanza di umiltà nel riconoscere di aver sbagliato, e la mancanza di amore per la verità.

Infine si aggiunga la pluralità di fonti a cui oggi possiamo accedere grazie ad internet che agli occhi del sig. Rossi, da una parte, possono apparire tutte di pari livello. E così il blog del professore di scienze del liceo è messo sullo stesso piano del sito dell’Istituto Superiore di Sanità. Su altro fronte queste fonti possono assumere autorevolezza variabile a seconda del giudizio dello stesso sig. Rossi. In tal modo il blog del professore di scienze sopravanza per credibilità i dati dell’Istituto Superiore di Sanità perché, ad esempio, l’argomentare del professore appare scevro di interessi partigiani, non così i dati dell’ISS sicuramente inficiati da un certo inconfessabile tornaconto.

In sintesi e volendo tornare al tema inziale, la complessità della materia, il ruolo partigiano di governi e media, la polemica funzionale agli ascolti, la semplificazione esasperata, l’incompetenza, l’aver sposato una tesi di cui ci si è innamorati e a cui non si vuole rinunciare, la pluralità delle fonti creano solo confusione e disorientamento nei cittadini e quindi non aiutano il sig. Rossi a comprendere quale sia realmente la situazione.

Questa riflessione ci fa concludere che potrebbe essere minimo il grado di responsabilità sia di coloro i quali credono che le bare di Bergamo fossero vuote sia di coloro i quali pensano che il vaccino sia la panacea per la pandemia che non abbisogna di altre strategie. Assai maggiore ovviamente la responsabilità di chi presiede alla comunicazione, sia nel governo che tra i media. Il sig. Rossi, in altre parole, ha tutto il diritto di essere messo nelle condizioni di capire: condizioni oggi inesistenti. Così come il sig. Rossi ha tutto il diritto di aprire il rubinetto dell’acqua di casa e bere acqua potabile, non acqua avvelenata. Non deve essere costretto a compiere sofisticate analisi dell’acqua ogni volta che ha sete o deve cucinare o farsi la doccia. Oggi invece siamo messi tutti nelle condizioni di dover vagliare, confrontare, approfondire, discernere e interrogare.

Questo snervante protocollo informativo in regime privatistico alla lunga può provocare diverse reazioni nel signor Rossi, tra cui: scetticismo universale, ossia non sapremo mai nulla di nulla di questo virus e di questi vaccini. Ideologismo inossidabile: si sposa un’idea e, dato che si è arrivati a sposarla dopo mesi di studio e letture, non la si molla più e non ci si informa più o perché si crede di aver capito tutto o perché si è stanchi di leggere e studiare. Indifferenza epicurea: basta parlare di Covid, spassiamocela e non pensiamoci più. Apertura a Dio: nasce un positivo senso di abbandono a Dio, consci sia che la nostra intelligenza poco può comprendere e poco può dominare gli eventi, sia che la vita dello spirito è più importante della vita materiale.

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