• NUOVO ANTISEMITISMO

Parigi, chi ha assassinato una sopravvissuta alla Shoah?

Venerdì scorso, è stata assassinata in casa sua Mireille Knoll, ebrea francese di 85 anni. Era scampata per un soffio al rastrellamento nazista del 1942, ma non si è salvata dalla furia lucida del suo assassino. Parenti e conoscenti della vittima dicono che il suo assassino è un musulmano. Media e autorità tacciono su questo "dettaglio"

Piccolo memoriale nella casa della vittima, Mireille Knoll

Strani titoli si aggirano su tutti i principali canali di informazione, dall’Ansa in giù, titoli ai limiti della fake news. Venerdì scorso, a Parigi, è stata assassinata in casa sua Mireille Knoll, ebrea francese di 85 anni. Era scampata per un soffio al rastrellamento nazista del 1942, ma non si è salvata dalla furia lucida del suo assassino. I sospetti ricadono sul vicino di casa. Probabilmente è lui che, assieme a un complice, le ha inferto undici coltellate mortali, prima di dar fuoco all’appartamento. Un delitto orribile su una persona debole con un passato tragico, un omicidio antisemita. E’ vero: per la Procura francese il movente è chiaro ed è l’antisemitismo. Per i due uomini, arrestati e accusati del delitto, c’è l’aggravante dell’odio razziale. Siamo però ai limiti della fake news per quello che i titoli e la stragrande maggioranza degli articoli non dicono: come si chiamano i due uomini arrestati per il delitto? Di che matrice è il loro antisemitismo? Secondo la nipote della vittima, sono musulmani e il loro antisemitismo è quello che caratterizza il radicalismo islamico. Fosse confermata la sua versione, si tratterebbe di uno dei casi più gravi di rimozione dalla nostra coscienza del pericolo jihadista.

Se si legge “antisemitismo” si legge il vero. Ma la portata e la gravità della notizia non può essere colta se manca la matrice dell’antisemitismo. Se è jihadista, è ben diversa da quella dell’antisemitismo classico, dal razzismo biologico dei nazisti e delle nuove destre neonaziste. In un’era di comunicazioni istantanee e Twitter un titolo fa la differenza, provoca conseguenze. Provoca dichiarazioni, come quella del giornalista economico (ed ex leader politico di Fare) Oscar Giannino, che si è subito sentito in dovere di stigmatizzare, in un Tweet, “ogni politico che soffia per una ragione o per l’altra su razzismo e antisemitismo”. E con lui tanti altri, specie nell’area della sinistra sconfitta in Italia. Ma siamo veramente sicuri che si sia trattato di un omicidio imputabile alla destra xenofoba?  

Perché finora, ciò che ha spinto a compiere attentati contro gli ebrei, come il massacro della scuola ebraica di Tolosa, come la strage al museo ebraico di Bruxelles, la presa di ostaggi all’HyperCacher, è un totalitarismo completamente diverso da quelli che abbiamo conosciuto in Europa finora. E’ lo jihadismo che ha spinto a compiere atti di violenza letali contro cittadini ebrei francesi, come l’omicidio di Sarah Halimi gettata dalla finestra di casa sua il 4 aprile dell’anno scorso. L’assassino urlava Allahu Akbar, come tutti i terroristi islamici, ma sono occorsi 10 mesi prima che le autorità francesi ammettessero la matrice antisemita del delitto. E’ sempre l’odio islamista contro gli ebrei che spinge a compiere tanti atti di violenza vili e gratuiti, come l’ignoto che ha cosparso di acido il passeggino di un bambino ebreo fuori da un supermercato, atti di intimidazione continui, come i proiettili in busta, le promesse di continuare lo sterminio nazista (“Hitler aveva ragione, tutti gli ebrei vanno mandati nei forni” era scritto in una delle tante lettere minatorie recapitate da ignoti a famiglie ebraiche), i pestaggi di chiunque porti indosso simboli della religione ebraica, anche solo una semplice kippah. La comunità ebraica in Francia costituisce l’1% della popolazione totale, ma è oggetto della metà degli atti di violenza per motivi razziali, secondo i dati del ministero dell’Interno. E quasi sempre si tratta di atti di violenza commessi da immigrati musulmani, è il “nuovo antisemitismo” di importazione.

Un clima irrespirabile che fa dire a Noa Goldfarb, nipote di Mireille Knoll: “Vent’anni fa ho lasciato Parigi sapendo che né il mio futuro né quello del popolo ebraico si può trovare lì. Non potevo immaginare, tuttavia, che avrei lasciato i miei parenti là dove il terrorismo e la crudeltà hanno portato a una simile tragedia. La nonna è stata accoltellata 11 volte da un vicino di casa musulmano che conosceva bene, e che si è assicurato di appiccare il fuoco alla sua casa e non ci ha lasciato nemmeno un oggetto, una lettera, una fotografia per poterla ricordare. Tutto quello che abbiamo sono le nostre lacrime e noi stessi”. Noa Goldfarb vive in Israele, come tanti altri ebrei francesi che hanno accettato il rischio di vivere in una terra perennemente in guerra, ma dove si sentono meno esposti all’odio di vicini ostili e più protetti da forze dell’ordine israeliane rispetto all’abbandono che stanno subendo in Francia.

Anche Meyer Habib, deputato ebreo francese, è convinto che Mireille Knoll sia stata uccisa per odio islamico contro gli ebrei: “Come Sarah Halimi, sia benedetto il suo ricordo, anche Mireille conosceva il sospettato, che attualmente si trova agli arresti: è il suo vicino di casa, musulmano, di 35 anni, che lei conosceva fin da quando era un bambino (…) come per Sarah Halimi, anche in questo caso le autorità francesi sono molto attente a non collegare l’omicidio a un movente antisemita. Per Sarah ci sono voluti quasi 10 mesi perché le autorità riconoscessero l’ovvia realtà. E per Mireille? Le indagini sono appena iniziate, ma ho paura che, dopo Sarah, anche Mireille sia divenuta vittima dell’odio per gli ebrei che cresce a vista d’occhio nelle periferie, sullo sfondo del radicalismo islamico, l’odio per Israele ma anche l’odio per la Francia”.

Man mano che si conoscono i dettagli del delitto Knoll, si apprende delle continue minacce che riceveva dal vicino e che aveva precedentemente denunciato. La giustizia francese ha fallito nell’opera di prevenzione. Le autorità che parlano di antisemitismo senza nominare la sua matrice, non rendono giustizia alla vittima nemmeno dopo la sua morte.