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Paura delle urne, riparte la guerra sulla legge elettorale

Sulla legge elettorale si registrano accelerazioni sospette. Se il Carroccio punta sul maggioritario secco, le forze di maggioranza preferiscono puntare sul proporzionale. Si spiega così la presentazione di una riforma elettorale ispirata al modello tedesco e già ribattezzata Germanicum

Al di là delle apparenze, la situazione politica rimane fluida e dietro la precaria stabilità di governo si celano trame trasversali finalizzate a provocare quell’incidente decisivo per portare il Paese alle elezioni politiche anticipate. Il “partito del non voto” è di gran lunga più nutrito di quello favorevole allo showdown, ma le divisioni interne alla maggioranza di governo, con rivalità e colpi bassi quotidiani, potrebbero logorare la situazione e spingerla verso un punto di non ritorno.

Ecco perché sulla legge elettorale si registrano accelerazioni sospette, che vanno peraltro collegate alle manovre sui referendum: quello confermativo della riforma sul taglio del numero di parlamentari e quello abrogativo della quota proporzionale della attuale legge elettorale (Rosatellum ter).

Partiamo proprio dalle possibili consultazioni referendarie. L’articolo 138 della Costituzione prevede la possibilità di richiedere il referendum costituzionale dopo la seconda votazione, da parte delle Camere, di una legge di revisione costituzionale o di una legge costituzionale, sempre a patto che la legge non sia passata con la maggioranza qualificata dei 2/3 di ogni Camera. Tale richiesta è valida se presentata da un quinto dei membri di una Camera, da 500.000 (cinquecentomila) elettori o da 5 (cinque) Consigli regionali entro tre mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. In questo caso l'iniziativa per proporre il referendum confermativo della riforma del taglio dei parlamentari è partita in Senato: sono dunque necessarie le firme di 64 senatori, un quinto degli inquilini di Palazzo Madama.

I tre mesi in questione scadono domani (domenica), quindi di fatto lunedì 13. Dopo che alcuni parlamentari di Forza Italia vicini a Mara Carfagna e alcuni ex grillini si erano sfilati facendo venir meno il numero minimo di firme, altri parlamentari leghisti hanno apposto le loro firme sulla richiesta, che ora avrebbe raggiunto addirittura una settantina di adesioni. Dunque, tra maggio e giugno, si dovrebbe tenere quella consultazione referendaria, che certamente confermerebbe il taglio del numero di parlamentari. Di qui i sospetti che qualcuno voglia far saltare il tavolo per rimandare il referendum e andare al voto anticipato al fine di consentire l’elezione, per l’ultima volta, di 630 deputati e 315 senatori. In quel caso, infatti, la riduzione del numero di parlamentari entrerebbe in vigore a partire dalla prossima legislatura.

Le sorti della seconda consultazione referendaria si conosceranno mercoledì, quando la Consulta si pronuncerà sull’ammissibilità del quesito voluto dalla Lega e proposto dalle regioni governate dal centrodestra per chiedere l’abolizione della quota proporzionale del Rosatellum ter, legge elettorale attualmente in vigore.

Ma se il Carroccio, certo che il Centrodestra possa vincere le prossime elezioni politiche, punta sul maggioritario secco, le forze di maggioranza, impossibilitate a ufficializzare l’attuale alleanza di governo già prima del voto, preferiscono puntare sul proporzionale, al fine di presentarsi agli elettori in modo separato per poi eventualmente unirsi per dar vita a un esecutivo, raccattando parlamentari in tutte le direzioni.

Si spiega così la presentazione di un disegno di legge di riforma elettorale ispirato al modello tedesco e depositato due giorni fa dal Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia, del Movimento Cinque Stelle.

Il “Germanicum” (così è già stato ribattezzato) prevede l'assegnazione di 391 seggi su 400 con metodo proporzionale alla Camera, con soglia di sbarramento nazionale del 5% e un meccanismo che permette il diritto di tribuna per i piccoli partiti. Spariscono i collegi uninominali del Rosatellum. Dei 400 seggi della futura Camera, 8 spetteranno ai deputati eletti all'Estero (nelle circoscrizioni Estere con metodo proporzionale), un seggio va all'eletto in Valle d'Aosta in un collegio uninominale. I restanti 391 seggi sono distribuiti proporzionalmente tra i partiti che superano lo sbarramento del 5%.  I 63 collegi plurinominali del Rosatellum servivano per eleggere 386 deputati, quindi funzionano anche per la nuova Camera ridotta nei numeri.  E per i 200 seggi del nuovo Senato il metodo non cambia: quattro vanno ai senatori eletti all'estero, uno alla Val d'Aosta e i restanti 195 sono distribuiti ai partiti che nel resto d'Italia superano il 5%.

Il diritto di tribuna prevede che i partiti più piccoli possano ottenere comunque seggi, così da aggirare la soglia di sbarramento. Nel Germanicum si stabilisce che il partito che non supera il 5% nazionale, ma ottiene questa percentuale in 3 circoscrizioni in 2 Regioni, possa comunque avere rappresentanti in Parlamento. 

I proponenti il Germanicum dicono che si tratta di una base di partenza aperta al confronto in Parlamento con le opposizioni, ma resta il fatto che tutto dipenderà dalla durata dell’attuale legislatura. Se arrivasse alla sua conclusione naturale (2023), di acqua ne passerebbe talmente tanta sotto i ponti che la legge elettorale verrebbe certamente stravolta. Se invece si dovesse andare già quest’anno a elezioni anticipate, l’unica ciambella di salvataggio per i giallo-rossi si chiamerebbe proporzionale, perché Movimento Cinque Stelle e Pd non potrebbero mai proporsi uniti agli elettori, con candidati condivisi, senza perdere una volta per sempre la faccia, come già successo in Umbria nell’ottobre scorso.