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Per il vescovo il global warming è più mortale dell’aborto…

Con gli Usa agli inizi della campagna per le presidenziali, monsignor Robert McElroy ha pensato di indicare ai fedeli le priorità per il voto. Come? Dicendo che sì, l’aborto causa la morte di «oltre 750.000 bambini» negli States (42 milioni nel mondo), ma che i cambiamenti climatici incontrollati sono «la più grande minaccia al futuro stesso dell'umanità». Purtroppo la sparata del vescovo di San Diego non è isolata.

L’emergenza planetaria, si sa, è il riscaldamento globale. Lo predica da tempo, ovunque accolta come santa laica, Greta Thunberg; lo ripetono i capi di Stato e naturalmente lo ribadiscono i media, che su questo tema - alla faccia del pluralismo - fanno blocco comune all’insegna dell’allarmismo. La sola voce morale alternativa, al riguardo, era quella della Chiesa. Tocca a malincuore dire «era» perché, da qualche tempo, anche in casa cattolica l’ambientalismo più estremo sta mettendo le radici. Perfino tra i pastori.

Ne ha dato prova monsignor Robert W. McElroy, vescovo di San Diego, il quale, intervenendo nel campus universitario della città, ha tenuto un discorso che sarebbe eufemistico definire sconvolgente. Prima di procedere, una premessa: negli Stati Uniti, la campagna elettorale per la Casa Bianca è alle battute iniziali. Il Partito repubblicano e il Partito democratico stanno scaldando i motori, con in particolare le primarie democratiche alle porte; solo il prossimo 3 marzo - non a caso ribattezzato «super Tuesday» - si recheranno alle urne gli elettori di 15 Stati, California inclusa.

In questo contesto monsignor McElroy ha pensato bene, parlando all’università di San Diego, di rammentare ai cattolici le direttrici morali in base alle quali orientarsi. Fin qui tutto bene. Il punto è che, quando si è trattato di venire al dunque, McElroy ha sostanzialmente tirato le orecchie a tutti quei fedeli tuttora convinti che il tema dell’aborto volontario sia cruciale per stabilire come votare. Per addivenire a una simile conclusione egli ha tirato in ballo, appunto, il riscaldamento globale, elevandolo a prima minaccia per l’umanità. Più esattamente, ha riconosciuto - non avrebbe potuto fare altrimenti - che solo negli Usa, ogni anno, l’aborto provoca la morte di «oltre 750.000 bambini non ancora nati» eppure, ha aggiunto, «il bilancio delle vittime a lungo termine causato da un cambiamento climatico incontrollato è la più grande minaccia al futuro stesso dell'umanità». Queste le parole di McElroy, come riportate dal San Diego Union-Tribune.

Ora, per quanto sensibile possa essere al tema ambientale un pastore, simili conclusioni sono semplicemente allucinanti. Tanto per cominciare perché l’aborto uccide purtroppo molto di più di 750.000 vite, che è un bilancio solo americano, mentre invece, nel mondo, i bambini così eliminati sono stati - nel 2019 - 42.4 milioni. E le vittime del «cambiamento climatico incontrollato»? Per ora non ne risulta una, tanto che neppure i più esagitati fan di Greta Thunberg si son avventurati in simili, acrobatiche stime. Sfortunatamente, l’uscita di McElroy non è però un caso isolato.

Nello scorso settembre, padre Daniel P. Horan, un frate francescano, è intervenuto sul National Catholic Reporter per dire che è inutile contrastare l’aborto e l’eutanasia «se non c'è aria da respirare, acqua da bere, terra da coltivare, piante o animali da mangiare o habitat liberi da inondazioni, uragani, incendi, tornado, terremoti o altri devastanti fenomeni meteorologici». Il problema è che finché simili sparate arrivano da un religioso, si può - a fatica - provare a far finta di nulla.

Ma quando l’ambientalismo più estremo viene sposato dai vescovi, bisogna iniziare a preoccuparsi. Sia perché esso, come più volte questo giornale ha evidenziato, non poggia su alcuna base scientifica, sia perché tutto ciò certifica un vero e proprio ribaltamento dottrinale. Infatti, diversamente da quanto più osservatori pensano, non è vero che ultimamente i principi non negoziabili siano passati in secondo piano; semplicemente, sono stati rimpiazzati con altri principi non negoziabili, quali la santificazione del migrante, l’accoglienza acritica delle istanze Lgbt e, appunto, l’elevazione del riscaldamento globale a prima emergenza.

Si tratta di una rivoluzione, è bene precisarlo, non scritta ma sostanziale; che non trova conferma in alcun documento magisteriale eppure già aleggia, minacciosa, sul popolo cristiano, come un tentativo di snaturare una morale bimillenaria, che proprio nella difesa della vita del concepito aveva - e ha - uno dei suoi pilastri.