a cura di Benedetta Frigerio
  • Una sentenza islamica

Pakistan. Maira Shahbaz non torna a casa

Pakistan. È durata pochi giorni ed è già sfumata la speranza che Maira Shahbaz possa tornare dai suoi genitori e lasciarsi per sempre alle spalle i mesi vissuti nella casa dell’uomo che l’ha rapita lo scorso aprile e costretta a sposarlo. Maira, 14 anni, cattolica, è una della tante ragazzine cristiane sequestrate, costrette a convertirsi all’Islam e a sposare un musulmano. Dopo una prima sentenza avversa, che non aveva tenuto conto della minore età di Maira per invalidare il matrimonio dal momento che in Pakistan l’età minima per sposarsi è 18 anni, un tribunale di Faisalabad il 1° agosto ha disposto che la piccola fosse allontanata dalla casa del marito e ospitata in una casa rifugio per donne in attesa della decisione dell’Alta Corte di Lahore. Il marito è stato contestualmente accusato di sequestro di persona ed esibizione di falsi documenti: quelli comprovanti il matrimonio e la maggiore età di Maira. Come riportato il 1 agosto nell’articolo “Una prima, insperata vittoria per Maira Shahbaz, la piccola cristiana rapita e sposata a forza”, la sentenza era stata accolta come un promettente passo avanti. Purtroppo però l’Alta Corte di Lahore il 5 agosto ha invece giudicato valido il matrimonio, sembra con la motivazione che Maira si sarebbe convertita all’Islam. Il legale di Maira, Khalil Tahir Sandhu, ricorrerà in appello contro la sentenza e se necessario anche di fronte alla Corte Suprema. Come ha spiegato alla fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre, quella emessa a Lahore è “una sentenza islamica” nel senso che asseconda la componente integralista della società pakistana. Il certificato di nascita ufficiale – ribadisce il legale – attesta che al momento del matrimonio forzato Maira aveva solo 13 anni. Oltre a non potersi sposare, in base alla legge pakistana essendo minorenne poteva cambiare religione solo con l’autorizzazione di suo padre. Quanto al certificato di matrimonio che sia falso è stato confermato dal religioso islamico il cui nome compare sul documento.