• LE REAZIONI ALLA CONDANNA DEL CARDINALE

Pell lasciato solo dalla Chiesa manettara, ma fedeli con lui

La Conferenza episcopale australiana accetta la sentenza d'Appello che condanna il cardinale e sottolinea l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Solidarietà alle vittime di abusi, ma nessun cenno alla condizione del porporato che continua a proclamarsi innocente e che in carcere non può neppure celebrare Messa. A sostenerlo dietro le sbarre c'è invece un movimento di popolo. A cui si unisce anche uno dei tre giudici di Victoria che non ha condiviso la sentenza. 

La Corte d'Appello di Victoria a maggioranza - ma non all'unanimità - ha respinto il ricorso presentato dal cardinal George Pell contro la sentenza di primo grado che lo ha condannato a sei anni di carcere per abusi sessuali su minori. L'ex prefetto vaticano della Segreteria per l'Economia ha fatto sapere di essere deluso per il verdetto pronunciato dal giudice supremo Anne Ferguson, ma continua a proclamarsi innocente. Il suo team di avvocati, nel frattempo, sta esaminando le carte per valutare la possibilità di un ricorso all'Alta Corte australiana. Ai legali rimangono soltanto 28 giorni per intraprendere quest'ultima iniziativa.

Intanto, la conferma della condanna del cardinale è stata accolta dalla Conferenza episcopale australiana con una nota in cui si incoraggia ad accettare la sentenza e si sottolinea l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Nel comunicato, firmato dal presidente, monsignor Coleridge, i vescovi ci tengono a far sapere di comprendere che questo processo sta provocando dolore a tutte le vittime di abusi perpetuati da sacerdoti, ribadendo l'intenzione di lavorare affinchè le chiese diventino un posto sempre più sicuro per i minori. Il documento non fa alcun cenno, invece, alla condizione del porporato che continua a proclamarsi non colpevole.

In Australia, così come nel resto del mondo, si è creato un movimento d'opinione convinto della sua innocenza. E' proprio a costoro che Pell ha voluto esprimere il suo pensiero e la sua gratitudine subito dopo aver appreso il responso della Corte di Victoria. Il processo del più importante prelato del Paese ha suscitato enorme interesse nell'opinione pubblica nazionale, dividendo in maniera quasi viscerale la comunità nazionale. La paura degli 'innocentisti' è che il cardinale possa diventare una sorta di 'agnello sacrificale' a cui far espiare le colpe della Chiesa cattolica nello scandalo abusi.

Un pericolo avvertito dallo stesso Peter Kidd, il giudice che aveva pronunciato la sentenza di condanna in primo grado a sei anni e che, nonostante ciò, aveva invitato a non considerare il porporato come "il capro espiatorio per eventuali fallimenti percepiti della Chiesa cattolica". Il ricorso respinto dalla Corte d'Appello di Victoria tirava in ballo l'"irragionevolezza della motivazione"  che, secondo il team di avvocati della difesa, starebbe alla base del verdetto di colpevolezza pronunciato in primo grado. I presunti abusi sarebbero stati commessi in due occasioni, tra il 1996 ed il 1997, e vedrebbero vittime due ragazzi del coro della Cattedrale di San Patrizio di Melbourne.

La prima denuncia risale al giugno 2015 e venne presentata soltanto da uno dei due perchè l'altro era nel frattempo deceduto. Quest'ultimo, però, aveva smentito alla madre nel 2001 di aver subito molestie dal cardinale negli anni del coro. L'accusa, quindi, si regge sulla testimonianza del denunciante, contestata invece da Pell. In virtù del tipo di ricorso presentato dai legali (le motivazioni iniziali erano tre, ma altre due - di tipo procedurale - sono state bocciate), la Corte d'Appello è stata chiamata a valutare se le prove esaminate dalla giuria fossero credibili oltre ogni ragionevole dubbio per condannare l'imputato.

Su questo punto non c'è stata unanimità tra i tre giudici: per Mark Weinberg, differentemente da quanto ritenuto dai suoi colleghi Anne Ferguson e Chris Maxwell, il denunciante era "propenso ad abbellire aspetti" del suo racconto, rilevando come questo non sarebbe immune da "discrepanze" e "inadeguatezze". Secondo Weinberg, inoltre, non sarebbero solo le criticità di questa testimonianza ad andare incontro alla questione dell'"irragionevolezza della motivazione" avanzata dalla difesa, ma anche la ricostruzione dei due presunti episodi criminosi ad apparire a tratti implausibile.

A suo parere, dunque, ci sarebbe la concreta possibilità che dietro le sbarre sia finito un innocente. Sul riconoscimento dell'impossibilità dello svolgimento dei fatti contestati così come raccontati dal denunciante aveva puntato la difesa, facendo riferimento alle dichiarazioni del cerimoniere e del sacrestano dell'epoca secondo i quali sarebbe stato "fisicamente impossibile" per il cardinale compiere la violenza in un lasso di tempo così breve, liberandosi con facilità delle pesanti vesti liturgiche indossate.

Ma i giudici Ferguson e Maxwell hanno bocciato la tesi dell'impossibilità fisica, ritenendo che la giuria abbia rispettato il principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio nel suo giudizio di colpevolezza. I diversi convincimenti dei tre giudici sono maturati dopo undici settimane durante le quali i togati sono stati chiamati a leggere tutte le oltre 2000 pagine relative al processo di primo grado e recarsi in prima persona nella Cattedrale di San Patrizio, luogo delle presunte violenze.

Cosa succederà ora al cardinal Pell? Non è così scontato che si arrivi al ricorso all'Alta Corte, dal momento che quest'ultima generalmente non si occupa di riesaminare le prove su cui hanno messo mano già la giuria e la Corte d'Appello. L'ex tesoriere del Vaticano, nel frattempo, dopo aver ascoltato in aula il verdetto, ha fatto ritorno nel carcere di Melbourne da dove potrebbe uscire soltanto nell'ottobre del 2022 in caso di buona condotta. Una fonte a lui vicina ha rivelato a La Nuova Bussola Quotidiana che il cardinale è molto in pace e vive questa dura esperienza come una prova da offrire a Dio. Dall'ingresso in carcere, Pell ha perso peso, ma le sue condizioni di salute sono buone, rimane in isolamento per motivi di sicurezza ed è felice dell'esistenza di un vasto movimento d'opinione convinto della sua innocenza. Continua, tuttavia, a non poter celebrare la Santa Messa ma si sente incoraggiato dalla consapevolezza delle tante preghiere recitate per lui ogni giorno.