• IN PURGATORIO CON DANTE/11

Papato, impero e l’inferma Firenze

Dante auctor si scaglia contro quelli che giudica i mali dell’Italia. Nella prima parte l’attenzione era concentrata sulle lacerazioni intestine al territorio di una realtà come quella italiana che non esisteva ancora come entità statale all’epoca di Dante, ma era già un popolo con una storia, una cultura, una tradizione e una lingua.

La seconda e la terza stanza, rivolte rispettivamente al clero e all’imperatore, sono meglio comprensibili se inquadrate all’interno della teoria dei due soli propugnata da Dante nel De monarchia, trattato scritto probabilmente più tardi rispetto al canto VI del Purgatorio e che rilanciava le due istituzioni tipicamente medioevali, impero e chiesa, ormai pienamente in crisi nei primi decenni del Trecento. Le parole rivolte contro il clero sono ridotte a due sole terzine. Dante non vuole certo attaccare la chiesa in quanto tale, né tanto meno vuole porsi al di fuori di essa come tanti movimenti ereticali pauperistici del XII e del XIII secolo.

In questa puntata vedremo le riflessioni di Dante non solo sul clero e sull’impero, ma anche su Firenze, che deve giudicarsi contenta perché la digressione politica fin qui lanciata non la riguarda. Naturalmente il poeta è ironico.

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